Mal’aria: un’atmosfera malata, anzi schifosa

malariaCari amici, torniamo a parlare, come ogni mese invernale che si rispetti, della famigerate polveri sottili e dell’inquinamento in generale. Il blocco delle auto ci riporta ogni anno alla realtà delle cose e, se non ci fosse, questa menata del Coronavirus, parleremo solo di quello.
Ogni anno, alla fine di gennaio, Legambiente pubblica un documento molto interessante su questo argomento. Di questo voglio parlarvi.
Prima però è indispensabile un riassunto di cos’è questo famoso “inquinamento” e di cosa sono (soprattutto) le polveri sottili.

All’inizio c’era lo smog

Per cominciare un discorso serio su questa questione occorre, prima, capire da cosa dobbiamo difenderci. Chi è, o meglio, chi sono i nostri nemici?
Ogni anno Legambiente pubblica un documento oltremodo interessante chiamato “Mal’aria” (link per scaricarlo). Attenzione, non si tratta della malattia che le zanzare birichine trasmettono agli umani. tra Mal e aria c’è un apostrofo, dunque non di punture di insetto si tratta, ma di aria cattiva, male aria, appunto.
Ogni anno impariamo da questo documento come siamo messi nelle città in cui abitiamo. Le cose vanno un pochino meglio per chi abita in campagna o nei paesi, a meno che questi non siano attraversati da strade a traffico folle come, ma è solo per fare un esempio, il Terraglio che congiunge Mestre con Treviso o altre arterie di enorme percorrenza automobilistica.
Tutti sentiamo parlare di due fattori che determinano lo stato dell’aria che respiriamo: le polveri sottili (si parla soprattutto di PM10) e l’Ozono a livello terrestre.
Prima di spulciare tra le pagine del dossier di Legambiente, cerchiamo di capire di cosa si tratta, cosa sono e quali rischi per la nostra salute possono comportare.
Le informazioni sono tratte da una infinità di pubblicazioni e dall’aver seguito, nei tempi ormai eroici quando il sottoscritto faceva politica attiva, una quantità di conferenze sul tema, tenute da illustri scienziati italiani e stranieri.
Cominciamo senz’altro e introduciamo il primo attore di questa nostra storia: le polveri sottili.
É abbastanza complicato riassumere in poco spazio la questione delle polveri sottili, ma ci provo. Abbiate un po’ di pazienza e poi arriveremo al documento di Legambiente che, vedrete, è molto interessante, anche se non fonte di grande gioia.
malariaUna volta c’era lo smog e la gente non sembrava averne paura più di tanto; più che altro faceva fastidio perché non si vedeva il cielo terso e lasciava quel pizzicorino in gola. La parola smog deriva da smoke (fumo) e fog (nebbia) ed è nato a Londra (ti pareva?) un centinaio di anni fa, quando la fonte energetica principale era il carbone. La combustione del carbone produce grandi quantità di polveri, che si combinano con la nebbia dando origine ad un aerosol di anidride solforosa e solforica. Queste, a loro volta, si combinano con l’acqua presente nell’atmosfera formando acido solforoso e solforico. Insomma composti chimici non proprio salutari. Poi il carbone è stato abbandonato e sostituito da petrolio e gas, anche se oggi in molti stati il carbone è tornato – come dire? – di moda. Nel frattempo le città si sono riempite di persone e di esigenze: di case da riscaldare, di automobili da alimentare, di aziende per produrre tutte le merci e così via. Insomma alla fine, nonostante la rinuncia al carbone, lo smog è comunque cresciuto. Oggi, la produzione di smog nelle città deriva principalmente da due fattori: il riscaldamento e la mobilità, le caldaie e i motori a scoppio.
Ci siamo evoluti anche nell’uso dei termini. Tutti oggi sanno che esistono i PM10 e le cosiddette polveri sottili. Magari non è chiarissimo cosa sono e che effetti producono sulla salute dell’uomo. Sappiamo però che sono delle brutte bestie, che provocano molte migliaia di morti l’anno solo qui da noi, enormemente più dei morti per droga e più del doppio di quelli dovuti a incidenti stradali e una infinità di più del Coronavirus. Ma l’incidente lo vedi: ci sono lamiere contorte, sangue e corpi per terra. Le conseguenze delle polveri non sono visibili. Si muore per malattie contratte a causa loro: problemi respiratori, anomalie cardiache, tumori, leucemie.
Insomma, prendere sottogamba la questione delle polveri è da criminali. Permettetemi di fare una domanda, lasciandola aperta. Se il problema è così grave come mai, negli ultimi dieci anni, la quantità di questo killer è sempre aumentata?
