I vortici: l’acqua e il ghiaccio
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Le coseEccoci arrivati alla sesta puntata sulla Blue Economy. Con questa chiudiamo l’argomento, anche se gli esempi da riportare non finiscono certo con quelli di oggi. Dopo aver visto come il mondo animale e quello delle piante sono in grado di darci insegnamenti importanti per migliorare le nostre vite e anche la produzione delle nostre aziende, ci rivolgiamo oggi al mondo inanimato, quello, insomma, delle “cose”. Potrà sembrarvi strano che simili oggetti abbiano qualcosa da dirci, da insegnarci, ma se mi seguirete anche stasera avrete modo di constatarlo. Come in tutte le puntate sulla Blue Economy, non ho mai fatto discorsi teorici, ma ho sempre parlato di applicazioni pratiche, di processi portati in azienda, sfruttati per creare reddito e posti di lavoro, con tanto di nome, cognome, e, spesso, sito internet di riferimento. Così che possiate controllare di persona.
Cominciamo dall’acqua e più precisamente dai torrenti e dai fiumi. A parte le schifezze che ci versiamo noi, essi sono in grado di mantenersi puliti senza l’intervento esterno, usando una tecnica straordinaria, quella dei “vortici”.
I corsi d’acqua applicano, certo senza rendersene conto, una semplice legge della fisica. Nell’acqua che scorre verso valle si formano dei vortici, dei mulinelli. Tra l’interno e l’esterno di questi c’è una differenza di pressione, sufficientemente grande da rompere le membrane dei batteri.

Premessa
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La grande utilità dei gelsi

GelsoLa storia che sto per raccontarvi ha diversi protagonisti straordinari: il baco da seta, un ragno e materiali particolari, come il titanio. Sembra sicuramente curioso questo accostamento: come entreranno in una stessa storia il timido bruco, che si nutre di gelso prima di trasformarsi in farfalla, e uno dei metalli più resistenti che conosciamo?
Un po’ di pazienza e lo scopriremo. Ma, come sempre, è meglio cominciare dall’inizio.
Il gelso cresce rigoglioso in molte zone della Cina. Il bombice del gelso, che chiamiamo “baco da seta”, si nutre delle sue foglie.
Ora torniamo indietro nel tempo, di quasi cinquemila anni, quando sulla Cina regna un imperatore mitico e mitologico, Huang Di, considerato un Dio, un uomo straordinario a cui si devono molte invenzioni e innovazioni, fondatore della civiltà e dell'arte medica cinese.
Tra le innovazioni, una è dovuta alla moglie dell’imperatore, Si Ling Chi, la quale, per puro caso, scopre la seta e ne fa un tessuto.
La curiosità adesso diventa questa. Noi tutti pensiamo che il prodotto per cui il baco da seta è importante sia proprio la seta, ma gli antichi cinesi hanno la vista lunga e ne sanno davvero una più del diavolo.

Introduzione
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Continua il nostro percorso alla scoperta della Blue economy. É la quarta puntata e gli argomenti riguarderanno gli animali.
Per entrare nel discorso, facciamo un piccolissimo riassunto.
L’economia delle fonti fossili è quella che conosciamo, quella che ha causato buona parte del disastro ecologico (sì anche morale, ma qui non ne parliamo) che abbiamo di fronte e che cerchiamo in ogni modo di fronteggiare.
Una soluzione è la green economy, che punta sull’impiego di energie rinnovabili e sul riciclo o sul riuso dei rifiuti prodotti dalle nostre abitudini. Ho detto più volte che la green economy ha ottime intenzioni, ma per realizzarla, occorre predisporre ed usare una tecnologia avanzata. Pensate ad esempio alla produzione di plastica e di bioplastica. La prima è molto più economica.
Gunter Pauli, l’imprenditore e scrittore che ha diffuso il verbo della Blue Economy, sostiene, secondo me giustamente che non è pensabile che l’umanità sia felice del cambiamento de tutto quello che fa bene all’ambiente e alla popolazione costa tanto, mentre quello che danneggia il mondo e i suoi abitanti costa molto meno.

