Introduzione

Questo articolo riprende e diffonde lavori di altri, presenti in rete. Ho il solo merito di averli letti e “resi più semplici”, dove si faceva fatica a capire, inserendo mie considerazioni, ampliamenti e spiegazioni.
Ho avuto modo di dire ormai molte volte che negli ultimi mesi, improvvisamente, tutti si sono riscoperti sensibili ai temi ambientali, spronati dalle richieste dei ragazzi che hanno seguito Greta Thunberg, ma soprattutto dai disastri che si stanno moltiplicando a vista d’occhio e che rientrano nelle varie e drammatiche conseguenze del cambiamento climatico.
Qui parlerò, invece, degli altri, di quelli che a queste cose non credono e, anzi, insistono che è tutta una messa in scena, un imbroglio voluto dagli ambientalisti per motivi che sono davvero difficili da comprendere.
Li chiamiamo “negazionisti del cambiamento climatico”; a me fanno un po’ pena, come i negazionisti della shoah, che sembrano arrancare appesi a dei vetri molto, ma molto scivolosi. Tuttavia è un fenomeno che non deve essere sottovalutato, soprattutto perché, con l’enorme ignoranza che c’è in giro, si fa presto a far passare idee assurde, sfruttando i social e cercando di gridare più forte degli altri.
In parole povere: se c’è gente che crede che la terra sia piatta e su questo si fanno convegni e congressi, capite bene che si può convincere molta gente di qualsiasi cosa.
Prima di capire come e perché lo fanno, analizziamo gli schieramenti.
É evidente che a non mi interessano le parole pronunciate al bar da chiunque si sia fatto un goccio. Mi interessano ragionamenti seri, suffragati da documentazione, da ricerche, possibilmente corredate da dati e non semplicemente da un “è evidente che …” oppure “è stato dimostrato che …” senza riportare nomi cognomi, ricerche, dati e conclusioni. Altrimenti resta sempre valida la mia affermazione di aver visto nelle fogne della mia città una decina di coccodrilli, cavalcati da altrettanti hobbit.

Quanti sono e cosa vogliono?

Prima di stabilire quanti sono e, successivamente, cosa vogliono questi personaggi, vediamo qual è l’oggetto del contendere. I climatologi sostengono che questi cambiamenti sono una novità assoluta, almeno per quanto si possa tornare indietro nel tempo. Per quel che ne sappiamo, non era mai accaduto che il pianeta intero subisse un aumento di temperatura media, generalizzato, vale a dire in ogni sua parte e tutto insieme. É vero che nel passato variazioni di temperatura in più e in meno ci sono state, ma non hanno mai avuto le caratteristiche di quel che sta capitando adesso. Inoltre l’aumento dell’effetto serra è evidente ed è diventato sempre più impetuoso dall’inizio dell’industrializzazione e quindi dall’uso di così tante fonti fossili tutte assieme.
I negazionisti si dividono in due categorie. Quelli che sostengono che, “sì, è vero che il clima è cambiato, ma ciò è dovuto a fenomeni del tutto naturali, nei quali l’uomo non ci ha messo lo zampino”. Gli altri negano tutto, anche la presenza di un cambiamento del clima in corso.
negaz 02Per tornare ai nostri discorsi di quanti sono i negazionisti, dobbiamo rifarci a studi di questi ultimi anni. Nel 2013 la rivista scientifica Environmental Research Letter, pubblica i dati di una ricerca condotta da un gruppo di scienziati, diretti da John Cook. Fare un nome a volte non significa nulla, perché credo che solo pochissimi lettori sappiano di chi si tratta. John Cook è il direttore di un blog, chiamato Skeptical Science (ovvero la scienza scettica) che non solo pubblica articoli sul tema del climate change, ma ha un archivio che consente di determinare quanti sono gli articoli a favore e contro la consapevolezza di un intervento umano in questo campo.
Nel 2013, dunque, la rivista pubblica un articolo che calcola quante sono le ricerche che concludono che l’intervento umano è determinante.
Sono tra il 97 e il 98%.
Passano 4 anni ed ecco un nuovo articolo, questa volta pubblicato su Theoretical and Applied Climatology, che seziona quel 2% restante, valutando nello 0,4% la quantità di quelli che decisamente negano l’esistenza del climate change.
Questi sono i numeri. Se, quindi, troverete qualcuno che vi dirà che la maggior parte degli scienziati nega l’esistenza di questo problema, dopo esservi assicurati che sia sobrio, mandatelo a quel paese.
La cosa più divertente e istruttiva è che gli scienziati sono andati a spulciare 38 studi negazionisti, ricontrollando le assunzioni di base e rifacendo tutti i calcoli.
Il risultato è quanto mai interessante, perché, secondo gli autori del controllo, alcuni dei quali della Tech University del Texas, ognuna di quelle ricerche contiene almeno un errore. Pazienza, si potrà dire, succede.
No, per niente, perché se si corregge quell’errore, i risultati sono perfettamente in linea con quelli del resto della comunità scientifica. E dunque anche quelle ricerche negazioniste, se fossero corrette, porterebbero a dichiarare che i cambiamenti climatici, non solo esistono, ma sono provocati da attività umane.
E allora, chi sono e cosa vogliono questi negazionisti del climate change? É quello che scopriremo stasera.