Voglio fare una considerazione apparsa sui giornali pochi giorni fa. Chi si informa anche solo di striscio sulla questione, sa che l’inverno delle nostre città è terribile dal punto di vista dello smog. I limiti previsti dalla legge e di cui parleremo, vengono superati moltissime volte e in misura preoccupante. Occorre anche sapere che sforare i limiti di legge comporta multe salate da parte della Comunità Europea e che questa è una delle preoccupazioni più grandi delle amministrazioni in generale. Recentemente dall’Europa è piovuta una legge sulla limitazione del traffico che viene applicata, grossomodo, da Ottobre a Marzo, facendo così vedere che le amministrazioni se ne stanno preoccupando, che sanno che il problema esiste. Che poi quelle misure servano davvero a ridurre la quantità di polveri presenti in atmosfera è un altro paio di maniche e, tutto sommato, anche il problema minore, come vedremo.
É terribilmente complicato controllare il riscaldamento domestico, che comunque prevede limiti orari e di tetto di temperatura. Ci si deve affidare al senso civico dei cittadini un po’ come la raccolta differenziata coi cassonetti in strada.
malariaDove invece si può intervenire d’ufficio è sul traffico, chiudendo i centri storici, vietando la circolazione alle auto più inquinanti (ad esempio i vecchi Diesel Euro 1, 2 e 3) e così via.
La cosa curiosa è che, mentre si limita la circolazione, si continuano a prevedere parcheggi in centro città e questo, consentitelo, sembra davvero un controsenso. Certo ci sono i mezzi pubblici, alcuni più efficaci, altri meno, ma si sa come la pensano molti cittadini: “Ho comprato una macchina da 40 mila euro; non vorrete che vada in giro con il tram?” Così il signor Rossi inforca la sua automobile per andare a prendere il pane a 500 m di distanza … poi si incazza perché non trova parcheggio ed è costretto a girare finché trova un parcheggio vicino a casa e al garage della sua macchina da 40 mila euro. Ha girato mezz’ora in macchina e alla fine è tornato a casa … senza il pane.
Cosa volete … questa è l’ironia della vita.
Certo ci sono situazioni particolari che andrebbero analizzate una alla volta: gli uffici in centro città, mezzi pubblici non molto efficienti, lavori che prevedono l’uso dell’automobile, salari che non permettono di cambiare macchina e via discorrendo.
Ma torniamo agli amministratori. Loro dunque chiudono strade e limitano la circolazione, perché questo è quello che possono fare per accontentare le richieste delle normative europee e nazionali.
Lo fanno, è ovvio, per tutelare almeno un pochino la salute degli abitanti, come abbiamo già detto, per limitare un po’ quelle migliaia di morti l’anno causate dallo smog. Ma queste iniziative fanno rabbrividire i commercianti che pensano di veder ridotto l’afflusso ai loro punti vendita, con conseguente minore incasso. Magari non vi frega nulla dei commercianti, ma qui la questione è seria, perché si tratta sempre di posti di lavoro in ballo. Se i negozi vendono, tutte le attività che girano loro intorno ne hanno un beneficio economico, altrimenti no.
Ecco la stranezza della vita. Le misure antismog sono fatte per migliorare la vita da un punto di vista sanitario, le stesse misure rischiano di peggiorare la vita da un punto di vista economico. É il dilemma che accompagna sempre le rivoluzioni: un modello di sviluppo sta morendo e un altro sta nascendo, basato su concetti completamente diversi dal precedente. In particolare (è quello che tutti noi vorremmo) con una produzione che non sia accompagnata più dai livelli di inquinamento visti fino ad oggi.
In questo passaggio succedono tante cose, anche spiacevoli. Si perdono posti di lavoro di un certo tipo e se ne guadagnano di altri. Ci vuole tempo perché la transizione avvenga. Se poi il processo è iniziato così tardi come in questo caso, le difficoltà sono estremizzate.
Qualcuno si chiede se sia più importante tutelare la salute delle persone e quindi avere un ambiente sano o garantire a tutti un piatto di minestra la sera. Mi sembra che la domanda sia oziosa. É evidente che chi muore di inquinamento non potrà comunque avere quel piatto di minestra. La domanda giusta da fare è: “É possibile che tutti abbiano un piatto di minestra da mangiare senza che l’ambiente venga invaso da ogni tipo di schifezze?”. Già … una bella domanda … 

