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Spiegazioni

Cari amici, questa è l’ultima puntata di Nessun Dorma. É la trentesima volta che ci sentiamo e questa sera vogliamo regalarvi un riassunto di tutte le meravigliose opere liriche che abbiamo ascoltato settimana dopo settimana. Abbiamo raccolto di seguito una serie di arie, alcune più conosciute di altre, ma tutte splendide e con protagonisti di valore assoluto. Le dividiamo per opere con le indicazioni degli artisti che le hanno realizzate.

01 Celeste Aida

Cominciamo con l’Aida.
Apre la nostra rassegna la romanza “Celeste Aida”, preceduta dal recitativo “Se quel guerrier io fossi”. La intona Radames, nel primo atto della tragedia di Giuseppe Verdi. Il tenore è Plácido Domingo, mentre Erich Leinsdorf dirige la London Symphony Orchestra.

02 Marcia trionfale

Dell’Aida non possiamo fare a meno di riascoltare la marcia trionfale, quando Radames rientra a Tebe, vincitore della guerra contro gli Etiopi. É preceduta dall’inno “Gloria all’Egitto, ad Iside”. La registrazione è del 2006 ed è realizzata con l’orchestra della Scala di Milano, diretta da Riccardo Chailly. Si tratta di un famoso allestimento, il quinto, di Franco Zeffirelli, con nel ruolo principale il soprano Violetta Urmana e Walter Fraccaro in quello di Radames. É stato un successo, non a caso, trionfale.

03 Sono il factotum della città

La seconda opera che prendiamo in considerazione è Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Qui vi proponiamo tre arie molto famose. La prima è quella più conosciuta di tutte ed è eseguita da un baritono che è un mostro sacro della lirica, Tito Gobbi, nei panni del barbiere, forse il barbiere operistico meglio riuscito di ogni tempo. Si presenta, magnificando i suoi pregi e le sue conoscenze che non hanno uguali a Siviglia. “Sono il factotum della città”. Alceo Galliera dirige la Philarmonia Orchestra in questa registrazione del 1958.

04 Una voce poco fa

La seconda aria del Barbiere di Siviglia vede invece la bella Rosina innamorata di Lindoro, per quella serenata cui ha assistito. E se le metteranno i bastoni tra le ruote? Allora ecco uscire tutta la sua energia, perché, nonostante sia dolce e gentile, se la toccano diventerà una vipera e difenderà strenuamente il suo amore.
Ascoltiamo dunque di seguito “Una voce poco fa” e poi “Sì, sì la vincerò”. Il cast è composto da Teresa Breganza, Hermann Prey, Enzo Dar, Paolo Montarsolo e Theodor Guschlbauer. Il maestro Claudio Abbado dirige la London Symphony Orchestra.

05 La calunnia

L’ultima aria del Barbiere in scaletta è invece quella di un basso. Don Basilio, amico di Don Bartolo e maestro di musica di Rosina, confida all’amico un sistema sicuro per liberarsi del Conte di Almaviva, che vuole sottrargli la ragazza e con essa tutta la dote. Come fare? Basterà inventare qualche calunnia, perché la calunnia è un venticello. La canta, come sempre magistralmente, Nicolaj Ghiaurov, accompagnato dall’orchestra e dal coro Rossini di Napoli, diretti da Silvio Varvisio. La registrazione è del 1964.

06 Che gelida manina

É la vigilia di Natale nel quartiere latino di Parigi dove i bohemienne trascorrono le loro vite. Rodolfo, sentendo bussare alla sua porta, apre e incontra per la prima volta Mimì. La sua candela si è spenta e al buio non sa come tornare in camera. Così Rodolfo l’accompagna e le parla della sua vita da poeta, chiedendole di raccontargli di più di lei. Fa freddo e le sue mani ne sono una testimonianza. Nasce così l’aria “Che gelida manina”, che noi ascoltiamo adesso nell’interpretazione di Mario Del Monaco, in questa registrazione del 1954 de La Bohème, con la direzione dell’orchestra di Franco Ghione.

