Carissimi amici questa volta, cominciamo così:

colombo01Questo è un pezzettino del film “Non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi, un capolavoro di comicità. I due eroi vogliono bloccare Cristoforo Colombo che sta per partire per la sua avventura da Palos nel 1492. Arriverà in una terra sconosciuta il 12 ottobre, convinto di alcune cose per lui molto importanti. La prima di aver raggiungo il Catai, così fantastico e ricco come Marco Polo l’aveva descritto. La seconda che sarebbe diventato ricco e potente, appena al di sotto dei suoi sponsor, i re Cattolici di Spagna, in particolare la crudele e assassina Isabella. Ma questo è già un altro discorso.
Dico subito che a me Cristoforo Colombo non è per niente simpatico. Avendo letto i suoi diari, mi sono formato l’immagine di un uomo avido, bugiardo, che ha sfruttato tutto quello che poteva per regalare a se stesso e a suo figlio un futuro bellissimo.
Ma anche questo è un altro discorso.
E allora, di cosa parliamo? Come sapete io sono un fisico e sono particolarmente interessato alle scoperte scientifiche, ai cambiamenti che grandi menti hanno portato alla conoscenza dell’umanità. Questo vale non solo per l’oggi, ma anche per l’antichità. Allora i “filosofi” (il termine scienziato salta fuori parecchio più tardi) avevano ben pochi strumenti a disposizione e, se tornassero in vita oggi, potrebbero dire “C’è poco da vantarsi: con quei telescopi e quei computer sono capaci tutti!
Scusate la digressione e torniamo a Colombo. Una delle domande che frullano per la testa di chi ha letto qualche libro sul navigatore genovese è questa: “Ma Colombo sapeva che razza di idiozia stava facendo, partendo dalla Spagna per arrivare alle Indie descritte da Marco Polo?
Solo un pazzo o uno sprovveduto e scarsamente colto avrebbe potuto farlo. Colombo non era pazzo, dunque … sì evidentemente non era un genio, ma ci sono tante circostanze che hanno remato contro di lui e poi alcune scelte sono state fatte decisamente per convenienza, come vedremo di seguito.
A dire il vero, in questo articolo, non è neanche Colombo il protagonista principale … oh … si intende lui ha un ruolo di primo piano, ma non il primissimo. Questo ruolo di primissimo piano spetta ad un oggetto che noi tutti conosciamo molto bene, che calpestiamo ogni giorno, il pianeta Terra.
Ed è dunque di là che comincia la nostra storia.
C’è, ancora oggi, la convinzione che al tempo di Colombo, dunque alla fine del 15° secolo si pensasse che la Terra fosse piatta, cosa del tutto falsa. Quel che è certo è che proprio questo punto è cruciale: come è fatta la Terra, che forma ha? Oggi, a parte qualche disadattato culturale, nessuno ha dubbi sul fatto che la forma del nostro pianeta assomigli vagamente ad una sfera, un po’ più cicciotta alla cintura e un po’ più magra alla testa e ai piedi. Ci sono milioni di prove a sostegno di questa interpretazione e solo un imbecille può pensarla diversamente.
Ma nell’antichità non ci sono possibilità di osservarla da fuori, come possiamo fare oggi e non ci sono ancora stati menti geniali che, dall’osservazione di fenomeni naturali, avrebbero dedotto che la terra è una palla, come recita una recente pubblicità di una bibita.
Insomma, credo valga la pena di indagare un pochino su questa questione, per poi passare all’altra, per noi decisiva per le sorti di Colombo: quanto grande è la Terra?
Facciamo un tuffo nel passato e immaginiamo di essere a contatto con gli antichi abitanti del nostro pianeta. Non c’è dubbio che loro pensino che la terra sia una specie di torta, con i bordi che vengono collocati più o meno distanti in base a quanto le loro imbarcazioni possono allontanarsi dalla riva. Lo stretto, che oggi chiamiamo di Gibilterra, viene considerato un punto di non ritorno o, per meglio dire, un punto oltre il quale un destino crudele ti fa precipitare giù. Ecco il primo problema: cosa significa “giù”, quale è il senso di termini come alto e basso. Il punto più basso esistente corrisponde ai prati che vengono calpestati, il punto più alto non si sa bene, ma è lassù nei cieli stellati. Termini che, evidentemente, al di là dei confini della torta perdono di significato e diventano un mistero. Dove cadrebbero gli sventurati che li oltrepassassero? C’è da dire che i Fenici, così racconta la storia che ci insegnano a scuola, quelle colonne d’Ercole le avevano effettivamente superate e non era successo proprio niente. Le navi erano tornate indietro. Ma, dal momento che nessuno ha una risposta sensata, all’epoca ognuno si inventa qualcosa, anche se gli inferi godono dei favori del pronostico. Ma nessuno c’è mai stato, nessuno ha mai visto niente.
E poi, siccome a problema segue problema, come diavolo fa questa torta a non cadere anche lei, senza sapere dove. Le civiltà più antiche parlano di un Elefante che la porta in groppa, altri di una enorme testuggine, ma resta sempre il problema di sapere dove mettano le zampe questi benedetti animali: come fanno a rimanere per aria? Insomma si tratta di un modello piuttosto duro da gestire. Se poi qualcuno avanza l’ipotesi che anche l’altra faccia della Terra, quella di sotto, è abitata, ecco un’altra questione: come fanno a vivere a testa in giù? C’è da dire che questo mistero trova la sua completa soluzione solo molti secoli dopo, grazie alla scoperta della gravitazione universale da parte di un fisico inglese supergeniale come Isaac Newton.
E allora chi è il primo a pensare che la terra non sia piatta?