Classificazione delle polveri

É piuttosto curioso seguire le reazioni delle persone alle imposizioni di cui ho parlato. Anziché pensare che siano fatte per la propria tutela, si incazzano per non poter sfruttare le potenzialità del progresso, che sono quelle che causano le restrizioni. É una logica assurda, a guardarla da fuori e in modo disincantato.
malariaÉ così che va questa società basata sempre più sull’ignoranza e il pressapochismo. Tutte le conferenze del mondo, come quelle annuali sul clima, non serviranno a nulla, finché il potere, quello vero, sarà in mano a dei farabutti e avremo un popolo che assomiglia moltissimo al mitico Tafazzi di Aldo Giovanni e Giacomo.
Per chi non sa chi sia Tafazzi, ecco uno dei tanti link possibili per aggiornarsi.
Ma cominciamo dall’inizio e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.
“PM” è una sigla inglese che sta per Particulate Matter, che noi traduciamo semplicemente con “particolato”: si tratta di una sospensione di particelle di vario genere. Il particolato si genera in un sacco di occasioni: quando ad esempio una roccia si disgrega, quando arrotiamo in cucina la lama di un coltello, quando le gomme delle automobili si usurano sull’asfalto, quando erutta un vulcano e in mille altre situazioni differenti. Ma l’azione che associamo per prima alle PM è la combustione: ogni tipo possibile e immaginabile di combustione, anche quella di una sigaretta.
Tuttavia, fumatori e non, pensano subito, parlando di Particulate Matter, alla combustione di carburanti di vario genere. Nessuno è chiamato fuori: il legno, il carbone, il petrolio, il gas e i rifiuti. Tutti producono polveri sottili, la cui composizione è impossibile da prevedere perché dipende da troppi fattori: la temperatura, la composizione dell’atmosfera, il tipo di combustibile usato e la casualità che produce composti di tanti tipi differenti.
Quello su cui invece è possibile discutere riguarda la dimensione delle particelle, che ha una origine ben precisa ed è importantissima, come vedremo.
Per disgregare un oggetto occorre rompere i legami che tengono insieme le sue minuscole parti, fino alle molecole. Per fare questo è necessario fornire energia al materiale. Lo facciamo con il calore e quindi aumentando la temperatura alla quale il materiale stesso viene a trovarsi. Dunque più riscaldiamo il materiale e più riusciremo a disgregare la materia, e più piccole saranno le particelle prodotte. Questo funziona anche per le polveri sottili, che avranno diametri mano a mano più piccoli con il crescere della temperatura di combustione.
E dunque non dobbiamo confondere gli effetti provocati da un’automobile con quelli di un altoforno o di un inceneritore. Nel primo caso le particelle prodotte saranno sicuramente più grossolane che negli altri.
E così si è stabilita una classificazione per il particolato in base alle dimensioni delle particelle che lo costituiscono. Qualcuno potrà anche dire “A noi che ci frega?”. Ed invece è proprio questo che ci frega, in tutti i sensi. Infatti il particolato non solo fa schifo, come il vecchio smog, ma invade il nostro organismo e rischia di provocare danni seri alla nostra salute. Credo sia intuitivo capire che più sono piccole queste particelle e maggiore è la loro capacità di penetrare in profondità i nostri tessuti. Per questo la classificazione che adesso vi dirò è importante e viene associata proprio alla capacità invasiva delle particelle.
malariaSi comincia con il particolato grossolano, le dimensioni delle cui particelle non scendono sotto i 10 micrometri (µm). Il micrometro è la nuova dizione ufficiale voluta dal Sistema Internazionale di misura per quello che una volta chiamavamo micron. Si tratta di una unità di misura che corrisponde ad un millesimo di millimetro; per capirci, bisogna mettere insieme cento micrometri per arrivare allo spessore di un capello. 10 µm dunque possono sembrare una misura terribilmente piccola eppure queste particelle sono talmente “grosse” da non essere nemmeno in grado di procurarci dei fastidi, dal momento che le nostre protezioni naturali (nel naso e nella gola) non consentono loro di superare la laringe e quindi di procurare danni all’apparato respiratorio.
Sulla base di queste considerazioni sono nate le sigle e le denominazioni; quelle che leggiamo sulla stampa e quelle che invece non leggiamo mai.
Cominciamo con i famosissimi PM10. Qui bisogna stare un pochino attenti perché si tratta di tutte le particelle con diametro inferiore a 10 µm, il che significa che qui dentro ci sono anche particelle molto più piccole. Il valore 10 segna solo il limite superiore, come a dire che là dentro non ci sono particelle con diametro più grande di 10 µm. Se osservate la figura, vedrete che il limite inferiore è lo stesso per tutte le tipologie di PM.
Passando alle PM2,5 ormai la dicitura è chiara: qui dentro ci sono tutte particelle con diametro più piccolo di 2,5 µm. Si tratta di una “polvere toracica”, così chiamata perché in grado di penetrare nei polmoni, specie quando respiriamo attraverso la bocca.
Tutto il resto è avvolto nel mistero. Parliamo in generale di polvere ultrafine, le cui particelle scendono a diametri di 1 µm, 0,1 µm e hanno una capacità di penetrare molto profondamente nei nostri polmoni, invadendo le parti più intime del nostro corpo e, muovendosi di conseguenza, si spostano un po’ dappertutto.
Il resto delle polveri, quelle con diametro inferiore a 0,01 µm, prendono il nome di nano-polveri (1 nanometro = 0,001 µm), sono prodotte nella combustione ad alte temperature (altoforni, cementifici, inceneritori) e possono provocare danni irreparabili al nostro organismo. malariaMolti studi, condotti in Italia e all’estero, testimoniano che queste particelle sono in grado di penetrare all’interno delle cellule, nello sperma, nei globuli rossi del sangue, con le conseguenze drammatiche che è facile immaginare.
Sicuramente qualcuno (anzi molto più di qualcuno) sta aspettando al varco. Questi ecologisti da strapazzo sempre pronti a sputare sentenze, ma noi abbiamo dalla nostra parte la tecnologia che può risolvere la questione.
Trovo piuttosto avvilente creare tecnologia per rimediare ad errori fatti dalla stessa tecnologia: non sarebbe meglio non fare quegli errori risparmiandosi un sacco di guai, di tempo e di denaro? Ma questa osservazione ci porta dritti a formulare due domande:
1. Siamo in grado di individuare la presenza di questo particolato? Di capire "quanto ce n'è"?
2. Siamo in grado di intercettarlo e renderlo inoffensivo?
Purtroppo la risposta ad entrambe le domande è “NO!”: non siamo in grado di controllare questo fenomeno, ahimè!

