Omaggio a Mario MonicelliA Cancun, in Messico, il clima (quello meteo) è ottimo: sole pieno tutta la settimana e un bel caldo da starsene tutti nudi sulla spiaggia a prendere il sole.
Ma per mille (o più) rappresentanti degli stati e dei popoli, arrivati fin là nello scorso weekend per iniziare la conferenza mondiale sul clima (quello cambiato) il clima (quello “umorale”) è davvero pessimo.
Per capire cosa sta succedendo occorre fare un passo indietro di alcuni mesi, quando le riserve dei nostri ambasciatori ambientali si sono incontrate in Cina a Tienjin (a 100 km da Pechino) per preparare il terreno dell’attuale summit messicano.
Si potrebbe pensare a una premessa morbida e produttiva, ma le cose sono andate subito a puttane. Ci hanno pensato i soliti due rompiballe a guastare l’atmosfera (nel senso figurato) e cioè gli USA e la Cina, i due più grandi inquinatori, i due più grandi consumatori di energie primarie, i due più grandi consumatori e basta.
Hanno cominciato a litigare fin dall’aeroporto. Gli americani volevano decidere in pochi e poi comunicare agli altri paesi cosa si doveva fare, tanto "quelli"  avrebbero sicuramente approvato se il gruppo dei capoccioni fosse stato ben rappresentato. “Venite nella nostra stanzetta, ci facciamo quattro wisky, magari chiediamo al premier italiano che ci fornisca un paio di escort minorenni che lui se ne intende, decidiamo il da farsi e gli altri ciccia.
Ai cinesi la cosa non andava per niente a genio. Intanto erano già incazzati per la delegazione che Obama aveva inviato: delegati poco rappresentativi, che dovevano telefonare ogni volta a casa anche per chiedere se potevano andare a pisciare.
Insomma le cose sono andate malissimo e alla fine, come quasi sempre è accaduto in queste conferenze negli ultimi anni, non si è concluso nulla. Il fatto è che gli argomenti sul tappeto sono di quelli da prendere con le molle. Ne cito uno tra i tanti. Nel 2012 scade il protocollo di Kyoto: cosa si fa poi? Con buona pace dei Maya che sono tutti morti, sapere quali scenari affrontare dopo il 2012 è fondamentale e non solo per sapere fino a dove arriverà la corrente del golfo, ma per lo sviluppo economico, sociale e quindi politico degli stati. Mica robetta!
04 dicembreE’ inutile girarci tanto intorno. Chi davvero crede che queste riunioni e più in generale le politiche ambientali abbiano a che fare con la tutela dei mari, dell’aria e delle piccole foche bianche è davvero un ingenuo. Chi (come certi importanti movimenti, peraltro benemeriti) pensa che la politica non debba entrare nei loro schemi mentali intrisi di boschi da salvare e di rospi da proteggere, non può fare tanta strada se non quella che viene loro concessa da chi tira le fila del discorso.
Già, perché lo "scontro" di Tienjin (come quello di Bali, di Copenhagen, quello in atto a Cancun e quello del prossimo anno a Città del Capo) è una disputa  tra i massimi sistemi (povero Galilei). Sistemi economici e di sviluppo.
Da una parte gli stati ricchi (passatemi l’espressione anche se tra essi figura perfino l’Italia) difendono il proprio raggiunto "benessere"  (e già sulla definizione di questo termine ci sarebbe da scannarsi) basato su un mercato che ha come bandiera il consumismo possibilmente sfrenato. E cioè la produzione di merci che diventano rifiuti con la velocità di una formula uno per riprodurre altra merce e fare altri rifiuti. E’ il  gioco con il profitto di pochi (i “venditori” di …) e la necessaria compiacente spesa di molti (clienti, cittadini, stati?). Ciò scatena una specie di guerra santa da giocarsi con tutte le armi perché è necessario convincere costoro che sia una questione vitale avere un televisore più grande, un cellulare più figo, un motore più potente.
Dall’altra parte ci sono i paesi emergenti … no non pensate alla Birmania, al Kenia o al Bangla Desh. Un anno fa a Copenhagen quattro “emergenti” hanno costituito una specie di clan (il “Basic”) per controbattere le idee dell’America di Obama. Sono il Sud Africa (13''000), il Brasile (10''000), la Cina (6''000) e l’India (3’200). Messi insieme tutti i loro popoli fanno quasi tre miliardi di abitanti, poco meno della metà della popolazione umana. I numeri tra parentesi rappresentano il PIL per abitante (se preferite il reddito annuo pro capite) in dollari che va confrontato con quello statunitense che è di 40''000, 7 volte maggiore di quello cinese, 13 volte di quello indiano. Ora questi paesi dicono al mondo occidentale:
Avete sfruttato con la vostra potenza economica e militare il resto del mondo; avete ridotto il pianeta ad una schifezza inquinandolo in maniera vergognosa. Adesso pulite!”.
