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Il PIL del Vaticano ... lo IOR e altre storie

Premessa

Povero Vaticano!All'inizio di questo mese stavo discutendo, durante una puntata a radio Cooperativa, sul PIL dei vari stati sottolineando la pretesa di associare al benessere la crescita infinita di una grandezza che misura delle risorse tutte e solo finite.
Telefona un amico ponendo una domanda semplice semplice: «Visto che parlate di PIL, mi dite qual è quello del Vaticano?».
Non mi ero mai preoccupato di sapere quanta merce produce, vende e consuma lo Stato Pontificio e avevo immaginato che i dati che si trovavano in rete (ad esempio su Wikipedia) per il Congo, la Colombia e l’Uzbekistan fossero presenti anche per il piccolo stato con sede a Roma.
Ma ho dovuto ricredermi in fretta. Cercando in rete durante le soste musicali del programma, non ho trovato alcuna traccia del PIL vaticano. Certo si trattava di una ricerca troppo superficiale per cui, una volta a casa, ho voluto approfondire la questione.
Beh, non ci crederete, ma è terribilmente difficile venire a capo di questa faccenda. I siti che solitamente si visitano in queste occasioni al massimo mettono di fianco al PIL per lo Stato Pontificio una serie di punti di domanda. Perfino la CIA (mica l’agenzia cercalamantedimiamoglie sotto casa) alza bandiera bianca.
Alla fine, dopo qualche giorno di panico, finalmente ecco un riferimento un po’ più completo. Ho trovato un blog che sta dalla parte della Chiesa e del Vaticano e si scaglia contro coloro che osano attaccarli ad esempio sostenendo che la sede papale sia lo stato più piccolo e più ricco del mondo. La prima conclusione è vera - dicono - ma la seconda è assolutamente falsa e si adombra l'ipotesi che, al contrario, la Santa Sede sia tra gli stati più poveri del mondo. E' senz'altro una visione di parte e francamente difficile da condividere, ma fornisce utili indicazioni per cominciare e cercare di scoprire come stanno le cose.
Probabilmente quel «più ricco del mondo" viene spontaneo pensando ai paramenti sacri così ricchi e sfarzosi o alla moltitudine enorme di fedeli che si accalcano durante le apparizioni del papa in Italia e nel mondo, o sapendo che l’obolo in chiesa è visto dai fedeli come un dovere morale o dalle notizie riportate dai media che Tizio e Caio hanno lasciato grandi eredità alla Chiesa o, ancora, essendo indotti dal fatto che il Vaticano raccoglie un ricco premio dalla legge che regola la convivenza con il nostro paese, quei patti lateranensi di cui parleremo tra un po’. Lo dico nonostante tutti noi abbiamo avuto prima o poi esempi di preti presi con le pezze al culo e che portano avanti la loro missione in mezzo a mille difficoltà soprattutto economiche.
Insomma non è per niente chiaro se il Vaticano sia o no uno stato ricco. Per certi versi sembra proprio di sì, per certi altri sembra il contrario.
E poi i termini “ricco” e “povero” non hanno sempre un significato chiaro.
Ma quando ci si mette di mezzo la politica (intesa in senso lato e generale) vanno seguiti schemi precisi per definire ogni cosa. Così l’America è un paese ricco perché il suo PIL (o se volete il reddito pro capite annuo medio) è di 40 mila $ a testa all’anno. Non so se qualcuno è riuscito a spiegarlo ai 15 milioni di disoccupati (il dato è di questi giorni). L’Italia è un paese abbastanza ricco con i suoi 23 mila $ per abitante, ma c’è chi possiede barche e ville e chi non ha nemmeno un lavoro. In questi giorni abbiamo saputo che il 10% delle famiglie italiane detiene quasi la metà delle ricchezze del paese.
Viceversa la Somalia con un PIL di 500 $ (ci vogliono 80 somali per consumare come un solo americano!) è povera e basta. Non occorre dirlo in giro perché tutti lo sanno benissimo.

