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ATTO 1

 

ATTO 2


Spiegazioni

Norma è un'opera in due atti di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, tratto dalla tragedia "Norma, ou l’Infanticide" di Louis-Alexandre Soumet.
Debutta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre del 1831. É un fiasco totale, sia perché la primadonna, il soprano, Giuditta Pasta è indisposta, ma soprattutto per una claque in sala, avversa sia al compositore che alla cantante. A dire il vero, anche il pubblico neutrale rimane sconcertato per la mancanza del tradizionale concertato alla fine del primo atto.
Nelle successive esecuzioni, la Norma si rifà e ha un successo tale, da influenzare perfino le composizioni di Giuseppe Verdi e Richard Wagner.
Incentrata sulla protagonista, Norma diventa il cavallo di battaglia di alcune grandi soprano quali Maria Callas e Montserrat Caballé. Il personaggio e la vocalità sono molto complicati da rappresentare, tanto da rendere quel ruolo così impegnativo, per cui oggi l'opera è più famosa che rappresentata.
Questa incisione del 1960 è diretta dal maestro Tullio Serafin ed è interpretata da: Maria Callas, Franco Corelli, Christa Ludwig, Nicola Zaccaria. Coro e Orchestra del Teatro alla Scala.

Trama

Ambientata in Gallia in epoca romana, l’opera racconta la passione di Norma, sacerdotessa dei duidi, per il proconsole Pollione dal quale ha avuto due figli.

I personaggi

Pollione, proconsole di Roma nelle Gallie, tenore
Oroveso, capo dei druidi, basso
Norma, sacerdotessa, figlia di Oroveso, soprano
Adalgisa, giovane ministra del tempio di Irminsul, soprano
Clotilde, confidente di Norma, soprano
Flavio, amico di Pollione, tenore
Due fanciulli, figli di Norma e Pollione, recitanti
Druidi, Bardi, antichi filosofi Eubagi, sacerdotesse, guerrieri e soldati galli.

ATTO 1

I Galli sono riuniti nella foresta sacra al dio Irminsul e, capeggiati da Oroveso, inneggiano alla liberazione dal giogo romano. Intanto Pollione, anche lui nel sacro bosco, confida all'amico Flavio di essersi innamorato di una giovane novizia del tempio d'Irminsul, Adalgisa, e di voler lasciare Norma che intanto, riesce a placare gli animi dei Galli con una preghiera alla luna. Quest’aria è famosissima: Casta Diva, la pagina più celebre composta da Bellini, che farà dire al compositore Halevy che avrebbe volentieri barattato con questa tutta la propria produzione.
Adalgisa si sente colpevole per aver mancato al suo giuramento di castità e chiede di poter parlare con la sacerdotessa Norma.
Norma, riconoscendo in lei il proprio peccato, la libera dai voti e poi le chiede chi sia l'innamorato e Adalgisa indica Pollione, che sta arrivando proprio in quel momento. Furiosa, Norma rivela tutto ad Adalgisa, che respinge Pollione.

ATTO 2

Umiliata e tradita, Norma pensa di uccidere i suoi figli, ma in lei prevale l’amore  materno e decide allora di suicidarsi. Chiama Adalgisa e le chiede di allevare i suoi figli, sposarsi con Pollione e trasferirsi a Roma. Adalgisa rifiuta e decide di rimettere le cose a posto: farà in modo che Pollione ritorni da Norma.
I Druidi, guidati da Oroveso, meditano da lungo tempo di rivoltarsi contro Roma; Norma era sempre stata contraria, ma quando viene a sapere che Adalgisa non ha convinto Pollione, dichiara guerra a Roma.
La guerra ha bisogno di una vittima sacrificale e Norma, sta per pronunciarne il nome, quando arriva la notizia che un romano è stato catturato: è Pollione, venuto a rapire la sua amata Adalgisa.
Norma trattiene la collera e chiede di rimanere sola con il prigioniero. Una volta soli, propone a Pollione, la libertà e la vita a patto che lasci Adalgisa, ma il proconsole rifiuta l’offerta. Norma richiama tutti a raccolta per dichiarare il nome della vittima sacrificale: si tratta di una sacerdotessa che ha rotto i suoi voti e tradito la patria. Sta per pronunciare il nome di Adalgisa, quando si rende conto che la colpa che le attribuisce è anche la sua. Decide quindi di sacrificarsi e pronuncia il proprio nome.
Norma affida i figli al padre Oroveso e si avvia al rogo. Pollione, comprendendone la grandezza, sale sul rogo con lei.