Da Anassimandro ad Aristotele

Per sapere chi sono i geniali antichi che hanno pensato ad una terra non piatta, dobbiamo risalire ad uno dei filosofi greci che compaiono in una delle prime lezioni di filosofia al liceo, tale Anassimandro, vissuto nel 6° secolo avanti Cristo. Nato a Mileto, nell’attuale Turchia, è anche astronomo ed è stato il primo a tramandare per iscritto i propri pensieri, anche se delle sue opere rimangono solo frammenti. É conosciuto per essere stato il primo cartografo, ma a noi qui interessa un suo pensiero sulla forma della terra. Adesso bisogna avere un po’ di pazienza, perché spesso le conclusioni a cui arrivano questi filosofi non è che abbiano delle basi molto solide e quindi vanno prese un po’ così, come vengono.
Dunque Anassimandro pensa che la terra sia cilindrica, come una torta, ma bella alta con un sopra e un sotto ben distanziati tra loro. É un passo decisivo, perché si passa a considerare che la Terra non ha un sotto e un sopra, ma due sopra, e due sotto, dove vive un’umanità da entrambi i lati. É importante perché è davvero il primo elemento che porta a considerare che la terra non è piatta. Ma per arrivare alla forma sferica serve un altro filosofo. Secondo i più, costui è stato Parmenide, che nasce circa 70 anni dopo Anassimandro in quella che allora era la Magna Grecia ed oggi è Campania. Quello che dice Parmenide non lo sappiamo da lui, ma da Diogene Laerzio, che a sua volta lo riprende da Teofrasto, quindi speriamo bene con queste fonti delle fonti. Comunque lui o un altro, a noi interessa il fatto che nel 5° secolo prima di Cristo, qualcuno, forse Parmenide, fa un ragionamento corretto. Lui parte dalla considerazione che la Luna è sferica e attribuisce le sue fasi (luna piena, quarto, luna nuova) alla posizione reciproca di Terra, Sole e, appunto, Luna. Quelle fasi possono apparire così solo se la Luna è una palla. Ma la prova più importante è quella dell’eclisse di luna. La parte del nostro satellite che non si vede è dovuta all’ombra della terra proiettata su di essa. E siccome quest’ombra è sempre curva, si fa presto a concludere che la terra è una palla. Non diminuite questa conclusione, pensate alle scarse conoscenze di 2500 anni fa. Se ancora oggi c’è chi sostiene la follia di una terra piatta, ai filosofi greci, qualunque cosa dicano, va portato un enorme rispetto.
C’è un altro fatto a favore della sfericità terrestre. Quando gli antichi cominciano a spostarsi per grandi distanze, si accorgono che andando da Nord a Sud, o viceversa, la posizione delle stelle fisse cambia. Questo è impossibile se la terra è piatta, mentre è normale se esiste una curvatura che sposta il nostro angolo di osservazione, mano a mano che proseguiamo il nostro viaggio.
Oggi noi siamo abituati ad assegnare a Tizio o Caio la scoperta di qualcosa, mentre ogni avanzamento scientifico è dovuto al contributo di una intera società, che si avvicina piano piano al risultato finale. Così è andata con la curvatura terrestre. Il problema, posto da Parmenide, ha trovato molti altri colleghi che hanno studiato la questione e, anche se non l’hanno risolta, hanno avvicinato qualcun altro, nato dopo al risultato finale.
Alla fine quelli che hanno concluso il processo e dichiarato: la terra è una palla, sono probabilmente tre filosofi molto importanti: Eudosso di Cnido, Platone e Aristotele. Ma questi geniali studiosi fanno di più, risolvono anche la questione dell’umanità che vive capovolta, quella nell’emisfero australe, come gli australiani o gli argentini.colombo02
Si entra così nel campo della gravità, perché questi geni capiscono che un corpo pesante cade sempre verso il centro della Terra, che, per loro è anche il centro dell’Universo e questo avviene da qualunque parte ci si trovi. Ecco dunque che le popolazioni dell’emisfero australe non stanno a testa in giù, perché il sopra e sotto, assume un nuovo significato ed è diverso nel Nord e nel Sud del mondo.
Dunque è dal 4° secolo avanti Cristo, cioè duemila anni prima di Cristoforo Colombo, che si ha la consapevolezza che il nostro pianeta è sferico, che non esistono le colonne d’Ercole e che nessuna nave può “cadere di sotto” una volta superati quegli ipotetici confini.
C’è anche da aggiungere che questa conquista è tutta greca. Nessun’altra civiltà è stata in grado, in quegli antichi anni, di raggiungere questo risultato. Ma, siccome sarebbe brutto non ricordare alcuni dei personaggi che hanno contribuito a questo processo, ecco i loro nomi.
La leggenda vuole che il primo a considerare la terra sferica sia stato Pitagora, proprio quello del famoso teorema, un personaggio piuttosto sui generis, sulla cui vita sono fiorite leggende innumerevoli. Si pensa sia nato a Samo nel 575 a.C. e abbia dato vita ad una scuola, quella dei pitagorici, i quali venerano la bellezza dei numeri e delle forme perfette. Tra queste c’è anche il cerchio e, per estensione, la sfera. La convinzione di Pitagora sarebbe dunque stata una semplice intuizione filosofica e niente più.
A dare giustificazioni concrete ci pensa un altro filosofo greco vissuto duecento anni dopo Pitagora, nel IV secolo a. C.: nasce infatti a Stagira nel 383 o 384. Si tratta probabilmente del più grande di tutti, quello che cambia letteralmente il modo di ragionare di ogni essere umano da allora in poi: Aristotele. Tra le moltissime opere che scrive, una, il De Cielo, riguarda la fisica e l’astronomia. In mezzo a molte idiozie sulla fisica (ma ricordiamoci in che periodo siamo) egli presenta una descrizione della sfericità della terra davvero straordinaria. E fa riferimento, per la prima volta, ad osservazioni reali come quelle di una nave che si avvicina al porto di cui si scorgono prima le vele e solo dopo lo scafo, o come quelle della forma dell’ombra proiettata dalla terra sulla luna durante un’eclisse che è sempre rotonda o ancora del fatto che muovendosi da Sud a Nord le costellazioni cambiano la loro posizione nel cielo e così via. La conclusione è che tutti questi fenomeni sono possibili solo se la terra è sferica. Per Aristotele non ci sono dubbi e il discorso si chiude là. Dal momento che il filosofo di Stagira non è un pischello qualsiasi, ma il numero uno nel suo campo e oltretutto una specie di boss permaloso, che bacchetta in modo severo chiunque non la pensi come lui, si può credere che da quel momento in poi parlare di terra piatta viene considerata una idiozia. Ma il tempo passa e le cose non vanno sempre come si vorrebbe. Così, si formano due partiti. Quello di Aristotele può contare su Filolao e Parmenide, ma in quello contrario ci sono fior di filosofi come Anassimene, Anassagora e perfino Democrito, che è oggi ricordato per essere stato il primo ad intuire l’esistenza di atomi nella materia: nessuno è perfetto!