Comincio la ricerca

Il primo posto dove andare a vedere è l’archivio della Banca Mondiale. Tra le innumerevoli informazioni che si riesce a trovare c’è anche quella del prodotto interno lordo di tutti gli stati del mondo. C’è il Togo, Capo Verde, Grenada e Tonga, ma del Vaticano nessuna traccia.
Perché questo sgarbo?
La spiegazione è molto semplice: il Vaticano è uno stato improduttivo! Vuol dire che non produce merci e quindi non può scambiare denaro con esse. Dal momento che il PIL proprio questo misura, il Vaticano non compare nella lista perché il suo PIL non è calcolabile.
Accidenti! E adesso? Come faccio a paragonare la «ricchezza» della Santa Sede con quella degli altri paesi?
C.I.A.Provo a rivolgermi altrove. Questa volta finisco nel sito della CIA … sì proprio quella degli agenti segreti e dei tanti film americani, quelli dove c’è sempre un pirla che complotta contro la sua nazione e alla fine viene preso e fatto a pezzi … insomma ci siamo capiti, la CIA.
La CIA non è ovviamente un organo economico o finanziario, ma è un’agenzia molto curiosa e vuole sapere tutto di tutti. Entrare in questo sito  non è come andare su e-bay o sui forum da cui scaricare i film o la musica. C’è un tantino di emozione e mi muovo in punta di dita sulla tastiera. Un sito abbastanza scarno bianco e blu. Sulla sinistra la voce Library (Catalogo) introduce nel mondo dei documenti e poi clicco su Pubblications per scoprire di quali pubblicazioni si può prendere visione. La prima voce che trovo è The World Factbook, un “libro” che la CIA predispone ogni anno per i governanti americani e che contiene le informazioni su tutti i paesi del mondo: abitanti, bandiere, governi e così via. C’è una mappa del pianeta su cui è possibile cliccare aree geografiche differenti per avere informazioni sempre più dettagliate. Evidenzio l’Europa e poi, all’interno dell’Italia ecco un link verso Holy See (Vatican city), cioè Santa Sede (Città del Vaticano). Ci siamo: un ultimo clic e scoprirò tutto. C’è la bandiera bianca e gialla, la cartina geografica e poi una serie di capitoli. Colpisce il fatto che i dati sono aggiornati (luglio 2010) … questi servizi segreti ci sanno proprio fare!
Ecco tutte le coordinate geografiche, il numero di abitanti (829). Scopro cose che davvero non sapevo, come il fatto che il papa è il capo dello stato (come Napolitano da noi) ma non è il primo ministro (che è il card. Bertone): insomma anch’essi hanno il loro Berlusconi di turno (senza offesa s'intende). Solo che da loro l'esecutivo fa quello che vuole il capo dello stato e poi le elezioni si fanno ... ogni morte di papa … e qui non si tratta affatto di un modo di dire.
C’è anche un capitoletto (molto breve) sull’esercito, rappresentato dalle guardie svizzere che hanno compiti di sicurezza interna.
La difesa dello Stato Pontificio in caso di guerra spetta all’Italia …
I telefoni sono più di 5 mila, in media più di 6 ogni abitante residente.
Ed ecco il capitolo che mi interessava: “Economy”. Ma il PIL non c’è! Che delusione! La CIA si è inventata di tutto: gli alieni nell’area militare conosciuta come Area 51, il pericolo comunista di Salvador Allende, probabilmente le uccisioni dei Kennedy (John e Bob), qualcuno dice gli attentati dell’11 settembre … possibile che con tanta fantasia non sappia inventarsi il PIL della Santa Sede?
Ma già che ci siamo trascrivo tutto quanto nella voce Economy del Vaticano (la traduzione dall’inglese è mia, spero vi fidiate)

La Santa Sede è sostenuta finanziariamente da una varietà di fonti, compresi gli investimenti, il reddito immobiliare, e le donazioni da privati cattolici, diocesi e istituzioni; questi finanziano la Curia Romana (burocrazia vaticana), le missioni diplomatiche, e i media. Il bilancio dello Stato della Città del Vaticano include i Musei Vaticani e l’ufficio postale ed è sostenuta finanziariamente dalla vendita di francobolli, monete, medaglie, cimeli e oggetti turistici; da contributi per l'accesso ai musei, e dalle vendite di pubblicazioni. Inoltre, una raccolta annuale arriva dalle diocesi e da donazioni dirette costituiscono un fondo che non rientra nel bilancio ed è conosciuto come Obolo di San Pietro, che viene utilizzato direttamente dal Papa per la carità, in caso di catastrofe, e gli aiuti alle chiese nei paesi in via di sviluppo. Il reddito e tenore di vita dei lavoratori laici sono paragonabili a quelle degli omologhi che lavorano nella città di Roma.