Il discorso di Caro Rubbia

negaz 03Ai negazionisti piace usare termini offensivi (ne parleremo più avanti). Così l’ascesa di Greta Thunberg, che noi vecchi ambientalisti consideriamo importante, anche se decisamente tardiva (non per sua colpa si intende, ma per colpa di tutti i giovani dal cervello anchilosato che l’hanno preceduta) … l’ascesa di Greta – dicevo – ha fatto coniare a questi signori il termine Gretini, con ovvia assonanza con un insulto all’intelligenza dei moltissimi, giovani e meno giovani, che seguono il suo esempio.
Ma i Gretini non sono affatto cretini, tutt’altro, sono persone ammirevoli; chi le insulta, non avendo altre armi, fa sempre, lui sì, la figura del cretino.
Analizziamo, per cominciare, alcuni dei pilastri del negazionismo e cerchiamo di capire se si tratta di qualcosa di fondato oppure no.
La pubblicazione dell’articolo da cui ho tratto quanto segue è pubblicato dall’Agenzia di stampa francese, una delle più famose e autorevoli al mondo.
Tra le fonti dei negazionisti, una delle più citate è un discorso fatto dal premio Nobel Carlo Rubbia al Senato nel 2014. Con tutto l’affetto dovuto al nostro grande Rubbia, vale la pena di ricordare che ha vinto il Nobel per la Fisica, studiando le particelle elementari e non l’evoluzione del clima e, secondo i bene informati, per le sue capacità manageriali più che per la sua competenza scientifica, tanto che per essa è stato premiato, nella stessa occasione, Simon Van de Meer, deceduto nel 2011. Carlo Rubbia, nel campo della climatologia, è solo uno studioso come ce ne sono migliaia di altri che non la pensano come lui, niente di più.
Entrando poi nel merito delle sue affermazioni, ci sono diversi errori alla loro base. Ad esempio quando afferma che la temperatura nella Roma antica era un grado e mezzo superiore a quella di oggi. Questo è falso: oggi la temperatura media del pianeta è due gradi superiore a quella del tempo degli imperatori dell’Urbe.
Seguiamo un altro passaggio del discorso di Rubbia: “Vorrei ricordare che dal 2000 al 2014 la temperatura della Terra non è aumentata: essa è diminuita di 0,2 gradi e noi non abbiamo osservato negli ultimi 15 anni alcun cambiamento climatico di una certa dimensione. Non siamo di fronte ad un’esplosione della temperatura”. Queste frasi sono del 2014 e si basano su una lettura non corretta dei dati, perché comincia nel 1998 e si ferma al 2013. Ma proprio nel 1998 c’è stato un caldo anomalo e la temperatura è diminuita l’anno successivo. Se si prendono i dati dal 2000 al 2018 non solo la temperatura media è aumentata, ma ci sono stati i 18 anni più caldi dal 1860. E addirittura il 2018 è stato l’anno più caldo per l’Italia dal 1800, quando sono iniziate le rilevazioni.
Dunque il discorso di Rubbia fa acqua da tutte le parti. Il senatore non deve prendersela. Ha già fatto abbastanza per la scienza; ora, passati gli 85 anni, può riposare tranquillo.

I caposaldi dei negazionisti

negaz 02Veniamo adesso ai punti più importanti della dottrina negazionista.
Primo: non c’è un consenso unanime sul fatto che gli esseri umani siano responsabili del cambiamento climatico.
Ho già risposto a questa obiezione in precedenza, citando il 98% dei favorevoli a questa tesi. Si potrebbe obiettare che, magari, il 2% è formato da climatologi molto più esperti della media. Ma lo studio del già citato John Cook e di altri 15 scienziati, pubblicato nel 2016, fa notare che maggiore è la competenza sul clima tra gli intervistati, maggiore è il consenso sul riscaldamento globale causato dall'uomo.
Secondo: gli uomini sono sempre sopravvissuti al clima differente che è cambiato nel corso dei secoli molte volte.
Cominciamo a dire che quel molte volte è esagerato. É vero che ci sono stati, nella storia della Terra, grandi cambiamenti climatici, come le ere glaciali, ma noi dobbiamo considerare il periodo in cui l’uomo è stato presente. L’homo sapiens è comparso sul pianeta circa 200 mila anni fa, ma la civiltà moderna può essere datata 12 mila anni fa, con lo sviluppo dell’agricoltura grazie al ritiro dei ghiacci dopo l’ultima glaciazione. In questo periodo le temperature globali non sono mai cambiate più di un grado in più o in meno, mentre gli scienziati sarebbero ben lieti se si riuscisse a limitare ad un aumento di soli 2 gradi l’aumento delle temperature nei prossimi cento anni. E cento anni sono davvero pochissimi rispetto ai periodi di transizione tra un’era e un’altra, durati migliaia di anni. Se è possibile adeguare la propria esistenza in tempi così lunghi, non lo è affatto in periodi brevissimi come un solo secolo.
Terzo: L’aumento di CO2 è naturale. Non è causato dall’uomo. Da quando gli esseri umani hanno incominciato a bruciare combustibili fossili a un ritmo forsennato, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è aumentata del 30% dopo essere stata relativamente stabile per 650mila anni. É chiaro che la singola inondazione, lo scioglimento dei ghiacciai o l’uragano, non dipendono dal comportamento umano, ma l’umanità è responsabile del clima che porta a questi fenomeni. La crescita dell’effetto serra, dovuto ad una maggior concentrazione di anidride carbonica non può non avere niente a che fare con i numeri che sto per dirvi. I livelli di CO2 nell'atmosfera aumentano di 15 miliardi di tonnellate all'anno. Gli esseri umani ne immettono nell'atmosfera 26 miliardi di tonnellate. Non è poi così difficile fare i conti.
Quarto: Non c’è stato il riscaldamento globale durante la prima rivoluzione industriale. E al tempo non c’erano i controlli che ci sono ora.
Questo è vero, tuttavia dobbiamo ancora una volta dare i numeri. Fino alla seconda guerra mondiale le emissioni prodotte sono state una frazione minuscola rispetto a quelle odierne. Guardiamo ai numeri: nel Settecento le emissioni globali di CO2 sono state tra i 3 e i 7 milioni di tonnellate all’anno, arrivando nella prima metà dell’Ottocento a 54 milioni di tonnellate. Nulla in confronto agli oltre ottomila milioni di tonnellate all’anno prodotte nel 2018.
Quinto: la Groenlandia un tempo era verde.
L’intento è di affermare che non c’è niente di strano se ghiaccio e permafrost se ne stanno andando. Questo è un mito in ogni senso e si basa sul nome dato dai Vichinghi, che colonizzarono una parte dell’isola a nord del Canada nel Mar Glaciale Artico intorno all’anno mille. Lì fondarono alcuni insediamenti e chiamarono l’isola chiamandola "terra verde". Davvero la Groenlandia un tempo è stata tutta verde? Non proprio, solo una piccola parte dovuta al breve periodo del Caldo medievale ma la calotta glaciale dell’isola ha tra i 400mila e gli 800mila anni, quindi sarebbe scorretto dire che era tutto un prato verde fiorito.
Questi sono i dati e le considerazioni. Non spetta a me dire chi ha ragione e chi ha torto, ma pensare che il 98% degli scienziati menta spudoratamente, a me pare, francamente, meno probabile dei miei coccodrilli cavalcati dagli hobbit.