Dagli Egizi al medioevo

Come ben sappiamo il medioevo europeo è dominato culturalmente dai dettami della chiesa, piuttosto oltranzisti e bigotti. Le sacre scritture diventano un libro delle verità e non la storia fantastica e fantasiosa di un popolo.
Nonostante la rivalità, per usare un eufemismo, della Chiesa verso le idee ragionate e la scienza, si scopre che anche nelle scritture si fa riferimento al “globo terrestre” come nel libro di Giobbe e nel secondo di Isaia. Dunque, almeno su questo punto, non c’erano nemmeno preclusioni religiose ad accettare una terra rotonda come una palla. A dire il vero qualcosa di strano c’è stato, ma ne parliamo tra poco.
Uno può dire: e gli egiziani, che hanno rappresentato la prima grande civiltà del Mediterraneo? C’è un episodio curioso che riguarda il tema che stiamo trattando, che si verifica tuttavia molto tardi nella storia del regno dei faraoni. Il protagonista è Agatarchide di Cnido, vissuto nel 2° secolo avanti Cristo, muore infatti nel 130 a 70 anni. Lui misura uno dei lati della piramide di Cheope e trova che vale 500 cubiti greci, che corrispondono più o meno a 230 m. La differenza rispetto al valore oggi certificato è piccolissima, di appena 38 cm. Ebbene, questo egizio dal nome impossibile, sostiene che quella misura corrisponde all’arco con origine al centro della terra e ampiezza di un grado.  Lasciamo stare le questioni di geometria e il fatto che il risultato è di una precisione pazzesca, ma, se si parla di “arco”, che è una piccola porzione di una circonferenza, non ‘è alcun dubbio che per Agatarchide la terra è decisamente una palla. Mancano 1700 anni alla spedizione di Cristoforo Colombo.
Dunque il pianeta è una sfera e divisa in varie zone climatiche, perfettamente simmetriche andando da Nord a Sud. Una zona fredda ai poli, un clima torrido attorno all’equatore e una zona mite nel mezzo, l’unica dove è possibile vivere. Due zone temperate dunque divise dall’inferno del clima torrido e per questo le zone non possono comunicare perché nessuno è in grado di attraversare il clima equatoriale. Queste zone come pure i loro abitanti erano chiamati antipodi.
Poi arriva Claudio Tolomeo, un astronomo del II secolo, greco di Alessandria, che fa ordine e pulizia sull’astronomia antica. Egli realizza una specie di riassunto di tutto quello che si sa allora, apporta un po’ di correzioni qua e un po’ là e alla fine elabora il suo sistema dei cieli, detto appunto sistema tolomaico: un’opera fantastica per quell’epoca. Questa visione del mondo rimane quella ufficiale fino ai tempi di Galilei e Newton, per circa 1500 anni. É sbagliata, però almeno per le questioni più elementari, funziona discretamente. La terra è al centro dell’universo, ma è decisamente sferica. Nel 1492, quando Colombo si imbarca, questo è quello che si sa.
Con l’avvento della cultura cristiana e cattolica le cose si complicano un po’, perché accanto al senso comune e alle indagini scientifiche bisogna tener presente quello che nei libri assolutamente antiscientifici, ma considerati sacri, è scritto. La frase più famosa della bibbia a confutare le evidenze galileiane era “Fermati o sole” che Giosuè avrebbe esclamato per avere più tempo per massacrare i nemici Amorrei. Quel modo di dire, “fermati o sole” viene preso terribilmente sul serio dai “dotti” del medioevo e fino al 1600 quando si tratta di confutare le osservazioni e le teorie scientifiche di Galilei. Ma sulla sfericità della terra la Chiesa ha solo un dubbio. Se gli uomini discendono tutti da una sola creazione, come si spiegano gli antipodi. Se Adamo ed Eva hanno procreato l’intera specie umana, come ha fatto questa a dividersi in zone non comunicanti tra loro? Questo piccolo problemino turba il sonno anche di grandi pensatori che pure sono convinti della sfericità della terra. Tra di essi il più illustre è sicuramente S. Agostino.
Poi arriva il medio evo e i secoli bui. Molti degli antichi testi scientifici greci e latini spariscono e la cultura si concentra nei monasteri soprattutto benedettini dove dei frati molto pazienti, o che non avevano niente di meglio da fare, li trascrivono a mano per conservarne copia nelle loro segrete stanze. Ci sono anche alcune prese di posizione di religiosi istruiti sull’argomento, fornendo sempre una testimonianza a favore della sfericità terrestre.
Si stima che nessuno abbia più messo in dubbio, dall’VIII secolo in poi questa conclusione. Ovviamente che questo abbia influenzato le credenze popolari non è dato saperlo e poi con i tempi che corrono non è che la forma del pianeta sia un argomento molto popolare tra la gente, che ha ben altri problemi da affrontare e che comunque, nella stragrande maggioranza, non sa leggere. É, insomma, un po’ come chiedere oggi agli avventori di un bar cosa pensino del principio di indeterminazione di Heisenberg e pretendere una risposta sensata.
Una volta superato il fatidico e temuto anno mille, arrivano gli arabi a dare una sistemata alla cultura occidentale. Riportano gli scritti di Aristotele e dei suoi contemporanei alla conoscenza generale e così la cultura cresce in modo molto rapido. Loro stessi hanno (oltre che matematici, ingegneri e poeti di primissimo piano) anche uno stuolo di astronomi davvero fantastici. Senza entrare nel merito possiamo ricordare come molti nomi di stelle famose (Beltegeuse, Altair, Rigel, ecc.) così come termini astronomici che usiamo ancora oggi (Nadir, Zenit, almanacco, algoritmo, ecc.) sono parole arabe. Insomma gli arabi salvano il culo alla cultura occidentale e decretano senza alcuna ombra di dubbio che la terra è una palla e certo non una torta.
Grazie a questo nuovo impulso riprendono le attività scientifiche e nel 1050 Ermanno il Contratto è il primo osservatore cristiano a ripetere le misure di Eratostene del raggio terrestre. Erano passati 1200 anni e si era ancora al punto di partenza. Ma di Eratostene parleremo tra poco.
Nel 1200 vive un altro pezzo da novanta della cultura cristiana, San Tommaso d’Aquino nelle cui opere la sfericità della terra è data per acquisita anche da parte dei suoi lettori.
E poi, uscendo dal campo scientifico, ma per capire quanto diffusa sia l’informazione, la terra di Dante Alighieri nella sua Commedia è decisamente sferica.
Uno studio condotto dal professor Reinhard Krüger dell’università di Stoccarda cita più di 100 scrittori che tra la fine dell’impero romano e il 1492, sono tutti fermamente convinti che la terra è una sfera. Insomma il nostro amico Cristoforo Colombo non poteva proprio non sapere e, almeno da questo punto di vista non rischiava assolutamente nulla: non sarebbe precipitato nel nulla al di là delle colonne d’Ercole.
E tuttavia se chiedete in giro vi accorgerete che la maggior parte delle persone è proprio convinta che prima delle esplorazioni (Colombo, Magellano, ecc.) la convinzione diffusa sia quella di una terra piatta. Addirittura Colombo viene descritto come un paladino che combatte, solo e indifeso, contro uno stuolo di fanatici sostenitori della piattezza della terra. Ma questo è assolutamente falso!  Eppure …