E rivendicano il diritto ad avere un trattamento di favore nella riduzione dell’effetto serra (ma anche in tutto il resto). Anche questi popoli vogliono avere la loro fetta di torta, un pezzo di benessere, vogliono il loro boom economico, le lavatrici, i SUV, le TV al plasma e tutto il resto che ci va dietro.
E parlano a nome anche dei meno fortunati di loro, quelli che non hanno 700 mila aziende straniere sul territorio (come la Cina) o ospedali e università invidiate da tutto il mondo (come l’India) o uno sviluppo pazzesco dell’economia (come il Brasile). Parlano a nome dei paesi poveri-poveri che vorrebbero diventare meno poveri e consumare un po’ di più di adesso.
Così facendo rivendicano (per se stessi prima di tutto) finanziamenti e sostegno.
Soldi innanzitutto: per sviluppare un’economia meno invasiva, meno inquinante, basata su energie rinnovabili e sul risparmio. La Cina – nonostante tutte le contraddizioni - è nettamente all’avanguardia in questo campo sia come legislazione che come realizzazione.
04 dicembreE poi tecnologia: know how da parte del mondo occidentale pronta da essere applicata. Insomma vogliono una solidarietà tangibile, che possa essere misurata con estrema facilità.
Due mondi che si oppongono dunque con esigenze completamente differenti. A Cancun le cose sono cominciate male come in tutte le altre circostanze. L’ex presidente del Brasile, Lula, si è detto molto preoccupato del positivo svolgimento del summit prima ancora che i delegati aprissero bocca: forse li ha guardati negli occhi e ciò che ha visto non gli è piaciuto affatto. Il Giappone ha subito messo le mani avanti: noi ad un Kyoto bis non vogliamo partecipare. Questo è un fatto grave, perché gli accordi di Kyoto per la riduzione dei gas serra e la conseguente limitazione dell’aumento di temperatura media del pianeta scadono, come detto, nel 2012 e non c’è ancora nessun obbligo di continuare ad essere d’accordo. Certo alcune convenzioni sono state scritte, come quella europea 20+20+20, ma non è che se mezzo mondo riprende ad inquinare in modo sistematico chi fa il bravo non ne risenta. La CO2 nell’aria è come il fumo passivo: chi ne produce troppo danneggia anche te, digli di smettere!
Provate a guardare dentro una sfera di cristallo nell’anno 2040.
Li vedete?
I cinesi, gli indiani e i brasiliani (e probabilmente anche altri) avranno lo stesso PIL degli USA. Questi tre paesi sommati assieme rappresentano il 40% della popolazione umana, quasi nove volte di più degli americani. Ecco allora che non avremo più una sola America da sfamare, ne avremo dieci e questo sarà assolutamente impossibile: non ci sarà abbastanza pop-corn per tutti.
A cosa porta questo ragionamento magari fatto di corsa e un po'' superficiale?
Al fatto che una crescita infinita con risorse finite è una pura idiozia e quindi che la misura del "benessere" attraverso il PIL è una truffa ed è la stessa truffa di quello che definisce la statistica dicendo che se lui mangia un pollo e tu nessuno, avrete alla fine mangiato mezzo pollo a testa.
Nella situazione in cui siamo, quando cioè servono due terre all’anno per soddisfare i bisogni della nostra “società civile” l’unica strada è quella di ridurre i consumi, cioè di avviare una decrescita intelligente, pilotata (dalla scienza, dalla politica, dall’economia) prima che essa diventi l’unica brutale via di fuga. Chi sostiene che ciò va contro gli interessi dell’umanità e che così si torna all’età della pietra dovrebbe riflettere su cosa farebbe con la sua casa che sta andando a fuoco e con l’acqua che gli resta: noi la butteremmo sul fuoco, lui probabilmente si farebbe una doccia (la battuta è mutuata da Beppe Grillo).
Ecco quindi che (io credo ma per fortuna non sono l’unico) gli aspetti ecologisti sono talmente intrisi di scelte economiche e politiche che non si capisce come sia possibile che esistano dei “partiti verdi”.