Mi sembra abbastanza chiaro. Anche se qualche industria in Vaticano c’è (stamperie, produzione di monete, medaglie, francobolli, mosaici e uniformi per il personale, servizi bancari internazionali e attività finanziarie) sembra non siano abbastanza per calcolare un PIL.
E allora cerco qualche altro dato che si riferisca alle finanze vaticane.
Il bilancio dello stato (il dato è del 2008) è di 356 milioni di dollari praticamente in pareggio. Per fare un confronto il bilancio italiano è stato nel 2009 di circa mille miliardi di dollari (quasi tremila volte maggiore), solo con un passivo molto pesante.
Adesso qualche informazione in più è saltata fuori ma non è sufficiente. Allora provo ad andare alla fonte diretta, al sito della Santa Sede.
Digito  http://vatican.va sperando che non sia scritto in latino. Anche qui si trovano informazioni di ogni genere sia di natura religiosa che organizzativa, ma non c'è una sezione dedicata ai “soldi” se non quella che consente di versare il proprio contributo al già citato Obolo di S. Pietro.
Lo scrivo per completezza: il link verso lo IOR non è attivo.
Bilancio Vaticano
Alla fine, non potendone proprio più, cerco tra le immagini in Google e salta fuori il grafico qua sopra, secondo il quale il Vaticano è l'8° paese più povero del mondo avendo un budget di appena 350 milioni di $, 3 volte e mezzo più piccolo di quello dell'Eritrea, che come tutti sanno è tra i paesi più poveri del pianeta. L'immagine è riportata con una certa enfasi dagli apostoli del Vaticano, i quali concludono con un incommentabile: “Alla faccia dello stato più ricco del mondo.” Ora, se questo ragionamento fosse corretto, significherebbe che ogni abitante del Vaticano avrebbe un “benessere” 6 volte inferiore al nostro e che quindi i consumi (di materie prime, di energia e quant'altro) di un italiano corrisponderebbero a quelli di sei “vaticani”. Come è assolutamente evidente le cose non stanno affatto così. Il “tenore di vita” degli abitanti della Santa Sede è del tutto paragonabile a quello dei cittadini italiani che risiedono a Roma. Dunque quel valore non è affatto il PIL, che pertanto semplicemente non esiste, perché le finanze vaticane sono cosa completamente differente da quelle degli altri stati.
Lo scrivo tanto per completare; se dividiamo i budget per il numero degli abitanti il Vaticano batte l'Eritrea 415'000 a 272.