Dal tabacco al clima: stesso sistema

Forse non sapete chi è Ben Sander e allora permettetemi di presentarvelo. Nato nel 1955 è uno scienziato climatico che ha lavorato fino al 1992 all’Istituto di Metereologia Planck con sedi ad Amburgo e Monaco in Germania, poi all’Unità di Ricerche climatiche dell’Università East Anglia a Norwich in Gran Bretagna ed infine nel Laboratorio Nazionale Lawrence a Livemore, istituitonegaz 02esperti di climatologia mondiale, uno dei più attivi scienziati della vastissima schiera di collaboratori dell’IPCC, il gruppo intergovernativo che lavora per l’ONU su questo tema specifico. Ben è quello che per primo e più di ogni altro ha ipotizzato, dimostrato e sostenuto l’origine antropica dei cambiamenti climatici in corso. Ben Sander è, per farla breve, il campione che la scienza schiera contro il negazionismo.
Se cercate in rete troverete una montagna di documentazioni che cercano di smontare le tesi di Sander, una montagna di documenti che assomigliano molto a quelli che nei decenni passati hanno difeso il fumo e il tabacco e quindi le grandi aziende multinazionali (come Philip Morris o Rothmans), raccolte sotto il nome “Big Tobacco”. Sappiamo come è andata a finire quella faccenda. Oggi nessuno al mondo osa più dire che fumare fa bene alla salute e che non c’è nessun collegamento tra le sigarette e alcuni tipi di tumori.
Bene la stessa strategia di allora, e spesso gli stessi uomini della politica o della scienza, oggi si prestano per una operazione molto simile, solo che l’obiettivo è di screditare la tesi che la responsabilità dei cambiamenti climatici vada attribuita all’uomo e all’industria delle fonti fossili, quella del petrolio in primo piano.
Sono gli stessi di allora anche i mezzi per stimolare questi personaggi e fornire loro il motivo principale per andare avanti: il denaro, le mazzette, le sovvenzioni, insomma i soldi, tanti, tantissimi soldi, perché l’interesse in gioco è enorme. Dietro loro c’è Big Oil, l’insieme delle industrie petrolifere, c’è Big gas, l’insieme delle multinazionali dell’estrazione di gas (soprattutto quello di scisto che sta distruggendo mezza America) e ci sono i ricchi possessori delle miniere di carbone.
Sono questi che lavorano a pieno regime nel tentativo di travolgere quello che Ben Sander e moltissimi altri continuano a sostenere. E poi riferiscono a chi di dovere, ai negazionisti che stanno più in alto, a cominciare dal loro capo, Donald Trump, che, per sventura del mondo, è anche presidente degli Stati Uniti.
Abbiamo fatto l’esempio del tabacco, ma ci sono state altre questioncine difese a spada tratta da questi signori della disinformazione: l’asbesto (il famigerato amianto), le piogge acide, il buco nell’Ozono, tutte cose che hanno provocato danni, pericolo e molte morti. negaz 07
Facciamo adesso la conoscenza con l’Organizzazione Non Governativa Influence Map, che raccoglie un certo numero di associazioni che si occupano di ambiente e che segue gli sviluppi delle varie posizioni sul clima. Secondo questa ONG, nei tre anni successivi all’accordo di Parigi sul clima (2015), le cinque più grandi compagnie petrolifere al mondo – Exxon, Shell, Chevron, BP e Total – hanno investito più di 1 miliardo di dollari per finanziare varie campagne per screditare l’emergenza climatica.
La cosa curiosa è che di queste attività ci sono tracce nelle stesse compagnie, documenti e file, che possono essere rintracciati e pubblicati. Lo fa, ad esempio, la associazione “Concerned scientist”, che potremmo tradurre con “Scienziati affidabili”. Da questi documenti emerge un quadro che farebbe la fortuna di più di un film di spionaggio. Le grandi multinazionali (ad esempio la Exxon) sapevano fin dagli anni ’80 che le proprie attività avrebbero avuto conseguenze non piacevoli sull’ambiente in generale e sul clima in particolare e hanno così avviato campagne per premere sui consumatori e sui governi. Da un lato per manipolare l’opinione pubblica e dall’altro per impedire le politiche ambientaliste dei governi. Ricordo che la potenza di queste multinazionali è immensa, tanto che i loro bilanci fanno impallidire quelli di molti stati anche industrializzati.
negaz 02Ci sono, tra quelli pubblicati, dei documenti pazzeschi. C’è un grafico della Exxon, risalente al 1982, che mostra l’aumento previsto della temperatura media del pianeta. Viene stimata una crescita che tocca i 2 gradi Celsius attorno al 2050, che è esattamente quello che la maggior parte degli scienziati oggi temono. Lo stesso grafico mostra la quantità di CO2 prevista nell’atmosfera. Per la data odierna è previsto un valore di 440 ppm, che è, purtroppo, proprio quello che abbiamo.
Nel 2010 esce un libro fondamentale per l’argomento che stiamo trattando. Lo scrivono due storici della scienza statunitensi, Naomi Oreskes e Erik Conway e lo intitolano Merchants of doubt, vale a dire Mercanti del dubbio, e sviluppa un parallelismo, già citato stasera, tra i negazionisti del tabacco e quelli dei cambiamenti climatici. Nel 2014 ne viene tratto un documentario, acquistabile su DVD.