I limiti di legge

Proviamo a saperne un pochino di più.
Certo, esistono dei sistemi per intercettare queste particelle, ma in questo caso occorre essere precisi e dovremo partire un po’ da lontano.
La prima questione da affrontare riguarda i “limiti di legge”. Essi rappresentano quello di cui occorre stare attenti: il resto non esiste. So che è un’affermazione un po’ drastica, ma seguitemi e cercherò di spiegarmi meglio.
Immaginate (è solo un esempio si intende) che una fabbrica butti nell’ambiente circostante un inquinante X. E che per questo inquinante la legge non preveda dei limiti di legge. Bene, quell’inquinante semplicemente non esiste. La fabbrica è a posto e può continuare la sua meritoria opera di invadere il mondo con le sue schifezze.
malariaAltro esempio. Immaginiamo questa volta che un’altra azienda emetta un inquinante Y, molto più pericoloso di quello X precedente. Così pericoloso da meritare che una legge di tutela dell’ambiente e della salute imponga un limite. Di Y non ce ne possono essere più di 0,5 ng (nanogrammo = un miliardesimo di grammo) ogni metro cubo. Adesso immaginate che questi metri cubi escano da un camino e siano i fumi di una qualche combustione. Se dentro ogni m³ ci sono 0,5 ng di inquinante, mi interessa sapere quanti m³ escono ogni giorno da quei camini e per quanti giorni lo fanno. Perché magari quell’inquinante non si distribuisce a terra in modo uniforme, ma si addensa più qua e meno là e magari finisce sopra la mia coltivazione di broccoli o sull’erba dove pascolano le mie mandrie che producono mozzarelle. Se, per somma di sventura, quell’inquinante è abbastanza persistente, se ne accumula un giorno dopo l'altro e alla fine il limite di legge che vale per aria in un certo istante, viene abbondantemente superato proprio là dove mi interessa di più, cioè dove può colpire la mia salute.
C’è ancora un altro gradino di sfortuna ed è che quell’inquinante si accumuli sempre più risalendo lungo la catena alimentare, ma allora i nostri ipotetici inquinanti assomigliano troppo alla diossina e il trucco è scoperto.
E però, se solo vi azzardate ad alzare la mano per protestare per una fuoriuscita di diossina entro i limiti di legge e non per questo meno pericolosa, se vi va bene vi beccate dell’eco-terrorista.
I limiti di legge a volte sono delle vere e proprie barzellette, altre volte sono stabiliti dagli stessi inquinatori o da chi riceve qualche tipo di beneficio, materiale o politico.
Prendiamo proprio il caso del particolato. Passando da PM10 a PM0,1 si passa ad un diametro cento volte più piccolo, ma il volume di una particella PM0,1 è un milione di volte più piccolo di quello di una PM10. Il volume infatti si ottiene moltiplicando il diametro tre volte per se stesso e 100 x 100 x 100 fa proprio un milione.
malariaQuesto significa che se in un certo spazio ci stanno mille PM10, nello stesso spazio di PM0,1 ce ne stanno un milione di volte di più, vale a dire un miliardo. Dal momento che il particolato PM10 comprende anche le particelle più piccole, stabilire dei limiti di legge come quelli esistenti non ha molto senso. Se, insomma non devono esserci più di 40 µg /m³ (questo è il limite di legge per PM10), non è affatto la stessa cosa se in quel m³ sono presenti particelle piccole o grandi, sia per il loro numero che implica una maggiore o minore possibilità di ammalarsi, sia per la loro pericolosità che dipende a sua volta proprio dalle loro dimensioni. Ecco dunque che il limite di legge in questo caso non significa niente.