07 Quando men vo’

Nel secondo quadro della Bohème, Musetta canta “Quando men vo’”, una romanza a tempo di valzer lento. Lo fa, seduta ad uno dei tavolini del caffè Momus, rivolgendosi al pittore Marcello, di cui è innamorata e che vuole conquistare. Del resto, quando lei se ne va in giro, tutti l’ammirano e il suo fascino cattura gli uomini, come ha fatto con il suo ex fidanzato.
L’esecuzione è affidata ad una grande artista come Mirella Freni. L’orchestra è quella della televisione di stato di Monaco, diretta da Vladimir Ghiaurov, nel 1987.

08 Habanera

Passiamo alla Carmen di Bizet. La protagonista si presenta con un’aria che si intitola L'amour est un oiseau rebelle (L'amore è un uccello ribelle), che segue il ritmo della habanera, una danza di origini cubane non molto distante dal tango. Per questo il brano è conosciuto anche come “Habanera”. la curiosità è che Bizet ha usato una composizione di un musicista spagnolo morto da soli dieci anni, per cui dovette inserire una nota per riconoscere la fonte.
Ascoltiamo quest’aria dalla voce del soprano romeno Angela Gheorghiu, accompagnata dal coro “Les Elements” e dall’orchestra National du Capitole de Toulouse, diretta da Michel Plasson.

09 Toreador

Sempre nella Carmen, Escamillo, il torero, all’inizio del secondo atto descrive varie situazioni nell’arena: il tifo della folla e la fama che deriva dalla vittoria. In francese il torero è toreador e questo è il titolo più conosciuto dell’aria, che in realtà si chiama “Votre toast, je peux vous le rendre" (Il vostro brindisi, lo posso ricambiare).
Noi ascoltiamo la suite strumentale, eseguita dall’orchestra New York Philarmonic, diretta dal grande maestro Leonard Bernstein.

10 Una volta c’era un re

La Cenerentola di Gioachino Rossini segue la storia narrata come fiaba da Charles Perrault. L’opera si apre con le due figlie di don Magnifico, Clorinda e Tisbe, che si fanno belle per uscire e cantano “No no no” con cui esaltano la propria bellezza davanti allo specchio. Subito dopo è il turno di Angelina, detta Cenerentola, a cantare “Una volta c’era un re”, un’aria malinconica e triste, quasi a sottolineare la sua vita infelice. Per questo viene rimproverata dalle sorellastre.
Noi ascoltiamo entrambi i brani, con le voci di Sonia Ganassi nei panni di Cenerentola, Carla Di Censo e Larissa Schmidt nei panni di Clorinda e Tisbe. Orchestra e coro del teatro alla scala di Milano, diretti dal maestro Bruno Campanella nel 2005.

11 Voi lo sapete mamma

Una delle arie della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni è “Voi lo sapete mamma”, che Santuzza intona la domenica di Pasqua, nella piazza principale di un villaggio siciliano. Lei racconta a Mamma Lucia che, quando suo figlio se ne era andato militare, aveva promesso di sposare Lola. Tuttavia, quando era tornato, Lola aveva sposato qualcun altro. Così si era legato a Santuzza, cosa che aveva ingelosito Lola al punto da portarglielo via.
L’esecuzione è affidata a Montserrat Caballé nel ruolo di Santuzza, mentre Astrid Varney è Mamma Lucia. Riccardo Muti dirige la Philarmonia Orchestra e l’Ambrosian Opera Chorus nel 1979.

12 Là ci darem la mano

E adesso un’aria famosissima, scritta da Wolfgang Amadeus Mozart per l’opera Don Giovanni. “Là ci darem la mano” è un duetto tra Don Giovanni, baritono, e Zerlina, soprano. Don Giovanni ha appena incontrato Zerlina e il suo promesso sposo Masetto. Nel tentativo di distrarre Masetto e farlo allontanare dalla scena, Giovanni si offre di ospitare il matrimonio della coppia nel suo castello. Quando Masetto se ne è andato, Giovanni tenta di sedurre Zerlina, invitandola ad accompagnarlo al suo castello. Tuttavia, dopo la fine del duetto, arriva Donna Elvira che vanifica la seduzione e se ne va con Zerlina.
Gli interpreti sono Dietrich Fischer-Dieskau e Reri Grist. L’orchestra è quella del teatro Nazionale di Praga, diretta dal maestro Karl Böhm.