The denial machine

I nomi da cui partire, secondo questa pubblicazione, sono quelli di due fisici americani: Frederik Seitz e Fred Singer. Seitz è morto nel 2008, ma la sua storia è interessante, perché dopo aver contribuito a costruire la bomba nucleare durante la seconda guerra mondiale, diventa presidente dell’Accademia nazionale delle scienze statunitensi.
Anche Singer, oggi 95-enne, ha ricoperto importanti incarichi scientifici, soprattutto durante l’era Reagan. Insomma due nomi illustri della scienza americana del dopoguerra. Ma anche due falchi anticomunisti, ossessionati dalla minaccia dell’Unione Sovietica e questo la dice lunga sull’apertura mentale dei due.
A loro si aggiunge un altro personaggino tutto pepe, Robert Jastrow, astrofisico, scomparso nel 2008. Questa triade è conosciuta come “The denial machine”, “la macchina negazionista”. É il 1998 e i tre scienziati sono in riunione, assieme ad altri presunti esperti, a Washington all’American Petroleum Institute. Ah sì, con loro ci sono anche i vertici della Exxon. Sappiamo tutto questo da una inchiesta svolta anni più tardi dal settimanale Newsweek, uno dei più letti non solo in America ma anche nel resto del mondo.
É qui che nasce l’idea e il progetto negazionista a sostegno delle attività delle multinazionali. E queste, prima quelle del tabacco, poi quelle dei combustibili fossili, stanziano cifre folli per questa impresa.
negaz 07Facciamo una piccola deviazione. Le grandi multinazionali finanziano anche i politici, i cosiddetti lobbysti, il cui compito non è certo quello istituzionale di servire il paese, ma quello di tutelare le multinazionali da leggi e decisioni che possano contrariarle. Il più grande lobbista di tutti i tempi è (occorre dirlo?), Donald Trump. Gli investimenti sono enormi, ma il ritorno, secondo le associazioni che hanno fatto i calcoli in questo senso, è davvero mostruoso.
La loro strategia cambia mano a mano che prove sempre più evidenti si accumulano a sostegno del global warming.
  • Primo: negare che esistano dei cambiamenti nel clima.
  • Secondo: sostenere che si tratta di naturali variazioni climatiche senza l’intervento dell’uomo.
  • Terzo: anche se l’emergenza climatica ci fosse e fosse causata dall’uomo, non ci sarebbe da preoccuparsi in quanto ci potremo facilmente adattare (di questo abbiamo già parlato).
Il metodo è tipico dei negazionisti e di quelli che sostengono tutti i misteri e le dietrologie del mondo. Nessun risultato di proprie ricerche, ma solo la denigrazione di quelle degli altri.
Il problema però non è tanto questo, non lo è nemmeno oggi, quando cani e porci scrivono di tutto, spesso delle enormi fesserie, che purtroppo vengono ritrasmesse e così si costruiscono e si alimentano le fake news.
In questo caso è successo davvero di tutto.
negaz 07Trattandosi di scienziati famosi a nessuno è venuto in mente che fossero tre delinquenti prezzolati e così le loro informazioni, o meglio la loro disinformazione, è finita dappertutto. Nel 1989 il rapporto di Seitz arriva dritto alla Casa Bianca, dove George Bush senior subisce la grande influenza della ExxonMobil per i suoi mandati. Se possiamo essere abituati alla dabbenaggine dei politici (ricordo a casa nostra la disinformazione incredibile di molti politici sull’incenerimento) siamo meno abituati a pensare che grandi testate giornalistiche cadano nel tranello tessuto dai negazionisti e dai costruttori di balle in generale.
Così New York Times, Washington Post, lo stesso Newsweek, assieme a molte altre, cascano nel tranello e cominciano a pubblicare le affermazioni e le ricerche della lobby degli scienziati contro il clima. Se le bugie vengono ripetute continuamente da persone importanti (presidente e vicepresidente della nazione, scienziati, giornalisti, eccetera) alla fine tutti credono che siano vere. Nessuno capisce che non di tratta di un dibattito scientifico, ma il prodotto di una strategia di disinformazione, cominciata con il tabacco e replicata con il clima.
I primi studi sull’impatto ambientale del riscaldamento atmosferico risalgono agli anni ’60 ed è del 1988 con James Hansen la prima prova che il cambiamento climatico prodotto dall’uomo aveva avuto inizio con un aumento di temperatura globale di circa 1 ° Fahrenheit. Eppure, secondo una ricerca del 2007, il 40% degli americani è ancora convinta che gli stessi scienziati abbiano dei dubbi sulla reale esistenza dei cambiamenti climatici. E sì, che dagli anni ’80 ad allora di documenti e ricerche ne sono state prodotte in quantità industriale.
A dire la verità solo i poco attenti o i creduloni potevano essere convinti dalle teorie dei tre. Ad un certo punto fanno circolare un libro bianco dal titolo “Riscaldamento Globale: che cosa ci dice la scienza?”. In esso si dava tutta la colpa dell’aumento di temperatura al Sole, usando i dati forniti proprio da Hansen. Ma Seitz e soci avevano usato uno solo dei grafici di Hansen, quello che si riferiva, per l’appunto al sole, escludendo tutti gli altri. Nessun riferimento, nel documento negazionista, alle emissioni umane prodotte dai combustibili fossili.
Nel 1995 a Berlino cominciano le riunioni annuali gestite dall’IPCC, come detto l’organismo dell’ONU che si occupa di cambiamenti climatici, quelle denominate COP (Conferenze delle Parti) e arrivate ormai alla 25^ edizione, che si terrà tra poco a Madrid.
Nel 1995 uno dei relatori è quel Ben Sander di cui ho già parlato. É l’occasione in cui lo scienziato americano presenta i suoi studi sul clima, nel primo giorno della riunione plenaria. É una specie di terremoto e si capisce subito che aria tira. I delegati di Arabia Saudita e Kuwait si oppongono immediatamente, seguiti a ruota da altri stati petroliferi. La frase incriminata nelle conclusioni è questa:
L’insieme delle evidenze suggerisce che esiste una apprezzabile influenza umana sul clima globale”. L’aggettivo apprezzabile scatena una lotta e alla fine viene sostituito con “discernibile”, un modo complicato per dire riconoscibile, che è molto meno drastico della proposta originaria.
Questi ritocchi estetici saranno la chiave di innumerevoli altre riunioni COP in un gioco di equilibrismi che sono sempre serviti per evitare di prendere posizioni concrete.
Nonostante queste frasi, che restano comunque forti e decisive, le informazioni dei negazionisti continuano a sfornare documenti che negano i risultati degli scienziati senza mai presentare risultati propri.
Tra le multinazionali più attive in questo campo c’è la ExxonMobil. Tra il 1998 e il 2005, secondo la Union of Concerned Scientists, spende 16 milioni di dollari per finanziare organizzazioni scientifiche per realizzare ricerche contrarie sul clima. Ci sono anche studiosi di fama come Willie Soon, che pubblica nel 2003 un saggio negazionista, immediatamente confutato, punto per punto, da 13 colleghi e per di più con l’accusa di non essere affatto indipendente, come dichiarato, ma finanziato dall’American Petroleum Institute, che ha come compito anche quello di gestire i lobbisti per le varie compagnie petrolifere, ExxonMobil in testa.