Terrapiattisti

Ma allora, se tutti sanno che la terra è una sfera fin dall’antichità. Perché c’è questa credenza così diffusa da finire addirittura nella pubblicità? I motivi sono diversi.
Nel 1828 esce un libro scritto da Washington Irving e intitolato “La vita e i viaggi di Cristoforo Colombo” nel quale si afferma proprio questo e cioè che prima di Colombo l’umanità si pensava collocata su un disco piatto in mezzo al nulla. Irving attacca la Chiesa dell’epoca sostenendo che Colombo era il solo a credere alla sfericità della terra, avversato dalle alte sfere religiose. Le cose non sono andate per niente così, anzi è vero il contrario. Colombo fa molta fatica a convincere i reali, prima portoghesi e poi spagnoli, a finanziare il suo viaggio. Non c’era molta fiducia in quel genovese e poi la Spagna era impegnata in altre attività: cacciare i mori, togliere gli averi agli ebrei e mettere al rogo poveracce e poveracci, colpevoli solo di essere nati nel secolo sbagliato. É il papa Innocenzo III a intervenire presso la corte di Madrid per sponsorizzare Colombo. Certo non lo avrebbe fatto se avesse sospettato che quelle tre navi sarebbero cadute nel vuoto, appena doppiata Gibilterra. Va anche sottolineato che erano 870 anni che le isole di Madeira erano state colonizzate dai portoghesi e quell’arcipelago si trova a 1200 km dalle coste lusitane.
colombo02É abbastanza curioso che Irving tiri fuori questa storia in pieno 800 (19°secolo!), un periodo di grandi progressi ed invenzioni scientifiche. Purtroppo qualche danno è riuscito a farlo lo stesso, perché c’è sempre il credulone che va dietro a queste storie. E così, non solo è nata la convinzione che alla fine del 1’400 fossero tutti dei babbei, ma, cosa ben peggiore, vengono scritti altri libri, che cercano di dimostrare che in realtà la terra è piatta. Lo ha fatto William Carpenter nel 1885 (Le 100 prove che la terra non è una sfera). Una di queste è la testimonianza aeronautica per cui anche a grandi altezze non si riesce a vedere la curvatura terrestre. Per sua fortuna Carpenter non è vissuto abbastanza a lungo da vedere le immagini dai satelliti, altrimenti ci sarebbe davvero rimasto male.
E ci sono perfino degli scienziati che si cimentano nell’assurdo tentativo di negare la sfericità della terra, come Samuel Rowbotham. Ed infine, per venire al nostro secolo, si sono formate società o gruppi o sette di credenti nella terra piatta. L’ultima in ordine di tempo è la Flat Earth Society (Società della terra piatta) che ha contato alcune migliaia di aderenti.
Il fondatore della setta, Charles Johnson era arrivato alla conclusione che contro la terra piatta c’era una cospirazione: “L’idea di un globo rotante è una cospirazione fallace contro cui Mosè e Colombo si batterono …”. Quando l’articolo che conteneva questa frase fu pubblicato su Science Digest nel 1980, ci fu una sollevazione popolare contro simili scemenze, ma Johnson rispose serafico: “Se la Terra è una sfera, allora la superficie di una grande massa d'acqua deve essere curva.  Johnson ha controllato le superfici dei laghi Tahoe e Salton senza trovare alcuna curvatura".
Più chiaro di così …
Anche questa sarebbe una storia curiosa da seguire, anche perché, dopo le prime foto dai satelliti del globo terrestre, gli aderenti a questa setta si uniscono a quelli sul complotto dell’allunaggio, sostenendo che quelle foto sono false e destinate a convincere chi non ha occhio buono per smentirle. La società è rimasta in piedi fino a quando, nel 1995, la sua sede, un rifugio nel deserto del Mojave in California, brucia, distruggendo anche tutta la documentazione che contiene. Charles Johnson muore nel 2001, lasciando senza guida una società che all’epoca conta poche centinaia di iscritti.
Se volete divertirvi un po’ potete cercare su Youtube l’assemblea dei terrapiattisti italiani, quando il chimico Barbascura si intrufola a contestare le loro teorie (https://www.youtube.com/watch?v=44cZCmtGoJM).