Vaticano: le sue finanze

Patti lateranensi 1929Come spesso succede è la Storia di un paese a costruire le sue fortune o le sue miserie. Durante il Risorgimento lo Stato italiano che si andava piano piano formando, aveva annesso a se stesso lo Stato Pontificio (una larga fetta dell'Italia centrale), lasciando in piedi solo un piccolo territorio per permettere al papa e al suo seguito di continuare a fare il loro lavoro apostolico di cui si erano dimenticati durante gli sfarzi del potere molto temporale e assai poco spirituale. Nel 1929 il regime fascista di Mussolini aveva bisogno di tutti gli appoggi possibili ed immaginabili e così si arrivò ad un accordo (i famosi patti lateranensi) che oltre a un sacco di convenzioni bilaterali (come l’aver dichiarato la religione cattolica religione di stato) conteneva una parte economica: la convenzione finanziaria. Lo Stato Italiano si riconosceva debitore della Chiesa per le guerre del secolo precedente e per essersi incamerato i beni ecclesiastici sparsi sul territorio nazionale e cominciava per questo a versare alla Chiesa un obolo mica da ridere a titolo di indennizzo.
Così al nuovo Stato denominato «Città del Vaticano», oltre all'esenzione dalle tasse e dai dazi sulle merci importate, arrivò un risarcimento di «1 miliardo e 750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire» per i danni finanziari subiti dallo Stato Pontificio in seguito alla fine del potere temporale. Le cifre sono ovviamente espresse in Lire di 80 anni fa.
Nel 1948 i Patti lateranensi finirono dentro la nostra Costituzione. Nel 1984 Craxi li modificò, cambiando alcune cose (ad es. la religione di stato) e introducendone di nuove, come l’8 per mille con il quale viene attualmente finanziata la Santa Sede da parte dei cittadini italiani che pagano le tasse e non destinano diversamente il loro contributo.
A molti questi patti lateranensi non piacciono affatto e vorrebbero cancellarli perché non si capisce come uno stato straniero, qual è a tutti gli effetti il Vaticano, debba avere dei privilegi rispetto agli altri. E siccome i rapporti tra gli stati sono di natura politica e non religiosa vorrebbero poter decidere come popolo se questi privilegi sono o non sono legittimi. Beh, questo non si può fare, perché nessun referendum può intervenire sui patti lateranensi in quanto costituiscono un trattato internazionale che la nostra costituzione esclude da ogni possibile quesito referendario.
Lo Stato Vaticano nasce proprio all’indomani della firma dei patti, nel 1929, appena Mussolini se ne esce dalla Santa Sede. Il papa di allora, Pio XI, vara subito sei leggi, tra le quali la più importante è la prima, quella chiamata “fondamentale” che stabilisce che la Santa Sede è una Monarchia assoluta e il Sommo Pontefice ne è il re. Dal punto di vista economico per il nuovo Stato Pontificio, dimenticate le terre e le tasse da far pagare ai propri sudditi, i bilanci partono proprio dal gruzzoletto raggranellato dall’Italia fascista. Ma certo non solo. Una organizzazione così vasta distribuita in tutti i continenti e nella maggior parte degli stati del mondo deve avere dei costi davvero enormi. Ed in effetti i soldi circolano grazie agli investimenti internazionali, mobili e immobili, agli oboli dei fedeli e alle rimesse delle quasi 5 mila diocesi sparse per il mondo.
Sulla quantità di denaro che affluisce alla Santa Sede le informazioni non sono affatto concordi. Molti sostengono che si tratti di uno stato ricchissimo poiché i proventi di tutte le sue operazioni economiche e finanziarie sarebbero molto elevate. Inoltre va tenuto presente che tutto il patrimonio immobiliare della Chiesa sul territorio italiano gode di privilegi fiscali davvero notevoli. Inoltre c’è un occhio di riguardo di molti imprenditori verso la Santa Sede. Tanto per fare un esempio recente, una ditta tedesca ha regalato 2 anni fa la copertura fotovoltaica della sala Nervi (quella delle audizioni generali) al pontefice.

Lo IOR, la banca vaticana

Da un punto di vista organizzativo il bilancio dello stato è gestito da un Ente Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (ASPA) e viene controllato dalla Prefettura per gli affari economici; questa controlla anche i bilanci dell’Istituto per le Opere di religione, lo IOR, conosciuto anche come Banca Vaticana.
La storia di questa banca è davvero molto, molto interessante.
Per cominciare non è affatto la banca centrale del Vaticano (una specie di Banca d’Italia della Santa Sede). E’ una banca normale con il suo CdA (formato di cinque cardinali) che risponde direttamente al Papa. Insomma in caso di un buco o di malversazioni il responsabile ultimo è papa Ratzinger in questo momento. Come credo tutti sappiano lo IOR è stato più volte nella bufera di scandali piccoli e grandi. Tra questi i più famosi sono quelli legati al nome di Sindona e al crack del Banco Ambrosiano.
Ma cominciamo dalla sua struttura.
IORHa un solo sportello (nella città del Vaticano) con 130 dipendenti. Il patrimonio stimato è di oltre 5 miliardi di euro, con circa 50 mila conti correnti. Gli investimenti esteri (ovviamente) sono rilevanti. Si tratta prevalentemente di titoli di Stato o pacchetti sempre a basso rischio. Gli interessi medi sono piuttosto alti e oscillano dal 4 al 12% netti dal momento che finain Vaticano non esistono tasse. Non ci sono dividendi da distribuire (non essendoci azionisti). Il raccolto va direttamente all'organizzazione dello Stato Pontificio.
Se il CdA è formato solo da cardinali nominati dal papa, gli impiegati e il direttore della banca sono dei professionisti che possono essere anche laici.
Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l'esportazione di quantità illimitate di denaro in assoluta riservatezza, poiché la Città del Vaticano non aderisce per ora ai patti internazionali antiriciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo IOR (vedi link) e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici. Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora solo una rogatoria è stata concessa dal Vaticano e come vedremo non è stata certo un esempio di onestà.
Questo sta per cambiare: infatti il Vaticano ha accettato e si è impegnato a rispettare le norme europee in materia di lotta al riciclaggio. Le nuove disposizioni dovrebbero entrare in vigore tra pochissimo e cioè il 1.1.2011.