I filtri e le misure

malariaE veniamo adesso alle opere di ingegno che fermano le particelle quando escono da una ciminiera. Ci sono filtri davvero fantastici, come quelli a manica usati negli inceneritori. E tuttavia non ci sono filtri abbastanza sottili per tutto il particolato. L’intercettazione avviene per particelle fino a PM1, ma quelle più piccole e, scusate se mi ripeto, più pericolose, sono costantemente in libera uscita.
Dunque il particolato può essere fermato solo in parte, solo le particelle più grosse, che sono quelle meno numerose e meno pericolose.
L’altra domanda riguardava l’individuazione del particolato e anche per questo argomento i discorsi sono simili ai precedenti. Ci sono strumenti che permettono di rilevare quanta polvere PM10 è presente e anche quanta PM2,5 c’è in una certa situazione, ma niente si può dire sulla reale composizione della polvere né sulla presenza delle particelle più piccole, a meno, ovviamente di rivelarle con un potente e molto costoso microscopio a scansione.

Chi produce le polveri in città

Ecco allora che le polveri sottili, uno dei fattori inquinanti più presenti, rimangono un mistero anche se tutti ne parlano come se di esso si sapesse tutto.
Le zone più colpite sono le città e proprio di questo parla il lavoro di Legambiente, per cui ne parleremo tra poco.
Ma, in prima battuta, le cause dell’inquinamento cittadino sono sostanzialmente tre: il traffico, il riscaldamento e ovviamente le zone industriali con la combustione di carburanti, i trasporti, le lavorazioni e quant’altro. 
É qui quindi che si deve intervenire in prima battuta, scegliendo gli strumenti più efficaci, che non sembrano proprio essere le limitazioni di alcuni tipi di automobili.
E così possiamo arrivare alla conclusione:
Le particelle del particolato non sono una maledizione Maya o una sfiga che ci perseguita, ma la naturale conseguenza dello sviluppo così come questa società l’ha voluto e generato. Pertanto, se ragioniamo in termini di PIL e produttività, sono preziose, perché senza di esse non potemmo avere molte comodità di cui non vogliamo privarci.
Dal momento che la questione polveri sottili non è gestibile mettendoci delle pezze, lascia aperta una sola strada: l'unica soluzione possibile è non produrle!
Si capisce facilmente che questo avrebbe un impatto devastante sull’impianto produttivo e sociale, perché significherebbe mettere in discussione l’intero processo produttivo di una società che ha basato dal 1750 in poi, dall’avvento cioè dell’era industriale, il proprio sviluppo sulla combustione. Sulla combustione e sul disprezzo dell’ambiente senza capire che, con questo sistema, la salute di tutti è stata messa in pericolo.
Eliminare le polveri sottili significherebbe rinunciare al trasporto come oggi lo intendiamo, ai camion che percorrono le autostrade, autostrade che portano denaro alle casse di aziende private e pubbliche. Significherebbe smetterla di produrre cemento per costruire inutili centri commerciali, inutili abitazioni, inutili nuove città mostruose come se non avessimo già abbastanza (anzi molto di più) di quello che serve in questo senso. Significherebbe, insomma, smantellare l’impalcatura basata sulle fonti fossili, sul petrolio, sul carbone, sul gas.
Non è semplice dunque. Ecco perché il particolato che ci danneggia è un altro effetto collaterale del modo in cui la società si è evoluta. Ed ecco perché il crollo delle polveri sottili non può che coincidere con il crollo dell’attuale modello di sviluppo basato tutto su fonti fossili, sull’eliminazione delle risorse usate, sullo sperpero di energia. Insomma: mantenere questo modello significa tenersi anche le polveri.
Uno può pensare: in fondo siamo sopravvissuti a ben altro, cosa potrà mai farci un po’ di particolato?
La domanda è assolutamente pertinente e non possiamo che affidarci agli studi condotti da molti centri di ricerca, anche da quelli europei.
Adesso è tempo di prendere in considerazione il dossier di Legambiente per avere notizie fresche sulla situazione. Un brano musicale e poi cominciamo.

