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L'inceneritore è bellissimo!

30 ottobreQuesta settimana ho visitato l’inceneritore di Padova. Ci sono stato dentro 4 ore senza riportare la benché minima ustione … e senza cambiare idea sul ciclo dei rifiuti.
A guidarci è stato l’ingegner Trapanotto, responsabile tecnico dell’impianto, persona ampiamente informata dei fatti dal momento che lavora da una vita nell’azienda che una volta era AMNIUP, una municipalizzata pubblica e adesso è ACEGAS-APS, società per azioni quotata in borsa con l’obbligo quindi di provvedere alla “soddisfazione” dei propri soci. Che tra questi ci siano anche il comune di Padova e quello di Trieste, ciascuno con un terzo circa delle quote, non sposta di una virgola la filosofia di base dell’azienda che è quella di procurare dividendi ai propri azionisti. Nessun ente benemerito di servizio quindi, nessuna ONLUS, semplicemente una società che fa affari e vuole incassare. Sapere questo è importante prima di entrare nel grande complesso, perché è inutile immaginare di trovarci di fronte una qualche sorella di Madre Teresa.
La visita ha avuto due momenti salienti: una lunga presentazione con diapositive e molte chiacchiere e il tour vero e proprio all’impianto, il “burning tour”.
C’è una vecchia canzone di Battisti che comincia con Motocicletta dieci HP, tutta cromata … che mette la lucentezza del mezzo, la sua estetica come primo punto di forza dell’oggetto. Le strutture dell’impianto padovano sono, anch’esse, lucide e lucenti e danno l’impressione di nuovo e ben fatto, con molti accorgimenti che altri impianti dello stesso tipo non hanno. Non c’è proprio niente da dire sulla parte “meccanica”, sui sistemi di sicurezza e così via. Può darsi (non sono un tecnico quindi non so se dico una stronzata) che sia vero che si tratta dell’inceneritore più all’avanguardia di quelli esistenti nel nostro paese.
E tuttavia c’era un’idea che continuava a tormentarmi mentre camminavo su balaustre altissime, osservavo i tetti dove saranno installati i pannelli fotovoltaici, guardavo attraverso la fessura che mostra le fiamme dell’inferno, vedevo la grande benna sollevare enormi forchettate di rifiuti di ogni genere da inviare nei forni, camminavo sopra i pannelli che coprono le batterie di filtri a manica che trattengono le polveri volatili. L’idea era questa. Se visitiamo un carro armato e lo troviamo perfettamente pulito e lucido, con tutti i suoi aggeggi in regola, con tutti i dispositivi più moderni, non è che possiamo essere contenti: resta comunque un carro armato, cioè un’arma pronta ad uccidere. Ecco: non riuscivo a togliermi dalla testa che il mio giro assomigliava stranamente ad una visita al carro armato superaccessoriato, un carro armato di bell’aspetto, ma pur sempre un carro armato. Chissà perché?
30 ottobreLa relazione del responsabile dell’impianto è stata molto lunga e particolarmente esaustiva specie per i punti che interessano l’azienda, scendendo in mille piccoli particolari che non aggiungevano molto alle informazioni che già avevo. L’abilità dialettica (notevole) del relatore si evidenziava in particolare quando qualche domanda diretta arrivava dal pubblico (I fori dei filtri quanto grandi sono? I dati scientifici forniti sono certificati? …) con un “Lo vediamo dopo” che sembrava sempre un modo per prendere tempo.
Per quanto riguarda i dati delle emissioni, sono sempre gli stessi forniti anche in occasione del Consiglio di Quartiere straordinario del mese scorso, di cui ho tracciato un resoconto a suo tempo. Proprio ieri (venerdì 29 ottobre) l’a.d. dell’azienda ha fatto pubblicare un nuovo articolo sulla stampa locale, in cui ribadisce che le emissioni sono ampiamente al di sotto di quelle previste dalle normative. Se mai verrà fatto l'Osservatorio pubblico promesso, anche i cittadini potranno mettere il naso in questi valori.
Uno degli aspetti più interessanti è quello amministrativo. I soldi girano in modo abbastanza particolare. Le amministrazioni interessate versano all’inceneritore 131€ per ogni tonnellata conferita. Ne vengono bruciate 600 al giorno, il che porta il tributo "padovano" a 78'600 € al giorno, quasi 30 milioni all’anno.
Come ogni studente delle scuole medie sa, i rifiuti bruciati non spariscono nel nulla, ma si trasformano in fumi, ceneri e residui. Questi costituiscono una specie di materia grigia (non intelligente) che viene raccolta da un vagone e scaricata in una fossa. Si tratta di un terzo scarso del materiale in ingresso, parliamo quindi di circa 200 tonnellate al giorno, che sono mandate ad alcuni cementifici dove vengono usate per fare il cemento. Questa operazione costa all’azienda padovana 50 € a tonnellata, e cioè quasi 4 milioni all’anno.