Negazionisti politici

Gli effetti della disinformazione, cavalcata da giornali e pubblicazioni, sono notevoli e investono presto il mondo della politica. Si comincia fin da subito, nel 1995, quando Dana Rohrabacher, membro repubblicano del congresso, presenta una proposta di legge che riduca di un terzo i fondi per la ricerca sul clima, definita “scienza alla moda sostenuta da politici liberal-di sinistra, piuttosto che buona scienza”.
Nel luglio 2003 un altro repubblicano, James Inhofe, definisce il global warming “la più grande truffa commessa nei confronti del popolo americano”.
Fino a che si tratta di esponenti della destra repubblicana, tutto rientra nella logica delle cose. Nella maggior parte dei casi si tratta di lobbisti delle grandi multinazionali che finanziano pesantemente il partito conservatore.
negaz 07Nel 2007 però interviene direttamente la casa bianca, per bocca del vicepresidente Dick Cheney. Cheney è un personaggio incredibile nella storia statunitense. Lo troviamo a difendere molte delle azioni pericolose per l’ambiente e i cittadini, non ultimo il fracking, cioè la trivellazione per ricavare gas di scisto, che ha inquinato molte enormi falde d’acqua. Il nostro amico Cheney, del resto, prima di diventare vice presidente con il più giovane Bush, ha lavorato con un ruolo dirigenziale ai massimi livelli in una delle più grandi multinazionali del settore, la Halliburton.
Dunque nel 2007 il vice presidente in una conferenza dice: “Non sembra esserci accordo, o comincia a esserci incertezza, sul fatto che il riscaldamento sia parte di un ciclo naturale anziché essere causato dall’uomo”. Sappiamo bene quale enorme fiducia ripongano gli americani nel loro presidente, un po’ come i cattolici nel papa, tanto da non pensare, gli uni e gli altri che si tratta solo di uomini, i quali possono fare cose meravigliose, ma anche spaventose fesserie.
A seguire l’evoluzione di queste prese di posizioni dei politici statunitensi si perderebbero giorni interi. Basta dunque che arriviamo al 2018 quando il presidente attuale, Trump, dichiara alla CBS (una delle grandi emittenti televisive del paese) di dubitare che il riscaldamento del pianeta fosse causato dalle attività umane. Nella stessa occasione, Trump accusa gli scienziati del clima di avere un “programma politico”. Sorvolo su altre amenità dette dal presidente, che mostrano solo la sua ignoranza e la sua malafede.
Ma anche questo fa parte del gioco. L’elezione di Trump è avvenuta dopo una campagna elettorale tutta improntata a smontare ogni pensiero ambientalista e ogni associazione che si occupi della tutela dell’ambiente. La recente uscita dagli accordi di Parigi è solo l’ultimo passa di una lunga strategia che vuole premiare tutte le attività legate in un modo o nell’altro alle fonti fossili. Del resto quelle hanno finanziato pesantemente la sua campagna elettorale.
Ma qui non ci interessa tanto Trump, quanto i negazionisti. Nel febbraio del 2017, un gruppo di sedicenti esperti, guidati dal climatologi Richard Lindzen, scrive una lettera al presidente per sostenere la sua politica e dare una specie di sostegno scientifico al rifiuto degli accordi di Parigi.
Lindzen è uno stimatissimo scienziato che nella sua carriera ha fatto notevoli scoperte e pubblicato un sacco di libri. Ha collaborato per anni con l’IPCC prima di diventare critico nei confronti delle conclusioni dell’ente dell’ONU e consigliare, come abbiamo visto, di non credere alle teorie sul cambiamento climatico. Alcuni passi nella sua vita recente tuttavia fanno sorgere dubbi sulla validità delle sue proposte. Una pubblicazione del 2007, che fornisce conclusioni alternative a quelle dell’IPCC, deve essere riscritta perché contiene “alcuni stupidi errori”, come ammette lo stesso autore. Nonostante la correzione, l’Accademia Nazionale delle Scienze rifiuta la pubblicazione, che avviene su una rivista coreana, dal momento che quel lavoro è firmato, oltre che da Lindzen, da Yong Sang Choi dell’Università di Seul.
Gli adepti di Lindzen sono 300.
Come inciso riporto il senso di un articolo riportato da Repubblica.it il 5 di questo mese di Novembre 2019. Undicimila scienziati hanno firmato un documento, dicendosi preoccupati per quanto sta accadendo al clima, suggerendo alcune vie da seguire e dichiarandosi tutti disponibili ad affiancare politici e amministrazioni perché le scelte siano le migliori e più convenienti per tutti.
Undicimila!
negaz 07In questo clima c’è un approfondimento da fare. Tutta la scienza moderna, da Galilei in poi, è basata sul sospetto e sulla diffidenza. Cerco di piegarmi meglio. Nessuno scienziato è disposto ad accettare qualche teoria o a condividere qualche scoperta, per sentito dire, o perché un collega ha detto di averlo provato. Pensate, giusto per fare un esempio, che la teoria della relatività generale di Albert Einstein ha ormai superato il secolo di vita, essendo stata pubblicata del 1916, eppure ancora oggi ne parliamo come di una teoria e, nonostante la grandezza geniale di Einstein è stata sottoposta a milioni di verifiche, teoriche e sperimentali. La prova della validità di una affermazione è quella della comunità scientifica. É probabile che chi non è dentro questo modo di pensare non capisca. Forse diamo troppo abituati, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, a leggere affermazioni assolute, che non lasciano dubbi e questo induce i più sprovveduti a far passare per vere affermazioni che non lo sono affatto e per geni degli emeriti imbecilli.
Nel 2006, Eugene Linden, un autore di numerosi libri sulla scienza, pubblica “The winds of change” – I venti del cambiamento, racconta come negli anni ’90 i media (leggo testualmente) “si trovarono a essere assediati da esperti che scambiavano la diffidenza scientifica con l’incertezza scientifica, e che inviavano lettere infuocate agli editori quando un servizio non includeva anche il loro dissenso.”
É la stessa strategia adottata con il tabacco. Molte aziende, anche del petrolio, a voce dichiarano di sostenere le politiche dei tagli alle emissioni, facendosi promotrici di progetti che prevedono ad esempio la produzione di biocombustibili, allo stesso tempo continuano a finanziare i lobbisti in parlamento.
Devo aggiungere, visto che non lo ho fatto prima, che questo fenomeno è macroscopico negli Stati Uniti, mentre è del tutto marginale in Europa.