   Mal’aria

malariaE adesso vediamo cosa ci raccontano gli esperti di Legambiente nel loro Dossier. Va detto che non è che Legambiente si riunisca in un bar e tiri i bussolotti per dare dei numeri a caso. I dati riportati, sono tutti ricavati da ricerche ufficiali, spesso delle stesse istituzioni (come il Ministero dell’Ambiente o sue emanazioni). Insomma possiamo avere una ragionevole fiducia che stiamo parlando di risultati veri. Come ho avuto modo di dire un sacco di volte, la dietrologia non fa parte del mio modo di pensare. Credo che i nemici e i tentativi di truffa siano sempre palesi e ben individuabili, se solo ci mettiamo un briciolo di impegno a guardare dietro i cespugli che li proteggono. Ma torniamo al discorso principale.
Se qualcuno vuole avere informazioni ufficiali sulla salute dell’ambiente in Europa, può collegarsi al sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Anche se la totalità degli articoli sono in inglese, quelli più importanti sono tradotti in italiano. Ma chi è questa associazione? Leggiamo sul loro sito:
L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) è un’agenzia dell’Unione europea il cui compito è fornire informazioni indipendenti e qualificate sull’ambiente. L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) opera con l’obiettivo di favorire lo sviluppo sostenibile e contribuire al conseguimento di miglioramenti significativi e misurabili dell’ambiente in Europa, fornendo ai responsabili delle decisioni politiche e al pubblico informazioni tempestive, mirate, pertinenti e attendibili.
Dunque le informazioni sono rivolte prima di tutto ai politici, chissà se ne usufruiscono?
Gli articoli sono divisi per argomenti e qui ci interessano quelli relativi agli effetti dell’inquinamento (e delle polveri sottili in particolare sulla salute della popolazione).
I dati forniti dall’Agenzia non sono per niente tranquillizzanti.
Gli inquinanti più pericolosi e diffusi, e quelli di cui si occupa il dossier, sono le Polveri sottili, il biossido di Azoto e l’ozono troposferico.
Delle polveri sottili abbiamo detto. Il biossido di azoto è un gas molto irritante, che può provocare danni polmonari e cardiaci anche gravi e viene prodotto nei processi di combustione, dal traffico al riscaldamento alle centrali termoelettriche.
L’ozono di per sé è un salvavita per la terra. In effetti lo strato che si trova a circa 25 km di altezza ha un ruolo decisivo nella organizzazione del pianeta. Pur essendo un gas serra, funziona, se mi passate l’espressione, al contrario, nel senso che assorbe direttamente la radiazione proveniente dal sole, impedendo ai raggi ultravioletti di raggiungere il suolo. É per questo che qualche decennio fa, quando si è scoperto il famoso “buco nell’ozono” le nazioni si sono molto preoccupate. SI sono preoccupate anche le aziende che mettevano in commercio merci con gas che distruggevano le molecole di ozono. Qui però non si parla di quell’ozono, ma di quello cosiddetto troposferico, vale a dire di quello che si trova nella troposfera, che è la regione dell’atmosfera in cui noi viviamo le nostre vite. Ebbene, questo è un inquinante ed è molto pericoloso e tossico se respirato in quantità massicce. Il rischio maggiore si ha durante i mesi estivi. L’Agenzia europea dell’ambiente stima che, nell’Unione europea le persone che, almeno una volta sono soggette al rischio di inalare quantità pericolose di Ozono sono 330 milioni ogni anno. Il dato fa parte di una comunicazione sull’Ozono troposferico che trovate sempre nel sito dell’Agenzia.
malariaL’impatto dell’inquinamento, in generale, è pesante. É chiaro che prima di tutto vengono le vite. Solo in Italia, ogni anno, si contano, per questa causa, circa 60 mila morti. Di cui si parla poco o niente, ma, se ci pensate, cosa succederebbe se ogni anno, 1200 corriere piene di persone cadessero in un burrone senza lasciare superstiti? Se ne parlerebbe?

Come vedete dalla figura dell'Agenzia europea, siamo il peggiore dei paesi occidentali dell'Europa.
Accanto a questa disgrazia ci sono poi i conti economici, che l’Agenzia fa per l’Europa. I danni provocati dall’inquinamento in generale possono arrivare fino a 140 miliardi di euro l’anno per l’Italia e poco meno di mille miliardi di euro per l’Unione Europea. Sono tanti soldi …

In questi mesi si parla spesso di emergenza climatica. La domanda diventa: c’è una relazione tra le due cose? La risposta è SI: alcuni inquinanti hanno effetto sul clima anche a breve termine. Lo fanno, ad esempio, l’ozono e il black carbon, che è uno degli elementi delle polveri sottili. Il metano contribuisce alla formazione dell’ozono e, come sappiamo, è un potente gas serra. Insomma combattere l’inquinamento significa anche lottare contro i cambiamenti del clima.
La situazione italiana è, come negli anni passati, molto grave. Il blocco delle automobili durante la settimana, voluta dall’Europa, è stata recepita e si è arrivati, nei giorni scorsi addirittura a fermare, a Roma, i diesel Euro 6. Queste misure sono ritenute da molti, anche dagli esperti, inefficaci e utili solo ad evitare multe troppo grosse da pagare. Ma è necessario anche qui fare chiarezza, perché, come abbiamo visto per le loro dimensioni e la loro pericolosità, quando parliamo di polveri sottili le cose diventano sempre nebulose.