Quanto grande è? Eratostene

colombo01Risolta dunque la questione della forma, per cui Cristoforo Colombo può partire senza troppi patemi, rimane un altro scoglio estremamente importante. Quanta strada ha davanti con le sue navi prima di toccare la terra delle Indie? É un problema fondamentale, perché, solo conoscendo le distanze, è possibile stabilire quanto cibo e acqua caricare. É necessario anche sapere quanto tempo ci vorrà, perché agli uomini da assoldare va detto, evitando così il rischio di ribellioni e ammutinamenti, cosa alla quale Colombo, durante il suo viaggio, è andato piuttosto vicino. Dunque la domanda diventa: nel 1492 Colombo sa a cosa sta andando incontro? Ha un’idea, magari approssimativa, del viaggio che lo aspetta?
Ma certo, raccontano i nostri libri di storia, ma, ancora una volta, la verità è esattamente l’opposto. Colombo non sa niente di quello che sta per succedere e adesso cercheremo anche di capire il perché. Per farlo occorre partire da piuttosto lontano.
Oggi determinare il diametro della Terra sembra un giochino da ragazzi. Basta usare un satellite di cui si conosca la posizione, fare una foto del pianeta e imparare due o tre formule di trigonometria. Già così potremmo avere una stima piuttosto precisa, ma le misure odierne sono estremamente meticolose e ci dicono che il diametro medio terrestre è di 12’742  km (un po’ minore ai poli e un po’ maggiore all’equatore) che ci porta ad una circonferenza di 40'010 km.
Sapere quanto grande è la terra è un problema con il quale hanno avuto a che fare moltissimi filosofi e scienziati dell’antichità. A scuola ci hanno raccontato che i Fenici sono stati probabilmente i più abili navigator del tempo. Volete che non si siano mai posti il problema fin dove le loro navi possono navigare?
E poi ci sono gli astronomi e i geografi. Di uno ho già detto, l’egizio Agatarchide di Cnido. Una delle prime notizie sulle misure del raggio terrestre è riferita da Aristotele, proprio quando dimostra che il pianeta è sferico e cita il lavoro di un suo contemporaneo, Eudosso di Cnido e di un allievo di questi, Callippo di Cizico.
Dovete sapere che quello che dice Aristotele viene preso dagli studiosi per molti secoli dopo la sua morte come una verità assoluta, tanto che è famoso il detto “ipse dixit”, cioè “l’ha detto lui”, frase che tronca sul nascere qualsiasi discussione. Pensate come siamo caduti in basso, visto che oggi molti credono di conoscere la verità dicendo “l’ha detto la televisione”.
Quelle raccontate da Aristotele non sono misure chissà quanto affidabili e nemmeno precise, tanto che la circonferenza della terra viene stimata in 400 mila stadi, molto più dei 250 mila corretti. Ma anche questa è una testimonianza dell’interesse che i greci manifestano per il problema. Non solo, ma il semplice fatto di averci provato, significa che hanno escogitato un metodo (vedremo che sono più d’uno) per eseguire questa operazione, che allora doveva sembrare qualcosa di davvero molto complicato, quasi impossibile.
Il metodo consiste nel valutare la distanza tra due punti della superficie terrestre posti sullo stesso meridiano e poi determinare l’arco corrispondente. Con pochissimi calcoli si può poi risalire alla intera circonferenza.
Il primo ad eseguire questa operazione è un filosofo e astronomo greco, Eratostene, nato a Cirene, che oggi sarebbe in Libia, ma trasferitosi ad Alessandria d’Egitto, dove fa carriera, fino a dirigere la famosissima biblioteca di quella città, uno dei massimi centri culturali di ogni epoca. Dunque non è certo uno sprovveduto e ha una cultura scientifica nettamente superiore alla media. Se ci aggiungiamo che è anche geniale, capiamo perché non ci mette molto a misurare le dimensioni terrestri. Per farlo usa semplicemente un bastone o uno gnomone come vengono tecnicamente chiamati quegli strumenti. Lo si ficca a terra perpendicolarmente per vedere l’ombra che proietta. Il 21 giugno di un anno attorno al 240 a.C., Eratostene è a Siene, l’attuale Assuan. Là vicino, a pochi chilometri, passa il tropico del cancro. A mezzogiorno nota che lo gnomone non produce nessuna ombra. I raggi del sole sono perfettamente perpendicolari al terreno. Ad Alessandria questo non succede: lo gnomone un po’ di ombra la fa. Eratostene ne prende nota con cura e comincia i suoi calcoli.
Per completare l’opera ha bisogno di conoscere la distanza tra le due città. Oggi, se chiedete a Google, potete sapere immediatamente che la distanza Alessandria-Assuan in linea d’aria è di 830 km. Nell’antichità la misura delle distanze geometriche non è cosa semplicissima e ci sono diversi modi per farlo. Uno di questi è di andarci, cercando di mantenere costante il passo e contandoli. Pare che l’ideale per questa impresa sia di utilizzare un cammello, i cui passi sono decisamente regolari, ma questa è una informazione sulla quale non metto la mano sul fuoco. Ad ogni modo, Eratostene, come direttore della biblioteca più grande del mondo, non ha certo difficoltà a consultare una delle moltissime mappe disponibili e quindi la conoscenza di quella distanza per lui non è un problema.
Il risultato non è difficile da ottenere. Usando le proporzioni salta fuori che la circonferenza della terra vale 252 mila stadi. Per capirci qualcosa, dovremmo sapere quanto vale uno stadio e qui ci sono alcune difficoltà. Perché nell’antica Grecia ognuno fa un po’ come gli pare e così ogni città ha il suo stadio, nel senso dell’unità di misura. Succederà molto spesso anche nei secoli seguenti con le unità di misura che variano da posto a posto, anche in Italia dove il braccio veneziano è diverso da quello fiorentino e da quello ferrarese, ponendo un certo problema nei traffici commerciali.
 Oggi sappiamo che lo stadio di Eratostene può valere da 155 a 160 m. E dunque la sua circonferenza terrestre oscilla tra 39'525 e 40'320 km. In ogni caso, la differenza rispetto al valore oggi ritenuto ufficiale è davvero una cosa piccolissima, stimabile in, al massimo un paio di punti percentuali.
La conclusione è dunque chiara: ai tempi di Colombo le dimensioni della terra si conoscono con grandissima precisione. Poi però succede qualcosa …