Dalla denial machine a Franco Battaglia

Prima di dare uno sguardo a casa nostra, chiudiamo la parte sul negazionismo americano. Le iniziative contro le azioni per contrastare i cambiamenti del clima continuano. Pensate che in rete è ancora presente una petizione di Fred Seitz, uno dei tre della Denial machine, anche se lui è morto da oltre dieci anni. Risulta che sia stata firmata da oltre 30 mila scienziati americani, di cui 9 mila laureati. Il principale sponsor della petizione è un istituto sconosciuto dell’Oregon, una piccola organizzazione di pochi scienziati impegnati anche nel promuovere alcuni servizi, che definire strani è poco. Forse sarebbe meglio definirli fuori dal tempo. In effetti, oltre all’ostracismo alla scienza sul clima, sono molto impegnati a vendere un kit per l’apprendimento scolastico a casa propria rivolto ai genitori preoccupati per la diffusione del socialismo nelle scuole oltre a vari libri su come sopravvivere alla guerra nucleare.
Ora, di stranezze nella nostra vita ne incontriamo un sacco e spesso ci viene solo da sorridere, ma il negazionismo sui cambiamenti climatici rischia di essere pericoloso.
Ne segue che è meglio se le persone dotate di buon senso si preparino per saper distinguere le cose, magari leggendo dei libri o seguendo trasmissioni sensate.
Sabato scorso si è tenuto a Brisighella in Romagna un convegno dal titolo “Non c’è alcuna emergenza climatica”. La questione è grave, sottolinea Legambiente Romagna, da un lato per la presenza di amministratori locali e di esponenti di aziende nazionali, come l’ENI, che sta dichiarando a tutto spiano la propria adesione ai progetti climatici, anche se poi, nella pratica i risultati sono molto pochi. E inoltre, dice ancora Legambiente, si nota l’assenza totale di climatologi ed esperti della questione climatica, il che rende chiaro l’intento di questo convegno.
Qualche mese fa c’è stato, a Milano, un convegno di Terrapiattisti. Ci sono molte iniziative che con la scienza hanno un contatto molto tenue, comprese quelle che fanno leva sulle paure di complotti internazionali per cambiare le nostre vite. Chiunque pensi che ci sia qualcuno di nascosto a tramare per ucciderci tutti, è un ingenuo, perché è semplicissimo capire chi sono e cosa fanno, comprese le presunte associazioni segrete, come il gruppo Bildenberg, sul cui sito potete trovare date e partecipanti alle riunioni così segrete.
Ma sto divagando e voglio tornare sul tema per un’ultima considerazione, che traggo da Climalteranti.it, che pubblica qualche mese fa un lungo articolo intitolato “Dal negazionismo al livore: e magari chiedere scusa?.
Quello che si sostiene è che ormai i negazionisti non sanno più cosa inventare per convincere il popolo delle loro ragioni e sono passati agli insulti contro chiunque si metta in mostra nella lotta ai cambiamenti climatici.
Come ho ricordato prima, è successo con Greta Thunberg, la quale, oltre ad essere l’alfiere di una nutrita schiera di giovani che si riuniscono sotto il nome di “Fridays for future”, vale a dire Venerdì per il futuro, è anche una ragazzina di 16 anni e come tale, come persona intendo, meriterebbe il rispetto di tutti, amici e sostenitori, ma anche avversari.
Preciso, per i pochi che non lo sapessero che quel Venerdì non ha nulla a che fare con il compagno di sventure di Robinson Crosuè, ma è il giorno della settimana in cui vengono organizzate le manifestazioni e le azioni in ogni parte del mondo.
Uno dei più feroci oppositori di qualunque cosa vada contro quello che già esiste è Franco Battaglia.