Le polveri sottili in città: i dati

Intanto ci sono polveri primarie e polveri secondarie. Le prime dipendono molto dalla combustione della legna e molto poco dalle auto, quindi sotto accusa vanno le stufe a legna e pellet. Le polveri secondarie, invece, si formano a partire dai cosiddetti gas precursori, come gli ossidi di Azoto e i composti organici volatili, che vengono prodotti principalmente in agricoltura e dal traffico.
Bene, detto questo vediamo i dati, forniti dal progetto Life+ di Airuse e confermati dai siti di alcune regioni italiane.
Airuse è un’associazione europea che si occupa di aria. Nel senso che ne studia le caratteristiche nelle varie zone del continente e misura il contenuto di inquinanti. Loro distinguono due tipologie di zone: quella che chiamano regionale e nazionale e quella cittadina.
Nella prima, è il riscaldamento a biomasse ad incidere in modo molto pesante, nelle città invece, sono le polveri secondarie ad avere il sopravvento. A Milano, ad esempio, sia le PM10 che le PM2,5, sono costituite da polveri secondarie per il 70%. Quindi è chiaro che in questo caso sotto accusa finiscono traffico e riscaldamento.
La conclusione dello studio Airuse è questa:
Gli interventi di risanamento devono essere coordinati e adottati in modo esteso e capillare su tutto il territorio. Devono riguardare, oltre che le emissioni degli inquinanti normati, anche quelle dei loro precursori. Per Pm10 e Pm2.5, quindi, devono tra l’altro considerare l’ammoniaca, gli ossidi di azoto e i composti organici volatili. La riduzione di ossidi di azoto e composti organici è fondamentale anche per contrastare l’inquinamento da ozono”.
Non è certo il primo Anno che Legambiente pubblica Mal’aria e ci illustra come evolve la situazione. Quella italiana non è mai stata bellissima e anche il 2019 non ha fatto eccezione. I limiti previsti sono stati superati in 54 città, con Torino in cima alla lista con ben 147 giornate fuorilegge tra polveri sottili e ozono.
Vorrei fare due precisazioni. La prima è che, nonostante tutto il male che ho detto sui limiti di legge, questi valori hanno un significato reale, perché testimoniano di una situazione grave, probabilmente ancora più grave di quanto non dicano gli stessi numeri, proprio per la scarsa affidabilità sanitaria che si può affidare ai valori di legge.
La seconda precisazione è che il fatto che ci siano stati 147 giorni fuori norma a Torino e molte altre città non sono distanti da questi valori, significa che circa 2 milioni abitanti (tanti nel conta l’area urbana del capoluogo piemontese) hanno passato il 40% dell’anno con il rischio di ammalarsi anche gravemente per l’inquinamento presente in città.
L’elenco delle città che non hanno saputo o potuto rispettare le norme sembra un bollettino di guerra.
Per i PM10 e PM2,5 gli sforamenti sono numerosi in moltissimi centri urbani, molti più dei 35 consentiti dalle norme comunitarie. In testa sempre Torino (86 sforamenti) seguita da Milano con 72, ma anche dalle nostre parti le cose non vanno benissimo con Rovigo fermo a 69 e Padova e Venezia a 66, mentre Treviso si attesta sui 62 sforamenti nel 2019.
Per l’ozono vale un discorso analogo, con le città lombarde in cima alla lista. In entrambi i casi si può notare come sia la Pianura Padana a fornire più materiale per i tristi elenchi dei cattivi.

Che fare?