Posidonio e Tolomeo: che confusione!

colombo02Dunque Eratostene misura le dimensioni terrestri con una precisione incredibile. Tutto bene? Non proprio. Passano gli anni, Eratostene muore e viene sepolto ad Alessandria, quando un tale Posidonio, vissuto tra il 135 e il 50 a.C., fa anche lui una misura della circonferenza della terra, ma usa un metodo differente … c’è da dire che nessuno sa, all’epoca, quanto precisa sia la misura di Eratostene e quindi è comprensibile il ripetersi di quelle prove seguendo strade diverse.
Posidonio si affida all’osservazione della posizione delle stelle fisse che, come già detto, cambiano se ci spostiamo da Nord a Sud. Se si riesce a valutare di quanto cambiano per un tratto di strada conosciuto, il gioco è fatto. Posidonio fa due misure, che portano a risultati differenti. La prima circonferenza è di 240 mila stadi, quindi piuttosto buona, ma la seconda stima la circonferenza terrestre in 180 mila stadi, che fa diventare il nostro pianeta notevolmente più piccolo di quello immaginato da Eratostene, addirittura del 30%. Qual è il dato ritenuto migliore da Posidonio? Purtroppo il secondo. Così la terra si restringe come una palla che si sgonfia.
C’è un periodo molto brutto per la scienza dopo questo meraviglioso periodo così ricco di filosofi e astronomi, un periodo buio, nel quale la scienza sparisce, forse per mancanza di finanziamenti, e delle scoperte di cui ho parlato nessuno sa più niente. E sulle imprese dei nostri eroi greci cala il silenzio o nascono leggende del tutto sbagliate. I Romani avranno anche fatto meraviglie in molti campi, ma in astronomia sono sicuramente stati del tutto insufficienti.
Adesso però ecco un nuovo personaggio nella nostra storia, uno di quelli che potremmo chiamare mammasantissima, per il peso enorme che il suo lavoro ha avuto nei secoli successivi. Lo abbiamo incontrato, si chiama Claudio Tolomeo, vive ad Alessandria d’Egitto e lascia un’opera monumentale, intitolata Almagesto. É una specie di Bibbia dell’astronomia, perché in essa sono raccolte tutte le conoscenze disponibili all’epoca, compresa l’organizzazione dei cieli, con la Terra al centro dell’Universo. Un sistema, chiamato appunto tolomaico, che durerà fino al 18° secolo, quando anche la Chiesa dovrà arrendersi alle evidenze di Copernico, Galilei e Newton.
E cosa scrive Tolomeo sulla dimensione terrestre? Può scegliere tra le varie misure e quale prende? Quella ottima di Eratostene o la rima di Poseidonio? Macché, sceglie quella sbagliata di Posidonio. Dunque per tutti, da quel momento in poi, la terra è più piccola del 30% rispetto alla realtà. Questo inciderà parecchio sul viaggio di Colombo, ma le vicende non sono finite qui, perché, se fino all’800, al IX secolo, gli anni sono bui, vengono poi rischiarati e illuminati a giorno grazie all’arrivo di una popolazione straordinaria dal punto di vista della cultura tutta e della scienza in particolare: gli Arabi.

Sì, ma quanto deve viaggiare Colombo?