Riassunto
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Blue economy 3Partiamo dal fatto che la società in cui viviamo non è in grado (se volete non è “più” in grado) di porre rimedio al disastro che il suo sviluppo ha provocato. Il discorso si muove sia sulla strada dell’ambiente che di quello economico. Da un lato abbiamo sovraccaricato il nostro pianeta pretendendo enormemente più di quello che è in grado di offrire e dall’altro abbiamo basato tutto su un’economia che da diversi anni mostra tutte le sue crepe. Questa trasmissione si occupa di ambiente ed è quindi chiaro che ad esso mi rivolgo preferibilmente, lasciando ad altri il compito di raccontarvi perché l’economia occidentale è in crisi e lo sarà sempre di più. Non è però un mistero che la fissazione sulla crescita dei consumi, avendo a disposizione solo materie prime a termine, rappresenti un difetto non da poco anche da un punto di vista logico. Lo stesso modo lineare di progettare la produzione, dalle materie prime al consumo al rifiuto, quando il prodotto non serve più è, alla lunga, perdente. Un processo lineare infatti produce profitti immediati per molti, ma è in realtà il modo più rapido per accumulare debiti nei confronti della natura, dell’umanità e dei suoi abitanti. Il problema dei rifiuti è forse quello più grave e di più difficile soluzione, se si rimane all’interno dell’economia attuale, basata sul consumismo. Nessuna soluzione è ragionevole. Non lo è quella delle discariche, nelle quali vengono perse quantità immense di preziose risorse; non lo è quella degli inceneritori per lo stesso motivo e chi ci racconta la frottola che in quel modo recuperiamo energia o è coinvolto nei profitti o è uno sciocco che non sa niente dei principi basilari della fisica, come quello di conservazione dell’energia. La realtà, quella vera intendo, è che l’energia contenuta nei prodotti bruciati se ne va in fumo e cenere per almeno il 90%. I cosiddetti termovalorizzatori insomma non valorizzano proprio nulla (se non i conti correnti di chi li gestisce); sono in realtà delle macchine che sperperano quantità immense di energia e materie prime, producendo, tra l’altro, gli stessi problemi di ogni altro centro di produzione in cui vengono bruciate materie contenenti inquinanti, come ad esempio la plastica. Insomma, dal punto di vista della medicina, non c’è differenza tra una fonderia, un cementificio e un inceneritore: da tutti escono sostanze potenzialmente dannose per la salute dei cittadini.

Il potere del pragmatismo
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Blue economy cap 2Continuiamo il nostro discorso sulla blue economy e cerchiamo adesso di capire cosa non funziona nell’attuale sistema anche dal punto di vista dell’impostazione economica e sociale.
Innanzitutto va sottolineato come molti cittadini siano oggi frastornati dal diluvio di cattive notizie su ambiente, povertà, disoccupazione, violazione dei diritti umani, dalla constatazione di avere una classe politica incapace di fronteggiare le crisi globali e dal fatto che si cerchi (specie le grandi corporazioni) di risollevarsi usando gli stessi principi e metodi che hanno portato alla crisi attuale, cosa che è completamente al di fuori di ogni logica di buon senso.
In questi anni gli addetti ai lavori hanno speso una quantità enorme di tempo, di energie e di lavoro per analizzare le informazioni disponibili e cercare una via risolutiva. Alla fine però quello che emerge è sempre e solo una fiducia assoluta nella crescita. Bisogna crescere, crescere, crescere e affibbiare ai paesi che – per un motivo qualsiasi non ce la fanno – un periodo di austerità.

Introduzione
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Veniamo da un periodo straordinario, dove un piccolo virus ha messo in ginocchio l’intera società di questo pianeta, riempiendo i nostri cimiteri di morti e portando il terrore, tanto che abbiamo dovuto chiudere tutto, negozi, attività, produzione, centri di ricreazione, barricarci in casa per sopravvivere. Il tutto per un periodo piuttosto lungo e non sappiamo ancora quando tutto questo finirà e potremo tornare alle nostre solite vite.
Ora, non è detto che se, 250 anni fa, avessimo impostato la società in modo diverso, ad esempio sfruttando altre energie invece di quelle basate sulle fonti fossili, che hanno riempito la nostra aria di gas serra, fatto crescere la temperatura media del pianeta, impestato di ogni tipo di schifezze le nostre montagne, i nostri mari, le nostre pianure … non è detto – dicevo – che cambiando il tipo di società non avremmo avuto lo stesso una pandemia del genere. Del resto nei secoli passati epidemie simili sono già avvenute, anche in periodi che possiamo giudicare migliori di questo dal punto di vista ambientale.