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Spiegazioni

Il Nabucco è un dramma lirico in quattro parti composto da Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera, rappresentato per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano. È la terza opera di Verdi ed è quella che ne decreta il successo.

Questa incisione del 1977 vede esibirsi la Philarmonia Orchestra sotto la direzione del maestro Riccardo Muti e l’Ambrosian Opera Chorus. Interpretano l’opera: Matteo Manuguerra, Veriano Luchetti, Nikolai Ghiaurov, Renato Scotto, Elena Obraztsova.

Di quest’opera, che in origine si chiamava Nabucodonosor, il critico Massimo Mila ha scritto: “Il Nabucco non èun dramma di personaggi, bensìuno statico affresco corale dove il piùalto livello di vita scenica e di liricità èraggiunto senza dubbio dalla massa del popolo ebraico”. Ed è proprio facendo un parallelo tra gli ebrei schiacciati e dominati dal popolo babilonese che gli spettatori colgono l’analogia con la situazione del popolo italiano dell’Ottocento, smembrato e spesso soggiogato a potenze straniere.
In quest’opera, insomma, si comincia a cogliere l’interesse di Verdi ad affrontare temi patriottici che esprimano l’esigenza dell’unità d’Italia. Del resto è noto che quando sui muri compariva la scritta VIVA VERDI, non ci si riferiva certo alla lirica. Quelle lettere significavano Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia.

Personaggi

Nabucco, re di Babilonia (Baritono)
Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme (Tenore)
Zaccaria, gran pontefice degli ebrei (Basso)
Abigaille, schiava, creduta figlia di Nabucco (Soprano) à pron Abìgaìlle
Fenena, figlia di Nabucco (Mezzosoprano)
Il Gran Sacerdote di Belo, (Basso)
Abdallo, vecchio ufficiale del re di Babilonia (Tenore)
Anna, sorella di Zaccaria (Soprano)
Coro

Parte prima. Gerusalemme

Gli Ebrei riuniti nel tempio di Gerusalemme piangono la loro sconfitta nella guerra contro i babilonesi, mentre il re di questi, Nabucco, sta per entrare in città. Zaccaria, il Gran Sacerdote, li invita a non disperare perché Fenena, la figlia del re babilonese, è loro prigioniera e viene affidata a Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme, che ne è innamorato. Mentre Ismaele sta per portarla in salvo, viene fermato da Abigaille, una schiava ritenuta seconda figlia di Nabucco, che irrompe nel tempio alla testa di un manipolo di guerrieri assiri travestiti da ebrei. La donna, innamorata di Ismaele, gli propone il suo amore contro la salvezza del popolo ebraico. Ma Ismaele la respinge.
Una folla di ebrei in fuga cerca invano rifugio nel tempio, ma Nabucco giunge con i suoi fino alla sacra soglia e Zaccaria lo sfida alzando il pugnale su Fenena. Ismaele ferma la sua mano e libera la fanciulla attirando su di sé l’ira del suo popolo, che lo accusa di tradimento. Nabucco ordina di saccheggiare il tempio, mentre Abigaille si ripromette di cancellare dalla faccia della terra il popolo maledetto cui appartiene l’uomo che l’ha respinta.

Parte seconda. L’empio

Tornata a Babilonia, Abigaille, scopre da una pergamena sottratta a Nabucco, di essere una schiava. La sua rabbia esplode in una furia incontenibile alla notizia che Fenena, nominata Reggente dal padre, ha dato ordine di liberare tutti gli ebrei. Ormai Abigaille è decisa a tutto pur di impossessarsi del trono.
Zaccaria, prigioniero degli assiri, entra in una sala della reggia e convoca Ismaele che deve rispondere del suo tradimento, ma Anna, sorella di Zaccaria, lo difende perché non ha salvato la vita ad un’infedele, ma ad un’ebrea. Fenena, infatti, si è convertita.
La situazione precipita: in un rapidissimo susseguirsi di eventi, Abigaille irrompe in scena con il suo seguito e pretende da Fenena la corona, ma Nabucco, creduto morto in battaglia, giunge e richiede per sé la corona. Esige di essere adorato come l’unico dio, minacciando di morte Zaccaria e gli ebrei se non si piegheranno al suo volere, ma il Dio degli Ebrei scaglia un fulmine sul suo capo, la corona cade al suolo e il re comincia a manifestare segni di follia. La corona viene prontamente raccolta da Abigaille.

Parte terza. La profezia

Abigaille, seduta sul trono nei giardini pensili di Babilonia, riceve l’omaggio dei suoi sudditi. Quando il Gran Sacerdote le consegna la sentenza di condanna a morte degli ebrei, si finge ipocritamente incerta sul da farsi. Quando entra Nabucco con lo sguardo smarrito, con l’inganno gli estorce il sigillo reale che le consente di convalidare la sentenza di morte degli ebrei prigionieri. Intanto sulle sponde dell’Eufrate gli ebrei, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta. É a questo punto che si innalza uno dei cori più conosciuti al mondo, il “Va pensiero”. Il gran sacerdote Zaccaria li incita a non piangere come femmine imbelli e profetizza una dura punizione per il loro nemico.

Parte quarta. L’idolo infranto

Nabucco, prigioniero una stanza della reggia, si sveglia sentendo gridare il nome di Fenena. Si affaccia e vede con orrore la figlia in catene. Disperato, tenta di uscire e rendendosi conto di essere prigioniero, cade in ginocchio e invoca l’aiuto del dio degli Ebrei.
Come in risposta alla sua preghiera, arriva in suo aiuto il fedele ufficiale Abdallo con un manipolo di soldati.
Mentre nei giardini pensili di Babilonia passa il triste corteo degli ebrei condotti al supplizio arriva Nabucco che, alla testa delle sue truppe, ordina di infrangere la statua di Belo, ma «l’idolo cade infranto da sè». Tutti gridano al «divino prodigio», e Nabucco concede la libertà agli ebrei, informa che la perfida Abigaille si è avvelenata e ordina al popolo d’Israele di costruire un tempio per il suo dio e mentre tutti, ebrei ed assiri, si inginocchiano, entra Abigaille sorretta da due guerrieri: la donna confessa la sua
colpa e invoca il perdono degli uomini e di Dio prima di cadere esanime.