Adesso però torniamo a Cristoforo Colombo. Avremo modo di ritornare agli arabi tra un po’. La sua impresa è sensata? O si è semplicemente incaponito per motivi religiosi (dei reali di Spagna e del papa) e personali?
Proviamo ad analizzarlo con le conoscenze attuali, immaginando di far sparire dal mappamondo l’intero continente americano. Infatti, nei pensieri del ‘400, oltre il Portogallo e le isole Canarie (compresa Madeira e le Azzorre che i portoghesi avevano già colonizzato) si estendeva l’oceano fino alle Indie, quelle che varie spedizioni avevano raggiunto via terra andando ad Est. Tra queste quelle della famiglia Polo, commercianti veneziani, con Marco Polo, che descrive il viaggio attraverso la via della seta, i suoi incontri con le autorità cinesi dell’epoca, con l’imperatore Kublai Kan in particolare e la magnificenza di Shangdu, la capitale estiva dell’impero, così ricca, a dire del veneziano, di cose preziose e d’oro.
Naturalmente Marco Polo non fu né il primo né tanto meno l’unico occidentale a prendere contatti col mondo orientale. Tanto per fare un esempio, gli arabi, quando arrivarono in Europa attorno all’800, portarono conoscenze e tradizioni tipicamente indiane e cinesi. La famosa numerazione araba, quella che ci regala per la prima volta lo zero, semplificando così tutti i nostri calcoli attuali, è stata introdotta da Al Kwaritzmi, un personaggio davvero straordinario della cultura araba. Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, questo il suo nome completo, è un matematico, responsabile dell’immensa biblioteca di Baghdad. In quelle vesti egli fa tradurre in arabo moltissime opere greche e latine impedendo così che vadano irrimediabilmente perdute. Siamo attorno all’800 e a lui è dovuto lo studio sulla matematica sviluppata dagli indiani diversi secoli prima.
Insomma informazioni sul mondo orientale sono arrivate in abbondanza nei salotti e nelle corti europee quando a Colombo viene in testa quella strana idea di solcare il mare per raggiungere il Catai girando dall’altra parte del mondo.
Torniamo ai nostri calcoli. Se non ci fosse il continente americano di mezzo, dobbiamo conoscere la distanza tra le prime terre emerse dell’Asia e l’Europa ad una altezza come quella che vide il viaggio di Colombo, all’altezza di Cuba, più o meno.
Considerando che il Portogallo è a 11 mila km verso Est in linea d’aria dal Giappone, possiamo stimare un viaggio di circa 30'000 km. Con le navi dell’epoca servono circa sei mesi durante i quali (sempre in base alle conoscenze di allora) nessun rifornimento si può fare perché non ci sono terre emerse. Ogni nave usata da Colombo ha un equipaggio di circa 40 persone. Nelle stive non ci sta assolutamente un quantitativo di vettovaglie che possa soddisfare tutta quella gente per sei mesi e nemmeno per quattro.
colombo01Dunque il viaggio di Colombo è assolutamente impossibile da realizzare e, se davvero egli avesse un’idea precisa delle dimensioni della terra e dell’impresa, non sarebbe mai partito. E allora perché parte lo stesso? Lo vediamo dopo una pausa.
Al di là delle sue mire commerciali e personali, voglio cercare di capire come mai Colombo affronti l’oceano nonostante tutto.
Tanto per cominciare egli pensa che la Terra sia più piccola del reale e poi che il continente asiatico sia decisamente più esteso di quanto non sia in realtà. Ma nonostante questo le previsioni devono essere sempre di almeno quattro mesi di viaggio.
Colombo non ha molti amici che spingono perché questo viaggio si faccia. I suoi avversari infatti hanno fatto dei calcoli molto più precisi di quelli del navigatore italiano e, correttamente, ritengono una follia salpare dall’Europa in quella direzione.
Ma Colombo è fermamente convinto dei suoi dati. Perché?
Chiunque legga anche distrattamente i documenti disponibili nel XV sec. non può non imbattersi nelle misure greche delle dimensioni terrestri; anche prendendo per buona la più piccola (quella sbagliata di Posidonio), la circumnavigazione della terra è un viaggio di 32'000 km e se ne possono preventivare almeno metà per raggiungere la Cina: un vero suicidio. Perché allora Colombo cerca con tanto accanimento di convincere uno sponsor a finanziargli l'impresa? I motivi per i quali il viaggio alla fine si fa sono piuttosto chiari: sete di potere, avidità di ricchezze, fanatismo religioso …
In realtà, il navigatore genovese non solo pensa che la terra sia molto più piccola del vero, non solo attraversa l'Atlantico convinto di raggiungere il Giappone e poi la Cina, ma trova delle terre che non dovevano esistere, che non potevano esistere, tanto che ne negherà la realtà fino alla morte.
Quando il 6 dicembre 1492 sbarca ad Haiti si convince che sia il Giappone e quando, due anni più tardi, percorre in lungo e in largo le coste di Cuba, costringe i suoi marinai a giurare davanti ad un notaio che si tratta della Cina. Più tardi capisce che non può essere vero e quando riprende il mare arrivando in Giamaica, tre anni prima di morire, in un delirio di follia scambia quelle coste per il paradiso terrestre. Ad altri, in Giamaica, capiterà lo stesso molti anni dopo, ma per motivi differenti.
É il 1503: in quell'anno Amerigo Vespucci, che ha lungamente viaggiato lungo le coste della futura America su navi spagnole e portoghesi, pubblica nel “Mundus Novus” una serie di carte di navigazione che permettono la localizzazione esatta del nuovo continente. Pochi anni più tardi (1519) il portoghese Fernão Magellano parte verso occidente per la prima circumnavigazione del globo, togliendo ogni dubbio sulle reali posizioni dei continenti. Egli non può, tuttavia, portare a termine l'impresa, poiché viene assassinato nelle attuali Filippine; tra i suoi collaboratori, il vicentino Antonio Pigafetta rende conto della missione, scrivendo la "Relazione del primo viaggio intorno al mondo".

