GiornataCredo di aver già espresso più volte il mio pensiero sulle varie “giornate di qualcosa”. Non che ci sia nulla di male a sottolineare, almeno una volta l’anno, che le donne devono avere un trattamento perfettamente uguale agli uomini o che è bene ricordare i propri genitori, ma credo sarebbe opportuno avere queste attenzioni ogni giorno dell’anno. Farlo così sporadicamente mi sembra ipocrita, poco sincero e, peraltro, perfettamente inutile. Se posso diventare ancora più cinico i soli a guadagnarci davvero in quelle circostanze sono i venditori di fiori e di cioccolatini. Beh … anche le coscienze di chi normalmente se ne frega dell’oggetto della giornata.
Le cose non cambiano di molto in campo ambientale. Anche qui le “giornate di qualcosa” si sprecano. Chi le propone e le difende dice che è un modo per informare le persone dei problemi che affliggono il nostro pianeta e i suoi abitanti. Lasciatemi sfogare, ma non sapere che ci sono milioni di persone che muoiono ogni anno per non avere acqua potabile o che la condizione dell’aria che respiriamo è pessima praticamente ovunque è un po’ come non sapere che l’automobile che stiamo guidando ha bisogno di carburante per andare avanti e che se non ci fermeremo ad un distributore, prima o poi dovremo continuare la nostra strada a piedi.
La disinformazione legata al menefreghismo e, più spesso di quello che si crede, all’ignoranza in un mondo pervaso dalla globalizzazione anche delle notizie, non può essere una scusa, è una colpa.
Nell’ultima settimana ci sono state tre giornate di qualcosa, nei giorni 21, 22 e 25 del mese di marzo. Precisamente la giornata mondiale delle foreste, la giornata dell’acqua e l’ora della terra.
Quello che, personalmente, mi stupisce di più, quando ascolto quelli “politicamente corretti” dare notizie al riguardo è il modo che hanno di esporle.
Prendo una frase a caso delle moltissime che potete leggere nelle cronache di quelle giornate di qualcosa: “Salvare le foreste vuol dire salvare il pianeta dai cambiamenti climatici.” E’ scritta dal WWF, non da uno che passava di là per caso. Cos’è questa mania di salvare il pianeta? Il pianeta non ha alcun problema, l’ho detto mille volte. Non c’è nessuno in grado di minacciarne il futuro. Se non ci sono riuscite le piogge di meteoriti o l’attività vulcanica del suo primo periodo, come si può pensare che una specie così stupida come la nostra sia in grado di farlo? Noi non siamo il pianeta, noi ci viviamo. Il pianeta aveva predisposto un ambiente adatto a farlo, con risorse sufficienti per accogliere un certo numero di invitati. Poi la festa è degenerata: gli invitati erano troppi per le risorse disponibili ed erano così maleducati da distruggere buona parte di quello che era stato pazientemente costruito per loro. Guardate che è un po’ come se voi invitaste a casa vostra un po’ di persone per una festa. E vi arriva il doppio della gente. Avete acceso il riscaldamento per mantenere una temperatura ideale. Ma i vostri ospiti distruggono la caldaia e poi si lamentano di avere freddo. Di chi è la colpa? Della vostra casa? Della caldaia? O degli imbecilli che vi hanno invaso le stanze?
Quello che noi non riusciamo mai a far capire è che il modo di comportarsi dell’homo sapiens non uccide il pianeta, per niente. Ne modifica solo le condizioni: lo rende più caldo, con un livello dell’acqua superiore, con un’atmosfera più ricca di anidride carbonica. E le nuove condizioni sono diverse da quelle che erano state predisposte per accoglierci. Dunque è la nostra permanenza sulla Terra ad essere a rischio. In sostanza le nostre azioni stanno distruggendo la possibilità che noi si possa ancora abitare questo pianeta. Di sicuro non si potrà fare nel numero attuale, con oltre 7 miliardi di bocche da sfamare, di polmoni da riempire di ossigeno e le previsioni sono di arrivare a 10 miliardi entro pochi decenni. Cosa vogliamo allora? Come facciamo a non renderci conto di tutto questo?
Passi per i grandi speculatori, come l’attuale presidente statunitense e i suoi scagnozzi, che antepongono il business e i profitti ad ogni altra cosa, sperando che tutto si aggiusti, almeno per loro, fanculo tutti gli altri. Ma noi, comuni mortali, come facciamo a non capire cosa sta succedendo?
Ecco che le giornate di qualcosa mi sembrano davvero poca cosa, che non consentano un coinvolgimento sufficiente della gente, che non spieghino abbastanza bene il legame tra ambiente e società, tra ecologia e produzione, tra politiche sostenibili ed economia. Di questo abbiamo bisogno. Bisogno per 365 giorni l’anno se vogliamo che cambi qualcosa.
Come si può fare? E’ necessario cambiare tutti i paradigmi dell’informazione. Occorre che la scuola insegni con competenza quello che avviene e la smetta di usare frasi fatte, quasi sempre inadeguate. Smettiamola di dire che la crisi dell’acqua nel mondo è legata a non chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti e spieghiamo quanta ce ne vuole per costruire una bistecca, per produrre mangime, per fabbricare la plastica.
Spieghiamo perché una così larga fetta di cibo viene sprecata e buttata via; spieghiamo perché avviene nei paesi ricchi, ma anche perché lo stesso fenomeno avviene nei paesi poveri. Spieghiamo perché ci sono così tante resistenze alla diffusione di pratiche sostenibili. Spieghiamo perché per i politici le cose vanno sempre benissimo e poi li troviamo schiavi di multinazionali di vario genere.
Le questioni ambientali sono oggi il punto focale della nostra vita: pensare di risolverle con le giornate di qualcosa è, quanto meno, molto, ma molto ingenuo.