Michele Sindona: mafia e affari

Il primo guaio “grosso” per lo IOR è rappresentato dal nome di Michele Sindona. Nel 1962 la banca vaticana possedeva circa un quarto delle azioni della Banca privata finanziaria di Michele Sindona. Il papa dell’epoca, Paolo VI, affidò proprio a lui l’incarico di modernizzare lo IOR. In cambio gli venne venduta una Società dello IOR, la Generale Immobiliare, di cui il Vaticano trattenne una quota minima (3%).
Nel 1969 Sindona comincia a spostare capitali molto grandi attraverso il Vaticano (dove non c’è alcun controllo) verso la Svizzera. Giocando con i cambi di valuta la sua potenza finanziaria diventa enorme ed egli acquista quote di banche straniere e italiane, tra le quali la Franklin National di New York. E proprio mentre negli USA veniva nominato uomo dell’anno 1974, un crollo azionario del 98% dei profitti della Franklin gli fece perdere progressivamente tutto quello che aveva acquistato nei precedenti 20 anni.
L'inchiesta che seguì a questo fatto scoperchiò altri affarucci che Sindona aveva portato avanti. A sentire i pentiti di mafia, egli era il referente per il riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di eroina. Inoltre i suoi legami con la loggia massonica P2 furono scoperti così come i soldi che venivano pagati alla Democrazia Cristiana attraverso un uomo dei servizi segreti, Vito Miceli. Sindona è stato il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che stava indagando sulle operazioni finanziarie di Sindona e che non ne voleva sapere di essere corrotto.
Michele Sindona beve un caffèVenne condannato sia negli USA che in Italia per una sfilza di reati lunga così ed ebbe l’ergastolo per l’omicidio Ambrosoli. Due giorni dopo la sentenza morì avvelenato nel supercarcere di Voghera. Una bustina di zucchero contenente cianuro finì nel suo caffè. Ufficialmente si è trattato di suicidio, perché il cianuro ha un odore così forte che è impossibile non accorgersi di cosa si sta assumendo. Ma le ipotesi sono anche diverse. Sindona infatti voleva assolutamente essere estradato negli USA e per farlo avrebbe inscenato un finto avvelenamento. Qualcuno sostiene che la busta col veleno contenesse una dose non concordata e letale di cianuro. Qualcuno insomma dopo avergli fatto credere che fosse possibile la fuga, gli ha chiuso la bocca per sempre.
Mafia, loggia P2, politica. Andreotti in questa vicenda è tirato in ballo un sacco di volte. C’è un film di Michele Placido che racconta la vicenda: Un eroe borghese del 1995.
Questo personaggio dunque è stato uno di quelli che è entrato nella storia dello IOR. Ma sulla banca vaticana gravano altre pesanti accuse. Sentendo i pentiti di mafia i rapporti tra IOR e i soldi della mafia erano quotidiani. Massimo, il figlio di Vito Ciancimino, dirà: “Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.”
Le storie finanziarie poco chiare legate al Vaticano sono contenute nel libro di Gianluigi Nuzzi “Vaticano SPA” dell’estate 2009, edito da Chiarelettere.

