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L'inceneritore è una merda, firmato Jack Macy

Questo breve intervento è dedicato a:
  • quelli che l'inceneritore non esiste, si chiama termovalorizzatore
  • quelli che bruciando i rifiuti li facciamo sparire, cosa volete di più?
  • quelli che (ehi voi del PD!!!) non vorrete che facciamo la fine di Napoli (sindaco e governatore erano del PD)
  • quelli che nelle grandi città la raccolta è troppo complicata
  • quelli che lasciare l'immondizia per strada arrivano i gatti prima dei camion dell'azienda
  • quelli che ... che male c'è a bruciare un po' di immondizia tanto a cosa servirà mai
  • quelli che negli Stati Uniti mica si fanno queste paranoie
A quelli che ... ascoltatevi questo brevissimo intervento del responsabile Rifiuti Zero del comune di San Francisco (900 mila abitanti), 80% di riciclo (riciclo, leggete bene!). Lui è Jack Macy, l'intervistatore Riccardo Iacona di Rai 3.
PS. Il titolo è una mia libera interpretazione, ma molto, molto sentita.
 

Non diciamo fesserie: rifiuti zero, certo che si può!

IaconaQuello della gestione dei rifiuti è probabilmente uno degli argomenti di cui mi sono occupato più spesso. D’altra parte si tratta di un punto centrale del modello su cui si basa la società consumistica che ci ha portato alla situazione attuale in cui le risorse non bastano più per tutti.
Sarete stufi di leggerlo, ma tutte le recenti normative comunitarie e anche nazionali prevedono che al primo posto nella strategia sui rifiuti sia messo il riciclo e recupero delle materie prime impiegate. Ma se andiamo a leggere i piani dei rifiuti delle amministrazioni locali, non ultima quello della Regione del Veneto, troviamo solo indicazioni riguardanti discariche e inceneritori.
Nei casi più illuminati si fa riferimento alla raccolta differenziata. Ho spiegato mille volte che questo è solo uno strumento mentre il fine, l’obiettivo deve essere quello del recupero dei materiali impiegati per costruire gli oggetti. (...)
 

Forse la terra è piatta

Renato BrunettaDevo dire che un po’ mi da fastidio, ma sono costretto ad intervenire su alcune affermazioni del parlamentare Renato Brunetta, che mi è molto, ma molto antipatico ... e credo di essere in ottima compagnia.
Che la preparazione dei nostri rappresentanti nelle istituzioni sia, come posso dire, “lacunosa” è un dato di fatto. Spesso non conoscono neppure la storia del paese che li ospita e li paga, talvolta non sanno parlare correttamente in italiano (solo perché è la lingua ufficiale della nazione, mica per altro) e, quando poi si avventurano in discorsi “tecnici” o quanto meno “di settore”, succede un po’ di tutto.
Occupandomi di questioni ambientali mi fa impressione ascoltare i politici che parlano di temi di cui non sanno assolutamente nulla con la sicumera di chi ha passato anni a sfogliare articoli e libri sull’argomento.
Ricordo una figura davvero barbina di Pierferdi Casini, quando parlava di centrali nucleari come se fosse stato lui a scoprire la fissione, per poi essere sbugiardato in pubblico da un certo Rubbia, che magari con la politica c’entra poco, ma un Nobel per la fisica l’ha comunque portato a casa. (...)
 

Primo maggio: una festa, mille riflessioni

1 maggioMercoledì è il primo maggio, lo scrivo così con le lettere dell’alfabeto perché mi sembra di dare maggiore importanza a questa giornata. E’ forse l’unica festa che mi va ancora di festeggiare. Lo faccio anche se l’occasione che ricordiamo è molto triste, le condanne a morte degli anarchici che avevano partecipato a Chicago alla rivolta di Haymarket nel lontanissimo 1887, impiccati per aver organizzato una manifestazione il primo maggio dell’anno prima a sostegno delle otto ore di lavoro. Ma oggi la ricorrenza vuole ricordare le conquiste anche sindacali e di civiltà che i lavoratori hanno saputo e potuto raggiungere. Purtroppo tante conquiste sono localizzate là dove l’unione delle persone è stata in grado di far fronte al potere rappresentato dai padroni e spesso da una classe politica ad essi completamente assoggettata. Altri paesi vedono ancora situazioni drammatiche, nessun rispetto per la dignità dei lavoratori, per non parlare delle lavoratrici, le cui condizioni sono sempre e comunque peggiori di quelle dei loro colleghi maschi. (...)
 

Shale gas: non è neanche un buon investimento!

FrackingParlando del gas di scisto, lo shale gas come lo chiamano gli anglofoni, ho sempre sottolineato due aspetti che ritengo essere i più importanti per capire di cosa stiamo parlando.
Il primo è il fatto che l’estrazione di questa fonte fossile non convenzionale è un modo per risolvere in parte la crisi delle risorse primarie di energia, specie in paesi, come gli USA, in cui è enormemente più forte la spinta a produrre e consumare che quella a conservare l’ambiente per le generazioni future.
Fanculo la sostenibilità dunque a favore di imprese, multinazionali e lobby varie.
Il secondo aspetto è invece quello legato agli effetti che il metodo di estrazione dello shale gas ha sull’ambiente e di conseguenza sulla salute dei cittadini. Ho spiegato molte volte come tutto questo avviene. Su questo sito trovate una meravigliosa animazione in 3D della Trial Exhibits Inc., che mostra perfettamente il funzionamento del fracking e quali danni esso possa provocare alle falde d’acqua con tutto quello che ne consegue in termini di allevamento di bestiame, coltivazione agricola, uso sanitario e personale.
Se negli Stati Uniti la questione è stata messa da parte con una certa fretta tanto che oggi più di un terzo del gas usato nel sistema produttivo viene dai giacimenti scistici, in Europa, dove i movimenti ecologisti hanno un peso specifico maggiore o forse dove le Big Oil & co. hanno un appeal leggermente minore, ci si muove con i piedi di piombo.
 

