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Nuclearocrazia ... ma la Francia ha dei problemi

16 ottobreOggi voglio condividere con chi ha la pazienza di leggere questo articolo un documento uscito da qualche tempo in Francia, ma rimasto misteriosamente (?) nascosto tra le pieghe delle nostre cronache, esclusi ovviamente i blog che si occupano di ecologia e difesa dell'ambiente. Riguarda la situazione nucleare francese, ma è importante che anche noi italiani sappiamo cosa avviene al di là delle Alpi se non altro per gli accordi che governi e aziende più o meno di stato stanno prendendo su questo tema.
Quello che segue è un riassunto commentato, ma le informazioni sono rigorosamente estratte dal documento e non dalla fantasia di chi scrive.

C’è una triade in Francia che gestisce il nucleare:
  1. EDF (Électricité de France) a capitale pubblico e quotata in borsa è una delle più grandi aziende europee nella gestione dell’elettricità con partecipazioni anche in Italia (Edison, 19%). L’energia elettrica proviene principalmente dai 58 reattori nucleari francesi distribuiti nelle 19 centrali. Questa quota è in crescita, il che contrasta con gli obiettivi 20+20+20 imposti dalla UE.
  2. AREVA è una multinazionale a capitale pubblico (90%) con interessi con qualunque cosa riguardi la fissione nucleare: dall’estrazione dei minerali dalle miniere dove ne ha combinate di ogni colore come in Niger dove ne possiede due, all’arricchimento dell'Uranio, alla costruzione dei reattori e alla gestione degli impianti, alla chimica. e così via. Attualmente è l’azienda considerata leader nella costruzione di reattori di terza generazione (EPR). E’ presente in modo pesante anche sul mercato nucleare inglese. Insomma una potenza.
  3. Il presidente della repubblica, Sarkozy, il quale ha l’ultima parola sulle decisioni da prendere in tema di energia in generale e di energia nucleare in particolare.
Chiunque segua un po’ da vicino le vicende nucleari sa che le cose non stanno andando affatto a gonfie vele per i francesi.  Le defaillance sono cominciate con la disgraziata avventura del Superphenix (nella quale anche noi cittadini italiani ci abbiamo rimesso un bel po' di soldini), il più grande fallimento nucleare di tutti i tempi e sono continuate in tempi più recenti come dimostrano le attuali situazioni in Finlandia e Normandia, la perdita di importanti gare d’appalto in Medio Oriente, le condanne per aver inquinato intere città in Africa, le polemiche seguite alla scoperta di materiali radioattivi abbandonati in Francia e via di questo passo.
I nostri cugini hanno impostato la loro politica energetica fin dagli anni 50 ricavando dagli ingenti finanziamenti per il nucleare militare le risorse e i risultati da applicare in campo civile. Per questo la Francia (l’ultimo degli stati occidentali ad averla smessa di far esplodere bombe e far scomparire isole nel Pacifico) è una nazione davvero speciale dal punto di vista energetico. In nessun altro paese esiste infatti una così alta concentrazione di reattori, neppure negli Stati Uniti che, hanno sì il doppio di reattori, ma anche anche una popolazione 5 volte maggiore.
Dunque il “nucleare” rappresenta per la Francia una fetta importante dell'economia e si tratta perciò di un patrimonio da tutelare con cura.
A questo deve aver pensato il marito di Carla Bruni quando, un anno fa circa, ha ordinato ad EDF una inchiesta sullo stato dell’arte in questo settore e una proiezione su quello che si deve fare perché la Francia sia leader in campo nucleare anche nel 2030.
Prima di proseguire introduciamo alcuni personaggi.
A capo di AREVA c’è una donna molto ingombrante, Anne Lauvergeon, il cui contratto come presidente dell’azienda scade nel 2011. Nel 2009 Sarkozy ha messo a capo di EDF un suo uomo di fiducia: Henri Proglio, proveniente da Veolia altra azienda famosissima anche da noi come costruttrice di inceneritori.16 ottobreIn effetti l ‘intenzione di Sarkozy era quella di limitare l'invadenza della signora Anne, classificata non a caso dalla rivista Forbes al 9° posto tra le donne più potenti del mondo.
Questa mossa dimostra come il Presidente francese abbia in qualche modo sentito puzza di bruciato attorno alle attività di AREVA che, come vedremo presto, hanno dato qualche grattacapo alla grandeur francese.
Ma torniamo ai fatti. Le richieste di Sarkozy vengono dunque esaudite da EDF, che consegna nella primavera di quest’anno il proprio resoconto all’Eliseo. Le numerose pagine rappresentano quello che viene chiamato “rapporto Russely” e che rimane per un mese circa coperto dal segreto di stato, prima della sua liberalizzazione e pubblicazione alla fine di luglio di quest’anno.