malariaDi fronte ad una situazione così grave, il Ministero dell’Ambiente ha sottoscritto con le regioni padane un accordo di programma e sta facendo lo stesso con le altre regioni, soprattutto del centro Italia. Tuttavia, questo accordo, secondo Legambiente, presenta almeno 4 errori, che sono:
  • Le misure emergenziali relative a traffico, riscaldamenti e impianti industriali prevedono troppe deroghe e nessun controllo, o quasi; sono poi escluse dalle misure strutture come autostrade, porti, interporti, aeroporti e zone industriali anche se contigue alle aree urbane.
  • Gli incentivi per il rinnovo del parco mezzi circolante nel Paese procedono a macchia di leopardo e non riguardano, come invece dovrebbe essere, tutti i tipi di veicoli, da quelli inerenti il trasporto pubblico locale ai ciclomotori, ed in via esclusiva per i veicoli a “emissione zero”.
  • Le misure inerenti il riscaldamento domestico e l’uso delle biomasse sono risultati essere poco efficaci quando sarebbe bastato incentivare esclusivamente impianti a zero emissioni per la climatizzazione (riscaldamento e raffrescamento), acqua calda e cucina come per esempio sistemi a pompe di calore, cucine a induzione ed efficientamento energetico.
  • L’assenza di misure rispetto a molti altri settori strategici che concorrono alle emissioni inquinanti come industrie, agricoltura e aree portuali; aree spesso attigue e integrate ai centri urbani e che richiedono misure specifiche per ridurne le emissioni.
Credo sia inutile rincorrere altri numeri che si ripetono ogni anno più o meno uguali e che servono solo a deprimerci, perché se la situazione perdura da così tanto tempo è segno evidente che non si vuole o non si sa come venirne fuori.
Questo dimostra quanto affermavo prima e cioè che la presenza dell’inquinamento è indissolubilmente legato al progresso e se vogliamo tenerci questo, dobbiamo tenerci anche quello. A meno di non stravolgere la società in cui viviamo.
Tuttavia qualcosa va fatto e allora, ecco le proposte, ecco quello che servirebbe davvero.
La limitazione del traffico così come è impostata è poco utile, in quanto non consecutiva e permanente. E poi, i vigili urbani fermano forse il 5% delle vetture non in regola. Servirebbe anche una riduzione drastica delle auto private circolanti, anche perché il nostro paese è, in Europa, quello con il tasso più alto, disponendo di 65 mezzi ogni 100 abitanti.
Ridurre le auto private comporta il dover aumentare il servizio pubblico, ma in modo intelligente. Occorre programmare una nuova mobilità, pubblica e condivisa, inderogabilmente ad emissioni zero. E questo comporta una modifica del concetto stesso di mobilità nelle aree urbane.
Anche il riscaldamento/raffrescamento delle abitazioni non può poggiare solo sul rinnovo delle caldaie o sul rispetto dei 20° d’inverno agendo solo su un miglioramento tecnologico. Si possono ristrutturare le abitazioni riducendo i consumi di riscaldamento e raffrescamento di quasi un ordine di grandezza: in questi casi si può ridurre e perfino eliminare l’uso delle caldaie, si può ricorrere a fonti rinnovabili locali e a pompe di calore che possono erogare anche acqua calda per usi domestici. La diffusione di cucine a induzione (elettriche ed efficienti) consente di ridurre anche l’inquinamento indoor, prodotto nelle stesse case, e le abitazioni possono fare a meno del gas.
Certo che per tutto questo c’è bisogno di soldi, di investimenti statali. Va anche detto che qualcosa si è mosso in questi anni. Oggi le pubblicità di auto ibride o, addirittura ad emissioni zero, sono sempre più frequenti, segno che anche il mercato sta cambiando e, una volta tanto, sta cambiando in meglio.
Ci sono poi settori che toccano solo marginalmente la vita quotidiana dei cittadini.
Il settore industriale ha bisogno di programmi di innovazione e riconversione rispetto alle tecnologie più inquinanti.
Il settore portuale e quello aeroportuale dovrebbero seguire una strada analoga.
l’Agricoltura e la zootecnia non sono certo estranee al problema. La gestione corretta dei liquami zootecnici, l’abbattimento dell’ammoniaca prodotta, sono già misure importanti da eseguire, ma da sole non risolvono la questione. L’ammoniaca, reagendo in atmosfera, forma il particolato, PM10 e PM2,5. E va anche ricordato che il 94% delle emissioni di ammoniaca proviene dal settore agricolo.
Perché non si fa tutto questo? Per una serie di motivi, tra i quali ne scelgo due.
Il primo è che c’è una resistenza feroce al cambiamento. Se possiamo capirlo per quella fetta di padroni e padroncini che vedrebbero le proprie attività modificate al punto tale che, se non riescono a tenere il passo, potrebbero sparire, non possiamo concepirlo per i politici che dovrebbero, loro sì, essere in prima linea per il bene dei cittadini e, scusate se insisto, quello della salute e della salvaguardia della vita viene prima di ogni altro.
Qui ci sarebbero discorsi interessanti da fare sul ruolo delle multinazionali, non solo di quelle produttive, pensate a come è cambiato il ruolo delle banche nel commercio negli ultimi anni, e al raggruppamento del business (dagli ipermercati alle grandi concentrazioni immobiliari). Ma questo non è compito mio, tuttavia sarebbe un argomento importante di cui parlare in questa radio.
Il secondo motivo che frena il cambiamento sono i costi. E tuttavia, anche in questo caso, si tratta di una davvero scarsa lungimiranza, perché i costi dei guasti, come abbiamo visto nell’ultima puntata di Noncicredo, saranno moltiplicati per cento rispetto a quanto si dovrebbe investire oggi per migliorare la situazione.
Come migliorarla? Legambiente elenca, nel suo dossier, le proposte per migliorare la situazione, ma rileggerli tutti è perfettamente inutile: sono sempre gli stessi e basterà riassumerli per punti.
  • Potenziare il trasporto pubblico disincentivando l’uso massiccio delle auto private nei centri urbani.
  • Rendere a misura di uomo “camminatore” le strutture urbane: piazze, strade, spazi pubblici
  • Intervenire in questo senso anche su strutture nazionali come autostrade, ferrovie, porti e aeroporti
  • Informare i cittadini della situazione, cosa sempre più complicata per il menefreghismo sia di chi deve fare la comunicazione che di chi deve riceverla.
malariaNel campo del riscaldamento fondamentale è eliminare ogni incentivo alle fonti fossili che, come ricordato anche nell’ultima puntata di Noncicredo, sono molte volte superiori a quelli forniti alle fonti rinnovabili.
Le cose, insomma non vanno proprio bene e occorre una certa dose di sangue freddo per leggere questi dati senza agitarsi troppo.
Abbiamo costruito una società spendacciona, che si crede ricca mentre è, in realtà, solo stupida, perché sta scavando la propria tomba e, poco per volta, ci finiremo dentro tutti.
Ora però pensiamo alla primavera, alle giornate più lunghe, alle passeggiate in campagna e rallegriamoci di essere vivi. Poi, se nel vostro girovagare, vedrete uno struzzo con la testa infilata nel terreno, andate a controllare, potrebbe essere un uomo.