Il crack del Banco Ambrosiano

Un’altra storia che ha coinvolto lo IOR e mostrato che tipo di rapporti ci fossero tra lo Stato Italiano e quello Vaticano è stata quella del crack del Banco Ambrosiano.
Proviamo a raccontarla in sintesi.
Negli anni 60-70, il Banco Ambrosiano è una banca italiana che ha come azionista di maggioranza proprio lo IOR. Nel 1978 Guido Padalino, capo della vigilanza della Banca d'Italia conduce un'inchiesta sul Banco Ambrosiano.
Si scopre così che grossi pacchetti azionari del Banco venivano comprati da società straniere, dietro le quali finiva sempre per esserci lo IOR e Roberto Calvi. Uno dice: “Beh, cosa c'è di strano? Sono investimenti normalissimi nell'alta finanza.” Lo “strano” era il fatto che IOR era azionista di quella Banca e Calvi ne era addirittura il presidente. Roberto Calvi era stato socio di Sindona ed era iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Calvi, quindi, con la complicità della IOR, sottraeva risorse alla sua stessa Banca per costituire fondi esteri in noti paradisi fiscali. Con quei soldi vennero finanziate, tra le altre, attività politiche all’estero per contrastare movimenti marxisti (ad es. Solidarnosh in Polonia, i sanguinari Contras del Nicaragua che già erano alimentati economicamente dal governo statunitense e dalla CIA).
Di quello scandalo a quel tempo non se ne fece praticamente niente. Ma poco dopo Sindona, per una sua vendetta contro Calvi, fece uscire voci sulla contabilità occulta del Banco fino a provocarne il crack. E qui successe un putiferio per i nomi (specialmente vaticani) che vi erano coinvolti. Le responsabilità furono confermate anche da lettere di referenze scritte da Marcinkus (direttore dello IOR) a Roberto Calvi, con le quali si confermava che lo IOR aveva il controllo su una serie di società in Lussemburgo, Panama, Liechtenstein, società fantasma in paradisi fiscali, che nascondevano il giro di soldi che aveva sottratto duemila miliardi di lire dalle casse dell’Ambrosiano. Il Ministro del Tesoro dell'epoca, Beniamino Andreatta, un tecnico, un economista "imprestato" alla politica, impose la liquidazione del Banco Ambrosiano perché – come disse in parlamento – aveva un buco di due miliardi di dollari, oltre la metà dei quali erano garantiti dallo IOR. Ed ecco allora le accuse. Marcinkus per concorso in bancarotta fraudolenta, ma il Banco Ambrosiano per motivi ben più gravi: riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la loggia P2. Così qualche mese più tardi per Marcinkus e i suoi collaboratori Pennini e de Strobel partì un mandato di cattura, che però non venne mai eseguito. Marcinkus aveva un passaporto diplomatico vaticano, gli altri due si rifugiarono dietro il portone di bronzo (cioè nella Santa Sede) in attesa di tempi migliori.
La richiesta di estradizione per Marcinkus venne fatta anche in base agli accordi tra Italia e Vaticano, che all’art. 22 recita: "La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone che si fossero rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati". Certo se le persone sono dei diplomatici mandiamo tutto a monte che non vale.
frati neriI due collaboratori aspettarono pazientemente la sentenza della corte di Cassazione. E i patti lateranensi salvarono anche i due disgraziati. Trattandosi di rappresentanti di un ente centrale della chiesa cattolica, vennero considerati coperti anch’essi dall’immunità diplomatica e il reato non venne punito.
La banca vaticana non ha mai ammesso le proprie responsabilità; e tuttavia il Vaticano verserà in seguito alle banche creditrici del Banco Ambrosiano la somma di 406 milioni di dollari (un quinto del dovuto) a titolo di contributo volontario. Forse per calmare la propria coscienza?
Accanto alla questione morale ed economica la vicenda fu contornata da morti più o meno eccellenti. Oltre ai già ricordati Sindona e Ambrosoli, morirono anche Calvi impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra e la sua segretaria Graziella Corrocher che evidentemente sapeva più cose di quelle che doveva.