Fracking per ottenere il gas di scisto e inquinare l'acqua


Testo filmato
Circa 60 pozzi sono stati installati in 14,4 km² (3,8x3,8km)
Sito pozzo fracking
Gli abitanti prendono l’acqua direttamente dalle falde
Il pozzo perfora almeno 2 km attraverso la falda verso gli scisti  (... segue)
 

I comuni rinnovabili 2012

Introduzione

Comuni rinnovabiliQualche settimana fa Legambiente ha reso noto un documento molto importante. Si chiama “Comuni rinnovabili 2013”. Vorrei farne un riassunto e commentarlo. Può servire a chi non ha troppo tempo o voglia di leggersi tutte le 122 pagine. E' chiaro che il merito di questo articolo è tutto (o quasi) di Legambiente, di cui riporto di seguito le idee e molti passaggi.
Questa associazione ci ha abituati a leggere classifiche che premiano i comuni più virtuosi e ammoniscono quelli che invece non fanno abbastanza a tutela dell’ambiente e per portare la nostra società verso un modello di sviluppo più sostenibile e meno folle di quello attuale.
Una delle pubblicazioni più conosciute di Legambiente è senz’altro quella dei “comuni ricicloni”, che premia le amministrazioni che si sono maggiormente impegnate per un ciclo dei rifiuti più saggio, rinunciando a discariche e inceneritori e puntando dritti sulla raccolta differenziata che abbia come unica, sottolineo unica, finalità quella del riuso, recupero e riciclo di materie prime, della produzione di biogas verde o di compost dai rifiuti organici, e così via. Credo ricorderete anche che un paese del Veneto, Ponte nelle Alpi in provincia di Belluno da alcuni anni è al primo posto in Italia grazie ad una politica ambientale cominciata non molti anni fa e che ha portato la quota di differenziata oltre il 90%, risultato davvero straordinario per chiunque.
 

EcoDem Padova: analisi e prospettive.

Questa è la puntata del 10 aprile 2013 di "Noncicredo!", trasmissione di Radio Cooperativa, durante la quale Fancesco Fiore, coordinatore del circolo Angelo Vassallo di Ecodem a Padova, ci illustra la storia, la collocazione politica e gli obiettivi dell'associazione ambientalista. Con l'occasione diamo uno sguardo al futuro di Padova con il progetto Padova 2020. Francesco è un esperto di risparmio energetico e fonti rinnovabili. Anche questo rientra nella lunga chiacchierata che ci ha regalato moltissime informazioni importanti. Da non perdere.
PS: I brani musicali sono ridotti a pochi brandelli per questioni di copyright.
 

Grazie Enzo .... Mario

C’era un signore allampanato, magro fin dal viso, che negli anni ’60 entrava nelle nostre case attraverso la televisione. Un tipo strano per quel tempo, col suo vestito grigio in giacca e cravatta. I suoi gesti sincopati, le melodie strane e poi i testi che a sentirli non ti dicevano niente, ma se invece di sentirli riuscivi ad ascoltarli, ti parlavano del mondo, delle sue ansie, dei suoi problemi. E dipingevano il presente e il futuro, parlavano delle generazioni, della società, raccontavano le storie che ognuno avrebbe prima o poi vissuto nella sua vita. Questo signore lo ha fatto per 50 anni, denunciando le guerre, le abominie, fino alla fine.
La fine è arrivata in questi giorni e un pezzo importante della colonna sonora della nostra vita se ne è andata, perché tutta l’esistenza di un uomo è accompagnata dal suono di una musica. E lui, il nostro Enzo, c’è sempre stato e adesso dovremo farne a meno, dovremo accontentarci della sua musica, delle sue parole, delle sue battute.
Ci resta la convinzione che, siccome "quelli che con una buona dormita passa tutto anche il cancro", domani ci troveremo ancora, in compagnia dell’Armando, a dire con dolce tristezza: “Ho visto un re!”.
 

"The dark side of the moon" compie 40 anni

Puntata di "Noncicredo!" a Radio cooperativa su "The dark side of the moon" dei Pink Floyd, con Silvia Dell'Uomo e Adriano Brunelli dell'associazione culturale "InfinitaMente".

Download

ascolta la trasmissione

 

Sopravvivere!

"Tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce e l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento: il virus!" (dal film Matrix)
Belo MonteQuesto articolo è dedicato alle tribù indigene che sopravvivono in questo pianeta ormai invaso da tale e tanta tecnologia, da rendere quasi anacronistico pensare che esistano ancora delle popolazioni che si adattano alla natura, seguendone il ritmo e usandone le risorse in modo da non distruggerle, diventando inconsapevoli esempi di sostenibilità ambientale.
Forse qualcuno potrà pensare che si parli di poche centinaia di individui sparsi qua e là nel mondo, nelle foreste amazzoniche o nelle giungle indonesiane.
Si tratta di ben altro.   (...)
 
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