Se posso usare un’espressione forte è un sedicente esperto che ormai è stato sputtanato ovunque. Una sua recente partecipazione televisiva è stata stroncata da veri esperti, i quali hanno individuato una enorme quantità di falsi dati e di errori scientifici nei suoi interventi in trasmissione. In media, un errore ogni 26 secondi. Ogni volta che prende la parola in media riesce a dire almeno due cose sbagliate, si legge in una lettera inviata alla conduttrice Lilli Gruber da un gruppo di climatologi.
negaz 07A me pare, lo dico con serena tranquillità, che la preparazione del Battaglia sia davvero risibile e che le sue affermazioni potrebbero figurare tranquillamente in un libro che raccolga il guiness delle scemenze. Ricordo che questo personaggio ha fatto capolino anche durante altre battaglie, come quella contro la rinascita del nucleare, voluta da Berlusconi, nel nostro paese.
Non voglio lasciarvi senza una piccola traccia delle affermazioni di cui sto parlando. Eccone alcune tra le più significative:
  • La CO2 non ha nulla a che vedere col clima. L’effetto serra è determinato proprio dai gas come la CO2 ed è decisivo per determinare la temperatura del pianeta.
  • A fine anni ’70 ci terrorizzavano con l’imminente era glaciale. Questa affermazione è semplicemente falsa perché quella indicazione di un raffreddamento globale, durato pochi mesi, è stata una semplice disinformazione giornalistica, mentre la scienza, come abbiamo visto stasera, ha sempre indicato una tendenza al riscaldamento del pianeta, certo non ad un raffreddamento.
  • Dal 2000 le temperature sono diminuite. Altra affermazione falsa come evidenziano centinaia di studi e ricerche.
  • É un fatto che l’energia fotovoltaica non funziona. Oggi il fotovoltaico rappresenta una voce importante nelle nuove fonti di energia. Secondo i dati forniti da Irena, l’Agenzia internazionale per le rinnovabili, nel 2018 sono stati aggiunti 171 GW di potenza nel mondo. Di questi 94 derivano dal fotovoltaico, vale a dire ben oltre la metà, segno evidente che si tratta di una forma di energia che funziona.
  • Il 30% dell’energia tedesca deriva dal nucleare. Anche questa affermazione è falsa. Il nucleare contribuisce oggi per il 13% all’energia complessiva tedesca ed è in diminuzione, vista la politica energetica di quel paese che sta cercando di uscire dal nucleare.
  • Nella scienza la voce di Einstein e la voce di Paperino sono sullo stesso piano. Qui, davvero, non ci sono commenti da fare.
Il fatto che la Gruber abbia accettato un simile personaggio non depone certo a suo favore, ma tant’è, a volte le necessità di marketing di una trasmissione vengono prima della sua credibilità. Sta di fatto che anche Il Giornale, che ha sempre seguito e sostenuto questo individuo, ha smesso di dargli credito e spazio. E questo mi pare sia un segno incontrovertibile sulla credibilità del personaggio.
Di personaggi come Franco Battaglia ce ne sono altri. Il dibattito ora si sposta sul metodo. Noi sappiamo bene che di fronte alle scelte che i cittadini sono chiamati a fare c’è l’obbligo della imparzialità. In vista di elezioni o di referendum, i media sono costretti a sospendere giudizi personali e a non permettere ad alcuno di pubblicizzare la propria parte senza che esista un contraddittorio dei suoi antagonisti.
Trovo giusto questo modo di procedere, perché i media hanno un potere molto superiore a quello di ogni singolo individuo.
La domanda che si pone adesso è se lo stesso criterio sia applicabile alle questioni climatiche, ovvero se debba esistere una par condicio anche in questo campo.
Ne è stata un esempio la trasmissione citata di Lilli Gruber (Otto e mezzo, format ideato da Gad Lerner e Giuliano Ferrara, in onda su La7 la rete di Urbano Cairo).
Credo che sia sufficiente leggere l’articolo di Elisabetta Ambrosi, con il quale sono d’accordo al cento per cento.