Le scelte (sbagliate) astronomiche di Colombo

Ma torniamo alla storia di Colombo; al suo tempo dunque la terra ha una circonferenza di 30'000 km, cioè circa il 75% del reale. Ma dal momento che ogni paese ha la sua unità di misura, le distanze terrestri vengono valutate in gradi e quindi "tradotte" in leghe, miglia, chilometri e quant'altro. Questa tecnica, elaborata dal portoghese Joseph Viziño, richiede discrete competenze astronomiche e di saper utilizzare l'astrolabio, uno strumento che serve proprio per la localizzazione degli astri nel cielo e, per quel che ci riguarda qui, per stabilire una relazione tra angoli e distanze. Uno strumento senza il quale i calcoli astronomici diventano terribilmente complicati e che possono portare a gravi errori di valutazione. Colombo non solo non vale granché come "misuratore", ma commette errori a ripetizione nella conversione dei gradi in distanze. A sua parziale scusante va detto che le idee su questo argomento non sono mai state chiare. Le stesse misure di Eratostene e di Posidonio comportano che il primo assegni ad un grado 700 stadi, il secondo solamente 500. Inoltre nel XV sec. l'unità di misura era il miglio romano e non c'era accordo su quanto valesse un miglio romano in stadi greci. Qualcuno sostiene che un grado corrisponda a 87colombo02,5 miglia romane, altri scendevano a 70, mentre c'era chi addirittura propendeva per 62,5 miglia, un valore davvero molto, molto piccolo che corrisponde a un 20% in meno del valore effettivo. E proprio questo era quello che Tolomeo aveva ritenuto valido ... insomma l’astronomo greco non ne azzecca una in questa storia.
Ma Colombo non usa nessuno di questi valori; egli adotta quello dell'astronomo arabo al_Farghani, che fornisce la migliore misura sul mercato in quel momento, che porta la circonferenza terrestre a 40'248 km, un'inezia in più di quella effettiva. Con questi valori in mano a nessuno, neppure al visionario genovese, può venire in mente di partire, ma la sua incompetenza è davvero stratosferica: egli confonde le miglia arabe con quelle romane, riducendo così la circonferenza della terra a 30'000 km. Inoltre estende l'Asia molto più in là verso oriente (quindi più vicina all'occidente dalla parte dell'Atlantico) e sposta a nord le isole giapponesi più o meno all'altezza delle Canarie, dove un grado vale il 10% in meno rispetto all'equatore. Insomma Colombo ridisegna il mondo così come doveva apparire per un buon risultato della sua impresa; calcola che tra le Azzorre e la Cina ci sono circa 4'400 km, mentre ce ne sono quasi 20'000 ...
E così accade che, più o meno là dove pensa di trovare il Giappone, incontra le coste delle Bahamas; la scoperta dell'America è la scoperta di una terra non cercata e che, stando ai calcoli del tempo, non poteva neppure esistere!
La scoperta dell’America avviene dunque perché un marinaio, con scarsa dimestichezza verso l’astronomia e la matematica, si è perduto.

E’ giusto parlare di “scoperta”?

La scoperta dell’America da parte di Colombo è celebrata un po’ ovunque. In Italia per spirito nazionalista accompagnato da una visione storica piena di prosopopea per il “nostro” Cristoforo, anche se l’Italia c’entra davvero poco con la sua avventura. C’entrano molto più i reali spagnoli e il papato.
Qui non si tratta tanto di capire, come dice Benigni all’inizio, che se un popolo già abita su un territorio tu non lo puoi scoprire, al massimo lo puoi invadere e conquistare. Ci sono teorie sull’arrivo dei Vichinghi ben prima del 1492. Ma anche questo è poco importante. Negli anni ’60 sono state scoperte tombe vichinghe nell’isola di Terranova, che si trova di fronte alle coste canadesi. Queste tombe risalgono al secolo XI, 400 anni prima dei viaggi di Colombo.
Oggi ci sono manifestazioni forti contro il concetto di scoperta dell’America da parte di Colombo, con statue imbrattate quando non distrutte. Io credo si debba fare un po’ di chiarezza sulla faccenda. Se è vero che Colombo non scopre nulla di quello che aveva cercato, come dimostrato fin qui, c’è una osservazione importante da fare. Anche se prima di lui altri popoli sono arrivati nelle praterie del Nordamerica, questi non hanno indotto conseguenze importanti alla storia del mondo. Il 1492, invece, lo ha fatto eccome, ha cambiato ogni cosa, da tutti i possibili punti di vista: geografico, sociale, militare, commerciale e tutto il resto che può venirvi in mente.
Quello che, storicamente, è invece importante sarebbe di avere consapevolezza dei motivi che hanno spinto Colombo in un viaggio impossibile. La scienza, la religione tirata continuamente in ballo dal genovese nei suoi messaggi alle reali maestà di Madrid, non c’entrano nulla. C’entra il potere e il denaro, che sono i motivi per cui la stragrande maggioranza delle imprese vengono compiute. É un argomento decisamente troppo vasto per inserirlo qui, ma è estremamente interessante, perché a noi studenti, l’avventura di Colombo è stata raccontata in modo decisamente falso.
Per concludere possiamo dire che la scoperta di Colombo ha avuto un impatto su tutti noi decisivo. É chiaro che prima o poi quell’enorme continente sarebbe venuto a conoscenza degli europei, per cui Colombo o non Colombo, in un modo o nell’altro, oggi dovremmo comunque sorbirci le pazzie, le esagerazioni, di quel fuori di testa di Donald Trump. Ma non avremmo altrimenti avuto Bob Dylan, i Doors, Emily Dickinson, Hemingway, Fitzgerald, Kobe Briant e tantissimi altri.
Con il 1492 si considera finito il medioevo e comincia una nuova era, l’era moderna. Ce lo hanno insegnato alla scuola elementare, magnificando le imprese dei colonizzatori. Un nuovo inizio.
Ma per i popoli che abitavano quel continente come gli Atzechi, i Maya, i Toltechi, gli Inca è stato solo l’inizio della fine.