Si tratta di un’analisi economica e industriale della situazione francese, dalla quale emergono alcuni punti che vale la pena di sottolineare.
L’intero documento è interessante (lo trovate in rete in francese cercando su Google “rapporto Russely”) e rappresenta in certi passaggi (non pochi e non di poco conto) un feroce atto di accusa contro AREVA.
La situazione francese – dice EDF – non è per niente allegra, perché è necessario smantellare le vecchie centrali e sostituirle con altre nuove entro il 2030. Cme si sa un impianto di questo genere ha una sua vita di alcune decine di anni dopo di che deve essere buttato via. E tuttavia lo smantellamento di una centrale nucleare è un’opera molto complicata e molto costosa (assai più della costruzione) per via della radioattività presente, dei materiali da stoccare per centinaia di anni e delle scorie più pericolose (il plutonio ad esempio) che va tenuto in sicurezza per almeno 250 mila anni e nessuno al mondo, nonostante i 60 anni di storia della tecnologia nucleare, sa ancora come fare. Ciò implica naturalmente un grosso investimento da parte dello Stato: i soldi arriveranno dunque ancora una volta dai contribuenti per qualcosa che essi non avevano certamente messo in conto.
E poi il rapporto affronta la questione dei reattori di AREVA, i famigerati EPR, installati nelle centrali in costruzione a Flamanville in Normandia e ad Olkiluoto in Finlandia (credo ce ne sia un altro in Cina da qualche parte).
Quella finlandese in particolare ha subito ritardi e aumenti considerevoli dei costi a causa di una serie infinita di mancato rispetto degli standard di sicurezza previsti dal codice internazionale. L’agenzia per la sicurezza nucleare finlandese (STUK) ha rilevato migliaia di anomalie e di situazioni pericolose nei lavori della centrale. Il documento dell’Eliseo ne tiene conto quando dice, parlando di AREVA, che:
La credibilità nel modello EPR e nello stesso tempo nella capacità dell’industria nucleare francese di avere successo si è seriamente indebolita per le difficoltà incontrate nel cantiere finlandese di Olkiluoto e in quello della terza tranche di Flamanville.
16 ottobreMa l'analisi continua impietosa a sottolineare che mentre il resto del pianeta ha progredito nella realizzazione del nucleare civile, la parte che gioca la Francia diventa sempre minore. Ecco quindi l’esigenza di incrementare l’efficacia di questo strumento industriale attraverso decisioni importanti ed immediate.
Occorre – secondo il documento - intervenire pesantemente ad Olkiluoto per portare a termine la costruzione della centrale nelle migliori condizioni possibili. Occorre stabilire un piano di azioni prioritarie per ridurre al minimo i costi e i ritardi accumulati per la centrale di Flamanville 3.
Insomma i Francesi sanno cosa sta succedendo, lo sanno perfettamente e ne sono preoccupati. Inoltre il rapporto sottolinea che l’unico reattore esistente in Francia di terza generazione è l’EPR di AREVA e che con un solo prodotto non è proprio possibile invadere il mercato. Non solo ma il consiglio che viene dato al presidente francese è quello di abbandonare i mega-reattori di potenza molto elevata (da 1,6 GW e più) e rivolgersi a reattori più piccoli (meno di 1 GW) che avrebbero utilizzi più diversificati e quindi un mercato internazionale più ampio e redditizio.
Il colpo di grazia viene dato ad AREVA quando si fa riferimento alla gara d’appalto perduta lo scorso inverno nei confronti di una società sud-coreana per la fornitura di reattori agli Emirati Arabi Uniti, quando era in ballo una cifra molto consistente di venti miliardi di euro. In questo caso, secondo il rapporto, si è dimostrata la superbia di AREVA, che non ha analizzato le esigenze di quei paesi e non si è adeguata alle richieste, come se tutto il mondo dovesse sottostare alle proprie strategie e comprare solo i reattori EPR. Insomma un fallimento dal punto di vista delle strategie di mercato; se queste si mettono assieme a quelle tecnologiche (delle centrali in costruzione) si vede che AREVA è in una situazione davvero molto molto difficile.
La politica di EDF è cambiata negli ultimi tempi tanto da privilegiare acquisti sui mercati stranieri (Russia e Giappone) rispetto a quello interno. I reattori EPR di AREVA sono infatti molto costosi (4-5 miliardi di euro) e poco affidabili (come visto ad Olkiluoto). Altre realtà si affacciano all’orizzonte francese come GDF-SUEZ (anch’essa con larghe quote in mano allo Stato) che sta cercando di intervenire anche in Italia infiltrandosi nell’accordo EDF-ENEL.