Ed infine

A proposito di The Guardian, ecco un’altra informazione degna di essere condivisa. Riguarda i finanziamenti che arrivano ai negazionisti anche da fonti diverse da quelle citate fin qui, come la ExxonMobil, la Shell e le altre multinazionali di Big Oil.
negaz 07 Le informazioni più recenti raccontano che l’accusa di sostenere i negazionisti viene mossa anche contro Google. L’azienda di Santa Clara, California, fa bella mostra piuttosto frequentemente di iniziative a favore del clima e della sostenibilità. Questa è una cosa molto importante dal momento che il motore di ricerca Google è sicuramente il più usato al mondo e quindi le informazioni raggiungo miliardi di persone ogni giorno. Secondo il Guardian Google avrebbe finanziato più di una decina di organizzazioni «che hanno condotto campagne contro la legislazione sul clima, messo in discussione la necessità di intervenire sul problema o promosso il superamento delle misure approvate durante l’amministrazione Obama».
L’azienda californiana non ha negato nulla, ma ha dichiarato che il fatto di finanziare quelle organizzazioni non significa che ci sia stata una adesione alla loro politica. Personalmente trovo questa giustificazione quanto meno poco convincente.
I giornalisti inglesi hanno cercato di scoprire anche le cifre di questi finanziamenti, ma non sono riusciti nell’intento in quanto le loro richieste non hanno avuto alcuna risposta. Tra i beneficiari c’è l’Istituto Competitve Enterprise, un organismo conservatore, diventato famoso per aver chiesto alla NASA di eliminare dal proprio sito il riferimento ad una statistica sul consenso quasi unanime, il 98% di cui ho parlato questa sera, degli scienziati sull’origine antropica del cambiamento climatico.
Questa organizzazione, come riferisce nel giugno scorso il New York Times, ha avuto sovvenzioni anche da Amazon e da Uber, l’azienda che gestisce il trasporto mettendo in contatto guidatori e passeggeri. Infine, sempre questo organismo, secondo il Guardian, avrebbe ispirato Donald Trump ad abbandonare gli accordi di Parigi.
Devo dire che su questo punto nutro qualche dubbio, perché Trump ha sempre avuto un atteggiamento critico nei confronti delle misure contro il Climate Change, anche prima di diventare presidente degli Stati Uniti.
Detto delle pubblicazioni permettetemi di fare una piccola riflessione. Le grandi aziende si comportano sulla base di ciò che economicamente conviene loro. A volte quelle sovvenzioni poco attente sono semplicemente un sistema pratico per ridurre le tasse da pagare.
In effetti non possiamo dimenticare che Google ha sponsorizzato eventi molto importanti, come il Global Climate Action summit, tenutosi a San Francisco nel dicembre del 2018.
La paura degli ambientalisti è che queste iniziative così lodevoli siano semplicemente delle azioni di greenwashing, vale a dire di una pulizia verde. Il termine greenwashing, cui Noncicredo ha dedicato una puntata parecchio tempo fa, significa che le aziende coinvolte buttano fumo negli occhi delle popolazioni senza tuttavia essere cambiate di una virgola. Ricordo, come esempio l’azione della British Petroleum di usare per le proprie insegne il colore verde pochi mesi prima del terribile incidente nel golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon, che ha causato, nel 2010, una catastrofe naturale e ambientale di cui ancora oggi si sentono le conseguenze.
Insomma occorre sempre stare sul “chi va là”, perché le azioni delle grandi compagnie, specie quelle che trattano fonti fossili, possono provocare danni all’ambiente e, di conseguenza, alle persone.
Noi cerchiamo di farlo, nei nostri limiti e con le nostre forze, proprio come oggi con questo articolo.