E gli altri? Come inseriscono il tema ambientale nelle loro linee programmatiche? Come pensano che debba essere la società futura? Quella in cui i loro figli e i loro nipoti si troveranno costretti (da noi) a (soprav)vivere?
Credo che ognuno di noi, nella propria stanzetta, dovrebbe riflettere su questi fatti. Decrescita non è una parolaccia e neppure una religione, ma una esigenza importante per il momento che stiamo attraversando. E si può decrescere tranquillamente senza fare barricate o uccidere qualcuno. Lo si può fare in mille modi, cominciando a limitare i consumi inutili che ciascuno di noi fa ogni santo giorno. Cominciamo da due siti: www.decrescita.it e www.decrescitafelice.it.

04 dicembreQuesta settimana ne sono successe di belle. Sono uscite le pagine di Wikileaks raccontandoci del nostro piccolo premier notizie che in ogni bar dello sport d’Italia erano date per scontate da anni. Sarebbe piuttosto curioso sapere come i suoi devoti (non li chiamerete ancora elettori, vero?) abbiano appreso le notizie e come reagiranno dopo il 14, quando presumibilmente questo governo andrà a casa e ci ritroveremo a dover scegliere di nuovo. Ma di elettori del PDL non se ne trovano mai, chissà perché?
La reazione del mondo occidentale alla polvere che se ne stava nascosta sotto il tappeto è stata prevedibile ma clamorosa. La culla della democrazia (ne hanno talmente tanta da esportarla ovunque) ha chiuso il server del giornalista Assange, che ha riaperto sei ore dopo in Svizzera … adoro internet!
La cosa più curiosa è il fatto che il cattivo è lui e va punito severamente, magari ucciso perché un hacker che guarda dal buco della serratura nella stanza dei segreti è molto più pericoloso dei segreti stessi. Se ne avete voglia leggetevi l''articolo di Barbara Spinelli di questa mattina su Il Fatto (siccome non so se verrà trasscritto nel sito ve l''ho riportato qua).

Registriamo anche le nuove sparate del piccolo premier, che sembra sempre più affetto da un male incurabile che colpisce le sinapsi impedendo ai neuroni di svolgere le loro solite funzioni. Venerdì 3 ha dichiarato in una conferenza, dopo le trattative con l’amicone Vladimir sull’acquisto di un nuovo lettone, che i mondiali di calcio 2018 assegnati alla Russia di Putin sono anche merito suo. Ed è il modo dell’aiuto a colpire “Abbiamo convinto i nostri amici a votare per la Russia”. Tutto il mondo nutre dubbi molto seri sulla trasparenza con cui si è arrivati a questo risultato (che non può essere considerato puramente sportivo vista la montagna di denaro che ci gira attorno): noi siamo dunque "gli amici degli amici". La cosa curiosa è che tra i concorrenti della Russia figuravano anche gli USA che non più tardi di 24 ore prima per bocca della dolce Hillary Clinton (che di puttanieri se ne intende mica da ridere!) dopo aver sparso fiele >a volontà su Silviolo secondo Assange, eleggevano Berlusconi come il miglior amico degli Yankee. Come il cane per l''uomo. Un po'' di riconoscenza perdio!

Ben peggiori sono state le dichiarazioni (altro link) anche queste pubbliche rilasciate ad Astana durante un vertice sulla sicurezza internazionale (peraltro miseramente fallito). Silviolo si è comportato da vero servo adulatore nei confronti di Nazarbayev, uno schifoso mafioso a capo del Kazakistan, ma molto utile per essere il presidente-padrone dello stato che produce più Uranio al mondo.  Va bene che gli affari sono affari e con il Kazakistan noi ne abbiamo di ogni genere (siamo il terzo partner mondiale dell''ex provincia devastata da esperimenti nucleari dell''URSS), ma c''è un limite a tutto. Con quelle frasi, che potevano essere riservate ad un uomo di alta statura morale, tutti noi (italiani) siamo stati a leccare il culo ad un delinquente per interposta persona, perché rappresentati da un omuncolo ridicolo.
Legatelo e imbavagliatelo, per piacere!

Vi ricordo che giovedì 9 dicembre a Padova, a palazzo Moroni (sala Anziani, ore 21.00), Ferruccio Pinotti e Giovanni Viafora presenteranno il loro lavoro “La lobby di Dio”, un’indagine sulla Compagnia delle Opere e sui suoi legami tentacolari con il mondo della politica e dell’economia.