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Gli inceneritori e il calcio: comparazione assurda?

incubo orwellianoPuò certamente sembrare a molti che l’ostinazione con la quale i “movimenti” e ultimamente alcuni partiti (IdV) presenti in parlamento affrontano la tematica dei rifiuti sia esagerata.
In fondo – dicono gli altri – la soluzione è semplicissima: li bruciamo in un’attrezzatura adatta, perfettamente coerente con le legislazioni vigenti ed usando l’ultima tecnologia, la più avanzata.
Già qui avremmo qualcosa da dire, da un punto di vista metodologico e della onestà intellettuale.
Prendereste una medicina sul cui bugiardino ci sia scritto soltanto: “Fa bene, fidati: sono stati condotti dei test medici?” Io no!
In questo nostro paese dominato dai media e in cui spesso la cultura e l’informazione passano attraverso la sola televisione di stato, queste frasi sono il cavallo di Troia per convincere gli ignari cittadini che si sta lavorando per il loro esclusivo benessere. Non mi interessa una “ultima” tecnologia, voglio sapere come funziona, cosa produce, quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi. Voglio conoscere le fonti da cui si ricavano le notizie. Vi avviso: quando sentite frasi che cominciano con “secondo la scienza ... da importanti dati scientifici ...” o simili, spegnete tutto e andate al bar: vi stanno imbrogliando. E' come quando gli artisti sono "reduci da un tour mondiale in Mongolia e Vietnam" ... una bugia.
Chi sono gli scienziati, quali sono le ricerche effettuate e, soprattutto, da chi erano pagati i ricercatori?
Già, questo è molto importante, perché vedete, nell’ambito scientifico e universitario la conoscenza, la ricerca e la carriera vanno spesso di pari passo. Fare carriera, specie nei paesi a capitalismo spinto come gli USA, è vissuto quasi come un dovere da quegli amabili personaggi. Spesso fare carriera viene prima di tutto, perfino degli interessi legati agli affetti, alla propria serenità e così via.
Noi, che ancora non ci siamo arrivati del tutto e abbiamo un concetto differente del “vivere bene”, forse ci facciamo meno caso anche se il germe è ben presente in Italia come in tutto il resto d’Europa.
Uno dice “e a me che mi frega?”. Beh, ti frega un po’, perché la ricerca viene finanziata solo in parte dallo stato (e quindi “sarebbe” libera) e in parte dalle aziende private. Questo è quanto avviene in modo molto massiccio nella ricerca che porta doni e beni alle case farmaceutiche, con profitti ultramiliardari e, talvolta, danni spaventosi alle popolazioni ignare. Ma accade in tutti i settori, compreso quello della costruzione degli inceneritori e di tutti gli apparati che ne consentono il funzionamento (ad esempio i filtri da applicare contro le polveri sottili). Ecco quindi che ascoltare un ricercatore finanziato dalla Veolia (uno dei colossi nella costruzione di questi infernali aggeggi) asserire che non c’è niente di meglio, fa venire qualche sospetto che (almeno in questo caso) un “leggero” conflitto di interessi possa essere nato. A volte non serve essere un dipendente diretto di queste aziende, basta essere depositario di un sostanziale finanziamento per se stesso o le proprie organizzazioni, come capita (ma forse è solo un caso) all’oncologo Veronesi, il quale rifiuta di pensare che esistano rischi nell’incenerimento, ma lo fa senza dare alcuna spiegazione tecnico-scientifica, così, semplicemente perché si fida di “quello che gli hanno riferito”. Che c’entri il finanziamento elargitogli da Veolia? Non lo so, ma siamo di fronte ad un grande uomo dal comportamento (in questo caso) del tutto irresponsabile.
Se la scienza è messa in queste condizioni figuriamoci che fine fanno i politici, che sono tra le persone meno preparate e informate del loro lavoro. Essi sanno tutto, infatti, sulla politica delle correnti, delle opportunità, dell’alta finanza, del servilismo verso le banche, dei rapporti con il medio oriente e con l’Iran, ma poco o nulla della vita reale, quella dei cittadini che dovrebbero rappresentare, ma non possono farlo perché non ne conoscono le esigenze, i problemi, le aspirazioni.
I politici vanno in TV e spesso fanno la figura dei cioccolatai (non tutti, è chiaro) perché vogliono mettere bocca in ogni tipo di discorso (non intervenire vorrebbe dire – forse - qualche voto in meno) e allora parlano per sentito dire, per aver letto il titolo di un giornale o per convinzioni radicate ma non controllate, tipico atteggiamento di chi ha molto da dire ma poco tempo per capire cosa deve dire.
Ovviamente questo discorso viene amplificato nel momento in cui il tema verte su questioni di cui non esiste una soluzione definitiva o un’opinione del tutto concorde. E in Italia questo avviene per ogni argomento, dal più frivolo al più serioso e traumatico.
Già, perché da noi non esistono partiti, fazioni, gruppi di pensiero, ... da noi ci sono gli “ultras”, i “fedain” dell’opinione, i “kamikaze” delle posizioni ...
La domanda non deve essere mai “chi ha ragione?”, perché questa domanda è superflua. Nel nostro paese esistono mille ragioni se ad analizzare i fatti sono mille persone. La domanda è “perché siamo fatti così?”. Perché così ci hanno costruito il business, gli affari, gli interessi.