Il mandato di Anne Lauvergeon scade il prossimo anno. Nessuno in Francia scommette un soldo su una sua riconferma.
Ma il rapporto va oltre i problemi personali e societari della signora Anne. Ci sono infatti riferimenti ai depositi delle scorie, di cui si sottolinea l’importanza e l’urgenza, anche se nessuno sa dove e come tali scorie potranno mai essere stoccate. In Francia è nata nel 2006 l’ANDRA (Agenzia nazionale per la gestione delle scorie radioattive) che dovrebbe sovrintendere il progetto, ma i ritardi sono già moltissimi e gli interessi delle parti in causa certo non aiutano a fare chiarezza. Nel documento si chiede (magari non in modo evidente ma comprensibile) all’ASN (Autorità per la Sicurezza Nucleare, che dovrebbe essere un organismo indipendente) di non rompere troppo le scatole in modo che i budget e i tempi si possano mantenere. A questo proposito si raccomanda che l’Autorità non abbia troppa autorità (scusate il gioco di parole) e che sia lo Stato (cioè il presidente) a guidare lo sviluppo nucleare civile francese.
Questo intervento pesante dello stato nella politica energetica nucleare francese ha anche un contrappeso sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
C’è una domanda diretta al presidente: “Ma la politica energetica francese è ancora sinonimo di energia nucleare?” Che a leggerla tra le righe significa: “non vorremo mica che la politica francese venga condizionata troppo da un “inverdimento” indotto dalla Grenelle dell’Ambiente? La Grenelle è il grande movimento nato nel 2007 che rappresenta una specie di stati generali della situazione ambientale francese; essa spinge per l’introduzione di energie da fonti rinnovabili a scapito di quelle da fonti fossili (ivi compresa dunque anche quella nucleare). Insomma, il consiglio di EDF a Sarkozy è quello di istituire un Ministero per l’energia che risponda direttamente al Capo dello Stato, che riduca le pretese di chi vuole le energie rinnovabili e consacri come energia d’elezione in Francia quella nucleare.
Tra le altre cose si parla anche di costi e della necessità di reperire anche finanziatori privati per il nuovo rinascimento del nucleare d’oltralpe. Questo significa che finora non ci sono stati partner privati e che tutte le spese sono gravate sul contribuente francese. La conseguenza logica di arrivo di denaro fresco dovrebbe essere quella di una riduzione dei costi per il pubblico e quindi anche per i cittadini d’oltralpe, ma la logica e la politica non vanno quasi mai d’accordo. Infatti la conclusione del rapporto è quella di ipotizzare un aumento moderato e regolare del prezzo dell’energia elettrica in Francia, necessario per finanziare il rinnovo del parco elettro-nucleare.
16 ottobreNon è quindi esagerato parlare in Francia di “nuclearocrazia” che vuole tutto per sé e al più presto. Così il rapporto chiede di “perseguire un’azione politica risoluta in modo da far sì che i finanziamenti multilaterali destinati alle energie rinnovabili vengano anche indirizzati al nucleare”. In altre parole si vuole seguire l’esempio italiano che con i CIP6 e i certificati verdi è riuscito a finanziare attività che con le energie rinnovabili niente avevano da spartire, come la produzione di elettricità con gli scarti della lavorazione del petrolio o gli inceneritori.
Héloïm Sinclair, ambientalista francese, scrive:
I signori del nucleare francese non vogliono che il malloppo gli sfugga di mano e sono privi di scrupoli, pronti a svuotare i fondi dedicati alle energie pulite e rinnovabili a livello internazionale.
Questo dunque è il clima in Francia, un clima di guerra aperta, spaventosamente spostato verso la sponda nuclearista. In particolare il rapporto Russely sottolinea le deficienze a livello tecnologico, organizzativo e strategico di AREVA.
La scorsa estate il nostro ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo era stata in Francia a visitare la centrale di Flamanville e tornando da quel tour, forse ricordando i formaggi normanni e i buoni assaggi di Calvados, grappa di mele molto alcolica tipica della zona, aveva sentenziato: “le paure sono senza fondamento; abbiamo constatato condizioni di assoluta sicurezza e senza impatto ambientale».
Queste frasi, tipiche di un personaggio politico che vuole tranquillizzare la gente che segue solo il TG televisivo e le trasmissioni di Vespa, vengono smentite in modo clamoroso dagli stessi francesi ad altissimo livello. Poi la bella Stefania è rientrata nel suo mulino bianco nella valle degli orti, passando attraverso il fondo dell'armadio ... e vissero a lungo felici e contenti.
 

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