Può sembrare curioso che chi fornisce la merce sia quello che paga, ma evidentemente quegli scarti non si sa proprio dove buttarli.
Discorso differente per le polveri raccolte dai filtri (le cosiddette polveri volanti), le quali devono seguire un iter particolare essendo pericolose. Dopo una fase di inertizzazione esse finiscono in Germania. Anche questa operazione costa ovviamente dei bei soldini all'azienda.
E tuttavia qualcosa che mi ha accomunato all’ingegnere di Acegas APS l'abbiamo trovato: la sua ammissione che il termine “termovalorizzatore” è pura fuffa. Non solo è fuori da ogni norma nazionale ed internazionale, tanto che non viene mai utilizzato dai legislatori e dagli organi ufficiali, mentre non si sente parlare d’altro da parte di politici, giornalisti e pseudoesperti, ma si tratta anche di una bestemmia scientifica, poiché il recupero di energia elettrica (che costituirebbe secondo gli imbecilli la “valorizzazione”) si ferma ad uno scarso 10%, che rappresenta il misero rendimento dell’impianto. A Padova oggi non è presente alcun "recupero termico". Magari detta così la conclusione forse fa poco effetto. Diciamo allora che il 90% dell’energia potenziale contenuta nei rifiuti va perduta ... altro che valorizzazione!
C’era un’ultima questione da affrontare, di cui non ci è stato riferito durante la  presentazione, ma che, per i cittadini, risulta essere decisiva. La domanda è: “Quali rifiuti arrivano all’inceneritore?”.
Mentre percorrevamo scale e scalette, finalmente ho avuto la risposta. Sono quelli non differenziati. Per i padovani (dove non esiste la raccolta porta a porta salvo in un piccolo pezzetto del centro storico) si tratta di quelli contenuti nei grandi cassonetti grigi, cioè la stragrande maggioranza dei rifiuti complessivi. Infatti contenitori alternativi sono solo quelli per l’umido, marroni e molto piccoli. E poi ci sono le cosiddette campane, nelle quali conferire la carta, le plastiche, il vetro. Dal momento che la mia abitazione è letteralmente circondata dai cassonetti, ho la possibilità di monitorare la situazione frequentemente. Nei cassonetti c’è davvero di tutto, compresa la carta, il vetro (moltissimo), le lattine, e quant’altro. Anche nell’umido c’è di tutto:  evidentemente molte persone  non sanno leggere o non hanno nell’esito della raccolta differenziata del comune alcuna fiducia, o più semplicemente hanno le virtù ed i vizi dell’”italiano medio”.
30 ottobreLa raccolta dei rifiuti urbani di ogni genere, comprese le campane, spetta ad ACEGAS-APS. Se all’inceneritore arriva solo il contenuto dei cassonetti grigi, dove vanno a finire tutti gli altri rifiuti? Da notare che questa quota è quella che (almeno in teoria) viene riciclata, quella cioè che rappresenta la virtuosità della comunità padovana e della sua amministrazione. E’ quella di cui gli assessori competenti e i soloni della politica si riempiono la bocca ogni due giorni sbandierando il proprio 40% di raccolta differenziata come se fossimo primi al mondo e meritassimo l’Oscar del virtuosismo.
Ma il sospetto che molti hanno è che anche questi rifiuti finiscano all’inceneritore. Ecco allora la seconda domanda: “Dove portate le campane con la carta, il vetro, eccetera?”.
Per togliere ogni dubbio bastava fare come mille altre volte in precedenza: "Lo trovate nella relazione consegnata o sul sito dell'azienda o sulle cartine dei baci perugina ..." Niente di tutto questo; la risposta è stata la più evasiva di sempre: “Vengono mandate a diverse ditte che provvedono al riciclo o recupero”. Ma nonostante l’insistenza (credo anche un po' fastidiosa) non sono riuscito a sapere quali …
Se a questo aggiungiamo un recente articolo sulla stampa cittadina, in cui la titolare del Centro Riciclo di Vedelago, dott. Carla Poli, dichiarava che era stata costretta a rimandare indietro i rifiuti di Padova, perché non negli standard previsti dall'azienda trevigiana ("erano buoni solo per l'inceneritore" era la sua espressione), si capisce che il mistero si infittisce.
E per quanto si chieda anche agli organismi comunali non si riesce a venire a capo della questione. Non si riesce cioè a sapere quanto riciclo la città davvero esegua. Lo stesso discorso vale per i comuni della cintura che la raccolta differenziata la fanno per davvero, quelli cioè che hanno il porta a porta e che selezionano il 70% e più delle immondizie.
Può darsi che non si sia abbastanza bravi a fare le domande o che non  si riesca a farsi capire, ma questa è una cosa che davvero dovrebbe essere detta in modo chiaro a tutti i cittadini che "si sbattono" per separare carta e vetro.