Guardate, io non voglio nemmeno entrare nella querelle sull’esistenza o meno di un grande fratello (orwelliano) che tiri i fili per far diventare schiavi i propri simili. Preferisco pensare che si tratti molto più prosaicamente di soldi e voglio fare un esempio che è molto lontano dall’incenerimento.
Ci sono pochi argomenti che godono di tanta informazione come il calcio di serie A: tre giornali sportivi e mezzo, tutti gli inserti dei quotidiani, mille trasmissioni alla settimana in radio e TV. Eppure i 60 milioni di italiani hanno tutti idee differenti. Se entrate in un forum di discussione anche di un giornale sportivo di grido, noterete come le opinioni non si basano mai sui fatti, sulle regole, ma come queste vengano girate a proprio vantaggio, spesso modificate quel tanto che basta a darci ragione. E’ un modo da ultras di ragionare. Si può dire che in fondo il calcio non è così importante. Può darsi, ma è uno specchio dell’animo italico. Ed è una cosa che non accade in nessuno degli altri paesi civili, nemmeno dove il calcio ha successi ben maggiori dei nostri (Spagna, Inghilterra). Allora perché? Sono i mezzi di informazione a pilotare tutta la faccenda. Le trasmissioni non servono mai (lo sottolineo, mai!) ad esaltare le doti tecniche o fisiche di un giocatore senza aggiungere un “...però ...” che ha inevitabilmente a che vedere con la sua vita privata, il suo rapporto con la stampa (che ovviamente ha sempre ragione), con la società, con l’arbitro. Lo stesso fatto di consumare la stragrande maggioranza del tempo a mettere sotto il microscopio episodi "dubbi" (che, come tali, non potranno mai venir definiti oggettivamente) ha lo scopo di creare la stessa malsana curiosità dei reality che si intrufolano nelle vite private (vere o finte che siano) dei personaggi, di creare il desiderio di sapere come i VIP passano le loro giornate, se vanno anche loro al bagno, se si comportano come (per usare un’espressione orrenda e di gran moda) “la gente comune”.
A nessuno importa nulla di capire perché le regole sono state applicate in quel modo, se c’è stata lealtà in campo e giustizia fuori di esso. Si arriva a giustificare la non applicazione delle regole, che quindi a volte vanno bene e a volte no. E quello che il giudice (arbitro) domenica scorsa non aveva fatto e andava malissimo, questa volta l'ha fatto e continua ad andare malissimo ... la logica ...
E allora, perché la gente è contenta di tutto questo?
Perché è abituata così; da molti decenni i media, soprattutto la televisione, ha abituato a pensare poco, meglio se niente e ad interessarsi solo dei fatti degli altri. Guardate i molti ragazzi che dovrebbero essere una esplosione di vitalità in tutti i sensi, appoggiati a giocare con il loro cellulare (non incazzatevi, non ho detto tutti, ma molti, anzi moltissimi delle migliaia che ho conosciuto nel mio lavoro di insegnante sono stati così). Il massimo del godimento è quello di ubriacarsi il sabato sera e dormire poi tutta la domenica, per cominciare poi ben rincoglioniti la settimana. Non pensare, non pensare mai, come un'arma di difesa.
L’abitudine dunque. Non fare fatica, perché “sapere” davvero costa fatica, è necessario scavalcare l’informazione fasulla e banale, andare a fondo, cercare le fonti possibilmente le origini delle notizie e poi confrontarsi con gli altri.
Gli altri chi? Quelli che hanno fatto il tuo stesso percorso e hanno magari trovato fonti e origini differenti dalle tue, che possono insegnarti qualcosa e imparare qualcos'altro da te. Ecco, così crescono le nostre conoscenze, che oggi non sono più soltanto saper fare i calcoli, leggere e scrivere. Questo è importante ma non basta più. Oggi sono i temi ambientali, politici, sociali a dover essere imparati, perché è su questi che si gioca il futuro del pianeta. Se chiedete per strada alle persone se sanno cosa sia la social card, il riprocessamento del Plutonio, la TAV pochi vi risponderanno in modo consapevole e completo. Se poi chiedete loro il “perché” di qualsiasi cosa il silenzio sarà la loro unica compagnia. Ad esempio potreste chiedere perché gli inceneritori in Italia (e solo da noi) si chiamano anche “termovalorizzatori”. O se sanno “cosa viene valorizzato”. O se sanno quanto costa costruire un inceneritore e chi lo finanzia. O se sanno dove vanno a finire i soldi che versano sotto la voce "imposte".
Ecco dunque che arriviamo al punto.
Questo modo di dare e ricevere informazioni ha un suo scopo ben preciso. Quello di tenere in piedi le trasmissioni sportive come le imprese che costruiscono inceneritori, facendoli passare (in entrambi i casi) come qualcosa di tremendamente utile per il cittadino, mentre non lo sono. Non lo sono le trasmissioni che divulgano falsi valori e un sacco di bugie, non lo sono i secondi per i molti motivi che ben conosciamo. Il guadagno nel primo caso si chiama audience e quindi l’opportunità di finanziamenti da parte delle aziende-sponsor, nel secondo sono molto più complessi e riguardano gli appalti e la possibilità di usare i soldi dei cittadini in molti modi differenti.
Ecco quindi il grande fratello. Il grande fratello è il dio denaro. Per esso è lecito mentire, mettere a repentaglio l’ambiente e la salute dei cittadini.

 
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