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Tutta colpa di ... dio

Dio non esisteCi avrei giurato che questo strano miscuglio di irrazionale credulità che molti chiamano religione sarebbe finita a giustificare perfino gli effetti più facilmente visibili dell’effetto serra.
Nonostante gli eco-scettici insistano (sempre meno a dire il vero) a negare che sia l’uomo il responsabile di questa accelerazione incredibile dell’effetto serra (vedi grafico sull’aumento di CO2 e degli altri gas nocivi in atmosfera) i dati di fatto sono sotto gli occhi di tutti.
Ho citato più volte in questo sito il lavoro splendido eseguito all’università di Berkeley (CA, USA) lo scorso anno dall’equipe guidata da Richard Muller, che toglie moltissimi dubbi agli stessi eco-scettici sinceri (per Battaglia, invece, ci vorrebbe un miracolo). In quell’occasione il riscaldamento globale (meglio il cambiamento climatico) in corso è analizzato in ogni dettaglio disponendo di una quantità di dati sterminata, proveniente da ogni angolo del pianeta (più di un miliardo di valori di temperatura raccolti da 40 mila stazioni). La conclusione inevitabile è che l’uomo ci ha messo del suo e il “suo” non è poca cosa.
Ogni giorno leggiamo sulle pagine dei giornali (sì, certo, di quelli che se ne occupano sempre, ma anche di quelli più diffusi come le pagine ambientali di La Repubblica o del Corriere) dei piccoli o grandi fatti che ci portano a credere alla versione della scienza, di Muller, dei 2000 scienziati che lavorano per l’IPCC, dei meteorologi come Luca Mercalli, persino di ormai molti politici che invocano un cambiamento drastico per non finire arrostiti.
Persino dei dirigenti cinesi che stanno assistendo estremamente preoccupati alla desertificazioni di aree sempre più vaste del paese, tanto da proibire l’uso del carbone a Pechino (che sarebbe un po’ come vietare da noi l’uso della pastasciutta) e sviluppare con finanziamenti mai visti altrove le energie rinnovabili, il riciclo dell’acqua piovana, l‘uso di auto elettriche e altre risorse che possono essere messe in piedi per evitare la catastrofe.
Alcuni paesi orientali (Malesia, Indonesia) stanno distruggendo migliaia di ettari di foresta tropicale che ha un ruolo di riciclo della CO2 fondamentale per piantare striminzite palme da olio, prodotto certamente più facilmente vendibile e molto più remunerativo degli scimpanzé che stanno rischiando l’estinzione per un problema … abitativo.
Gli abitanti del subcontinente indiano guardano preoccupati il cielo perché l’andamento dei monsoni e il conseguente apporto di acqua è diminuito drasticamente. Secondo i meteorologi indiani nella parte Nord Ovest del paese sono venute a mancare le piogge monsoniche estive addirittura del 42%, un dato davvero impressionante. Questo significa siccità, impossibilità di produrre cibo, fame e morte, mica che manca la barbie alle bambine. Lo dice la Nasa che ha condotto uno studio attraverso immagini satellitari negli stati del Punjab, Dehli, Rajastan e Haryana e scoprendo che in 6 anni (2002-2008) sono stati persi 109 km3 di acque sotterranee, un decimo circa delle riserve annuali di tutta l’India.
E potremmo continuare parlando dell’aumento di cicloni, della minore efficacia della corrente del golfo, dei tropici inariditi e delle alluvioni che hanno provocato 500 morti in Thailandia nel 2011 e quasi 2000 in due anni in Pakistan, per arrivare a casa nostra con smottamenti, alluvioni, piogge in calo ma violenza delle precipitazioni in aumento, pesci e piante tropicali nei mari, e con le ultime notizie sulla piovosità.