Queste sono state le considerazioni che sono emerse dalla visita all’impianto di incenerimento di S. Lazzaro. Una visita tutto sommato piacevole grazie ad una fredda ma splendida giornata di sole, che faceva luccicare tutte le cromature dando un aspetto di pulito ed elegante all’insieme … ma la maggior parte dei dubbi che avevo all'entrata me li sono riportati via all'uscita.
Poi ovviamente ognuno fa il suo mestiere. L’ingegner Trapanotto (molto gentile) che ci ha guidato il suo, di tutelare il buon nome del suo datore di lavoro, io e gli altri che erano con me il nostro di essere sospettosi e di continuare a pensare che quel modo di gestire i rifiuti sia il meno adatto a costruire una società meno spendacciona, più virtuosa e meno consumistica.

L’altra sera ad una riunione con esponenti di Legambiente e della Coldiretti, abbiamo analizzato la situazione del fotovoltaico rispetto alla questione dei terreni agricoli da salvaguardare. E’ un tema molto importante perché, pur essendo a 'strafavore' delle energie rinnovabili, ho sempre sostenuto che prima viene il pane (o la polenta) e solo dopo la trazione o il riscaldamento. Per questo occorrono regole all’interno delle quali muoversi nella predisposizione degli impianti fotovoltaici (ma lo stesso vale per altri generi) a terra, evitando, appunto, di coprire distese normalmente dedicate al frumento o al granturco o deturpando paesaggi, come avverrà per l’impianto estense di 32 ettari ai piedi dei colli euganei. Esattamente come non voglio la cementificazione delle città e delle periferie così non voglio la vetrificazione delle campagne. Legambiente proporrà le linee guida, che conterranno proprio queste regole: le regioni dovranno poi farle proprie e renderle operative.
E’ stata l’occasione anche per fare due conti su quanto realizzato finora. Nello scorso anno (2009) sono stati resi operativi impianti per 1600 MW, altri 1400 sono venuti dall’eolico.
Per l’anno successivo è già previsto il raddoppio. Una centrale nucleare grande (quella di Olkiluoto per capirci) ha una potenza di circa 1500 MW.
Ecco fatto! L’energia di quattro centrali nucleari è già disponibile, in due anni invece di 15, con energia rinnovabile e pulita invece che con materiale fossile ottenuto sbancando montagne e scavando miniere, senza scorie da stoccare per tempi infiniti non si sa dove; e nel conto non compaiono le altre forme di energia alternativa (biomasse, geotermico, solare termico, ecc.).
Ma quando parlate, voi nuclearisti, vi ascoltate?

30 ottobre
Un’altra, brutta notizia: il TAR di Venezia ha respinto il ricorso dei movimenti animalisti contro la deroga alla caccia agli uccellini, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana. Una scelta che ci rende tristi, ma che ha visto esultare gli attivisti leghisti … giuro che non riesco a capire il perché.


Martedì gli americani eleggeranno il loro “parlamento”. Obama è in difficoltà e la Camera è già data per persa, mentre il Senato è in bilico.
Uno dice “Che ci frega?”.
Queste elezioni si configurano come uno scontro titanico tra le forze del bene (ambientaliste) e quelle del male. A sostenere i candidati “verdi” (220 tra i quali solo due repubblicani) si è mosso Sierra Club, una specie di SuperLegambiente USA con un milione e mezzo di iscritti. Decine di migliaia di volontari stanno percorrendo gli stati americani per convincere gli elettori a schierarsi a favore dei 220 candidati prescelti (link).  Perché tutta questa fatica da parte di una organizzazione che se ne è sempre stata alla larga dal prendere posizioni partitiche?
Il motivo è semplice. Dall’altra parte sono scese in campo tutte le associazioni che appoggiano, favoriscono o nascondono le grandi multinazionali delle energie fossili (del carbone, del petrolio prima di tutte) mettendo sul piatto una quantità enorme di denaro (la sola Camera di commercio ha stanziato 75 milioni di $) in spot televisivi, pubblicità a mezzo stampa e quant’altro.  Tra l'altro una sentenza della Suprema Corte di Washington (a maggioranza repubblicana!) consente alle società di finanziare senza limiti ed in modo anonimo i partiti, per cui non si sa nemmeno chi ci sia dietro anche se spesso è molto facile intuirlo. L’obiettivo di Big Oil è quello di bloccare le leggi a favore delle rinnovabili che sia il presidente che diversi stati hanno portato avanti. Per un dettaglio sulla questione vedi qui: link.
E siccome sappiamo l’effetto di trascinamento che gli USA possono avere su molti altri stati, la sconfitta del partito democratico (americano) è una cosa che in questo momento ci riguarda eccome. Speriamo bene, non possiamo fare altro.
 

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