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Consumismo a gogòA pochi giorni dal fatidico count-down di mezzanotte ho voglia di riassumere le posizioni sulle questioni ambientali come le vedo io. Abbiate pazienza, lo faccio per fermarle, perché cn tutta questa attesa del 2012 non vorrei perdere il colpo e dimenticarmene.
Non posso che ribadire che, secondo me, la crisi ambientale e la crisi economica sono solo due facce della stessa medaglia. L’espressione di un modello di sviluppo che basa la sua continua crescita sui consumi, anzi sugli sprechi di materie prime, siano esse usate per costruire le merci o per produrre l’energia necessaria a questa operazione. Nell’un caso e nell’altro abbiamo semplicemente saccheggiato la dispensa terrestre che non è infinita e prima o poi sarà vuota. Lo facciamo con una pervicacia assoluta da circa 250 anni, da quando possiamo fissare l’inizio dell’era industriale. Il rapporto tra uomo e natura è stato di quelli pirateschi in cui abbiamo sempre preso senza restituire nulla. Anzi abbiamo restituito problemi: immondizie buttate là dove le difese erano minori, nelle acque dei mari e dei fiumi inquinando fonti primarie di sopravvivenza e riducendo progressivamente la quantità di cibo e di acqua disponibili. Il capolavoro l’abbiamo però fatto con l’atmosfera, quel sottilissimo velo che ci protegge da guai esterni come le radiazioni nocive del sole. Là abbiamo buttato di tutto, sostanze che hanno modificato la composizione stessa dell’aria, riducendo ad esempio lo strato di Ozono che ci difende dai raggi ultravioletti, modificando in modo significativo il rapporto tra Ossigeno e Anidride carbonica facendo aumentare l’effetto serra che ha prodotto e sta producendo una serie enorme di conseguenze drammatiche per la vita stessa della razza umana. La cosa più squallida è che in questa discesa abbiamo coinvolto le altre razze viventi sul pianeta, sia quelle vegetali che quelle animali che, come è ovvio, nessuna colpa e nessun vantaggio hanno in tutto ciò. E taccio di tutte le stupide azioni che ci pongono di fronte a problemi di cui non abbiamo alcuna soluzione come la questione dei rifiuti tossici e di quelli radioattivi che nessuno sa come gestire e dove sistemare. Non è che tutto questo sia successo perché una nave aliena è arrivata dallo spazio a farci dei dispetti.
Come umani siamo dei criminali e meritiamo la massima pena.
Nel frattempo siamo riusciti a colonizzare l’intero pianeta e ad espanderci così tanto da raggiungere la cifra esorbitante di 7 miliardi di persone. Una bambina indiana ha rappresentato simbolicamente il raggiungimento di questo valore alcuni mesi fa. E’ curioso come non si pensi mai alla razza umana come ad una famiglia. L’arrivo di un nuovo figlio in una famiglia numerosa porta conseguenze problematiche e occorre fare i conti con le risorse disponibili; il cibo, lo spazio per vivere, i vestiti, l’istruzione e così via. Con l’umanità non si fa mai: perché?
7 miliardiForse perché il conto è più difficile oppure perché ci fa paura il risultato. Anche questi sono discorsi fatti tante volte da noncicredo. Le risorse sono quelle che sono e stanno diminuendo, mentre le nostre esigenze crescono. In questi giorni ho letto che gli italiani hanno speso molto meno per Natale degli anni scorsi. E ti credo! Che razza di genio è quello che pensava non succedesse? Purtroppo ciò non avviene perché improvvisamente siamo diventati un popolo virtuoso che sa distinguere le esigenze e il superfluo, ma solo perché non ce lo possiamo permettere, perché non abbiamo abbastanza soldi per continuare a far parte di quella religione consumistica che ci hanno convinto essere la nostra vita e il nostro destino. Eppure, statistiche alla mano, ogni italiano ha speso per Natale una cifra che consente ad una larga fetta di uomini, donne e bambini del quarto e quinto mondo di vivere quasi sei mesi. E allora, di cosa stiamo parlando?
I paesi occidentali consumano risorse come se ce ne fossero sempre di nuove, riempiono le loro case, le loro borse di oggetti del tutto inutili seguendo la moda, i suggerimenti per gli acquisti, la necessità di apparire, apparire belli e grandi e magari essere dei poveri stronzi.
Gli italiani non è che si distinguano in modo particolare per i loro consumi. Lo fanno un po’ come tanti altri popoli dell’Occidente e sicuramente meno degli americani, dei canadesi, degli australiani, ma se fosse per noi servirebbero quasi tre pianeti per sopravvivere con il nostro tenore di vita. Se fosse per gli americani ne servirebbero sei perché gli americani sono ricchi e spendaccioni. Questo essere ricchi qualcuno dovrà spiegarlo ai 16 milioni di disoccupati. Qualcuno dovrà spiegarlo anche ai nostri precari, disoccupati, cassaintegrati. Ci sono due mondi che viaggiano a velocità diverse e, all’interno di ogni paese, ci sono due società che viaggiano a velocità diverse. I paesi africani o molti di quelli orientali non hanno di questi problemi. Loro sono poveri e basta non c’è niente da spiegare. Ci vogliono 60 eritrei per consumare come un cittadino di New York, e 100 afgani sempre ammesso che riescano a tenersi in vita.
Ecco dunque che è il tenore di vita a uccidere l’ambiente.
Siamo 7 miliardi, ma per quanti ci sono risorse per una vita decente? Non quella americana, ma nemmeno quella afghana. L’impronta ecologica che misura le necessità e i consumi di un popolo ha un valore limite al di sopra del quale non si può andare se vogliamo che le risorse bastino per tutti. Attualmente è di 1,8 ettari/abitante. Gli Stati Uniti sfiorano i 10 ha/ab; gli afghani sono a 0,1. Se si pone come obiettivo lo standard occidentale fatto di tre automobili per famiglia, quattro televisori, un telefonino ogni sei mesi a testa e così via, ci sono almeno tre miliardi di persone di troppo. Queste vanno in qualche modo eliminate. Siccome ucciderle ufficialmente non è elegante, le facciamo morire un po’ alla volta,  trattandole come i marinai di Colombo trattavano i nativi del continente americano dove erano sbarcati e barattando il cotone e le altre meraviglie del nuovo continente con pezzetti di vetro e palline colorate.
Siamo decisamente troppi, ma lo siamo per un consumo come quello attuale dell’occidente. E se, come tutti sostengono, non vogliamo uccidere quei tre miliardi di innocenti, la parola d’ordine, ben prima di ragionare di nuove forme di produzione, di crescita e altre balle del genere è di ridurre i consumi, di risparmiare, di essere virtuosi, di prendere una strada diversa perché quella che abbiamo seguito fin qui non porta da nessuna parte.
 

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