In un articolo apparso ieri (30 marzo 2012 - vi raccomando di leggerlo prima di insultarmi) su Repubblica, Coldiretti ci informa che la quantità di pioggia è diminuita del 50% in questi primi mesi del 2012 rispetto ai dati "normali". In Alto Adige sono fioriti i meli un mese prima del solito. Leggiamone un pezzo:
SiccitàQuesto marzo è il più caldo degli ultimi 15 anni. In Veneto sono in pericolo mais, grano e radicchi. In Toscana il frumento non riesce a crescere e forse sarà perduta metà della produzione, due milioni di quintali che valgono 60 milioni di euro. "Con il caldo arrivato così presto  -  racconta Amedeo Gerolimetti, coltivatore diretto di Castelfranco Veneto  -  quasi tutti hanno anticipato di un mese la semina del mais. Il terreno era perfetto, sull'asciutto si lavora bene.
Ma il troppo calore adesso ha ridotto le zolle in polvere, e allora c'è bisogno di acqua per fare crescere le piantine di granoturco e per attivare gli anticrittogamici messi contro gli infestanti. Chi ha l'impianto a pioggia, se la può cavare, anche se io non avevo mai visto annaffiare a marzo. Ma chi usa l'irrigazione a scorrimento, non sa come fare. L'acqua viene infatti mandata nei campi attraverso i solchi ma questi si scavano, una fila sì e una no, quando il mais è già alto trenta o quaranta centimetri. E invece sta appena spuntando. Chi non ha seminato, è ancora più disperato. Il sole ha cotto le zolle come fossero mattoni, e se vedi nelle campagne un gran polverone, vuol dire che un contadino sta cercando di spaccare la crosta con l'erpice, per poter seminare"
.
Di fronte a tanta preoccupazione uno si aspetta che ci sia un movimento che imponga a forza di sprangate la rinuncia alle fonti fossili, alla combustione tout court, ad uno stile di vita tutto impostato sul consumismo, all’usa e getta come se piovesse (pardon), alla continua elargizione di buste di plastica in negozi e supermercati come se le leggi fossero fatte solo per qualcuno. Insomma uno si aspetta che questa gente così duramente colpita per lo meno si incazzi e faccia uno spolverone, perché sono le loro vite e quelle dei loro figli ad essere in pericolo.
Invece no!
Loro pregano, perché, dicono, la pioggia è un dono di dio e quindi occorre supplicarlo di mandarne ancora. Bisogna piantare le croci di ontano nei campi, radunarsi nelle cattedrali che per questo sono state costruite: far piovere quando c’è siccità. E’ una fortuna che non siano ancora nati movimenti che implorino di replicare le gesta degli antichi Atzechi, i quali invocavano l'acqua sacrificando a Xipe Totec, "nostro Signore lo Scuoiato", nemici e schiavi.
Devo confessare che questo tipo di comportamento suscita in me una rabbia tremenda, perché è esattamente il comportamento opposto a quello che ci vorrebbe. E’ il comportamento che permette agli inquinatori, ai delinquenti, ai parassiti di sopravvivere benissimo sfruttando l’irrazionale che accompagna ogni testimonianza religiosa, la "nostra" in particolare così fortemente ancorata alla rassegnazione.
Non credo in dio, non ci credo perché è un concetto che – a me sembra - sfugge a qualsiasi ragionamento logico e sensato. Ed è meglio così altrimenti la mia opinione di lui sarebbe davvero pessima.
Ma quelli che si ostinano a pensare che i destini del mondo e dell’umanità siano nelle mani di questo dio, che (lo dice la Bibbia) spesso non è andato molto per il sottile e ha sterminato popolazioni intere ad esempio nella battaglia che Giosué conduceva contro gli Amorrei, quando entrano nelle chiese invece di pregare per il suo intervento a favore della pioggia, che non c'è mai stato, preghino perché faccia fuori, con i metodi che preferisce, tutti quei personaggi brutti e cattivi (assai più degli Amorrei) che questo disastro climatico hanno provocato e continuano a provocare.
Amen.
 

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