Altre "marachelle"

Nel 1990 papa Woytila cercò di riportare lo IOR alle sue originarie mansioni con una direttiva scritta il 1° marzo. Ma nonostante questo altre traversie aspettavano la banca del Vaticano.
Lo IOR finì nello scandalo Enimont, quello che diede il via a tutta l’operazione Tangentopoli e Mani pulite. Lo IOR era stato usato come stazione di transito per 108 miliardi di lire che servivano per finanziare in maniera illecita alcuni partiti. Quella fu l’unica volta che lo IOR rispose ad una rogatoria richiesta dall’allora pm Antonio Di Pietro. Ma i magistrati scoprirono successivamente che la banca vaticana aveva semplicemente mandato dei documenti falsificati, nascondendo i conti di molte persone tra cui Giulio Andreotti. I responsabili, ad esempio il presidente dello IOR dell’epoca Angelo Caloia, non vennero processati sempre per via dei privilegi legati ai patti lateranensi: “Gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato Italiano”.
Ma non è finita qui perché negli scandali degli ultimi anni (dal 2007 in poi) lo IOR ha sempre un posto in prima fila. E' chiaro che le indagini sono ancora in corso e non è il caso di tirare semplicisticamente delle conclusioni. Tuttavia il fatto di essere invischiato nelle vicende citate di seguito non è certo un bel biglietto da visita.
Si comincia con i furbetti del quartierino, quelli che avevano tentato la scalata a BNL, RCS e Antonveneta. Fu Giampi Fiorani a dire che in Svizzera lo IOR aveva aperto conti da due o tre miliardi di euro e che lui stesso versava le quote in nero alla banca centrale vaticana (15 milioni di euro all'ASPA).
Lo IOR c'è di mezzo anche nel processo di Calciopoli (non quello sportivo ovviamente); ai magistrati è risultato che i fondi neri della GEA World, la società di gestione dei professionisti del calcio di Alessandro Moggi (il figlio del più famoso Luciano) sarebbero stati depositati proprio allo IOR.
E ancora più vicino a noi l’indagine su Diego Anemone, l'imprenditore che era riuscito ad accaparrarsi una grossa fetta degli appalti per i «Grandi Eventi» gestiti dalla presidenza del Consiglio con presunti tramacci (tra i quali il caso dell'appartamento romano dell'ex ministro Scajola) per i quali è aperta un’inchiesta.
Nel 2010 si è scoperto che lo IOR versava presso la Banca di Roma una miriade di assegni senza darne comunicazione e contravvenendo così alle norme antiriciclaggio. In questa operazioni sarebbero transitati 180 milioni di euro tra il 2006 e il 2008. Il flusso si sarebbe interrotto quando la Banca di Roma è stata acquisita dal gruppo Unicredit. Gli inquirenti sospettano che queste operazioni nascondano in realtà operazioni per conto di società o di privati con residenza fiscale in Italia e che abbiano come scopo l'occultamento di vari reati, dall'evasione fiscale alla truffa. La guardia di finanza ha inoltre scoperto che alcuni beneficiari delle transazioni sono dei prestanome.L'oro del Vaticano
Purtroppo la magistratura italiana non può fare niente non avendo alcuna competenza ad indagare sullo IOR e per quanto riguarda le rogatorie … vale quello scritto poco più sopra.

Conclusione

Dunque il PIL vaticano è tra i più bassi del mondo perché non  ci sono merci prodotte e consumate nello stato. Gli interessi economici del Vaticano sono rivolti altrove. Non voglio intervenire sulle destinazioni dei ricavi perché non ho sufficiente conoscenza di questi aspetti. Certo è che quando si manipolano così tanti soldi i sospetti nascono e, come dicevo all’inizio, ci sono situazioni che si scontrano in maniera pesante. Tanti soldi spesi per pubblicizzare il 5 per mille o l’8 per mille, tanti soldi spesi per portare antenne ricetrasmittenti per Radio Maria in Africa e a volte situazioni di sostegno alla povertà misere e senza fondi.
Le opinioni su questi aspetti sono molto varie, con accuse e difese. Uno dei testi che analizza da vicino il problema delle ricchezze vaticane è scritto da Claudio Rendina, si intitola “L'oro del Vaticano” editore Newton Compton, uscito l’estate scorsa e che costa 12 euro circa.
Sul ruolo della Chiesa e della religione negli “affari” non mi interessa schierarmi perché quando si entra in queste discussioni si trova un muro di gomma pervaso di fede che prevale per definizione sulla razionalità, e questo è un campo nel quale mi trovo decisamente a disagio.
Amen.
 
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