13 La vergine degli angeli

Torniamo a Verdi e alla sua La forza del destino. Il secondo atto si chiude con un inno religioso dolcissimo: “La vergine degli angeli”, ambientato nella chiesa omonima. Comincia un coro maschile, sul quale interviene il Padre Guardiano e Melitone. L’accompagnamento musicale è affidato ai violoncelli. Poi interviene Leonora, accompagnata dall’arpa, ad intonare il canto della preghiera.
L’esecuzione è affidata al soprano Montserrat Caballè e all’Ambrosian Opera Chorus. Pietro Guadagno dirige la Royal Philarmonic Orchestra nel 1971.
Il brano che ascoltate è stato rimasterizzato nel 1995.

14 Una furtiva lagrima

E adesso un’aria di un’opera che non abbiamo presentato, ma è così famosa che sta comunque bene in questa rassegna. È “Una furtiva lagrima” da “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti. La esegue il tenore peruviano Juan Diego Florez, mentre Riccardo Frizza dirige l’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”.

15 Il dolce suono

Ed ecco Puccini con la sua Lucia di Lammermoor. “Il dolce suono” è un’aria decisamente drammatica, inserita in una scena, chiamata della pazzia.
In effetti, Lucia diventa pazza e, durante la prima notte di nozze, mentre ancora si celebrano i festeggiamenti, pugnala il marito Arturo nella stanza degli sposi. Procede quindi nella sala dove si tiene la festa, sporca di sangue e inconsapevole di quel che ha fatto, rimembrando i suoi incontri con Edgardo e immaginando di essere sposata con quest'ultimo.
Ascoltiamo quest’aria in una registrazione del 1954. Il maestro Tullio Serafin dirige l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Canta la divina Maria Callas.

16 Un bel dì vedremo

Dal secondo atto di Madama Butterfly, abbiamo scelto l’aria “Un bel dì vedremo”. La canta Cio Cio San, ovvero Butterfly, rivolgendosi alla cameriera Suzuki e immaginando il giorno felice in cui suo marito Pinkerton tornerà dagli Stati Uniti. È il punto cruciale della scena in cui la protagonista cerca di illudere la cameriera e se stessa che tutto va bene e che il marito, partito tre anni prima, la raggiungerà e tutto tornerà come prima, cosa che, sappiamo, non avverrà affatto. L’aria è affidata al soprano russo, naturalizzato austriaco, Anna Netrebko, mentre il maestro Antonio Pappano dirige l’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

17 Va pensiero

 Il coro che stiamo per ascoltare non ha bisogno di molte presentazioni. È il “Va pensiero” dal Nabucco di Verdi, da molti considerato un secondo inno dell’Italia. È, in realtà, nella storia del Nabucco, il pianto degli Ebrei, vinti e prigionieri, che ricordano la propria patria, Gerusalemme, il fiume Giordano e diventa una preghiera perché i ricordi non si affievoliscano nella mente e li sappiano far reagire alle sofferenze della prigionia.
Ascoltiamo la versione che ne dà il Coro dell’opera di stato di Dresda, diretto dal maestro svizzero Silvio Varvisio nel 1985

18 Non più andrai farfallone amoroso

Il prossimo brano è un’aria di Wolfgang Amadeus Mozart, da “Le nozze di Figaro”. Si tratta di “Non più andrai farfallone amoroso”, eseguita da Justino Diaz e dalla English Chamber Orchestra, diretta da Ettore Stratta e registrata a Phoenix, Arizona, nel 1997.
Alla fine del primo atto, il conte Almaviva trova Cherubino nascosto negli alloggi di Susanna. Il conte era già sospettoso che Cherubino avesse dei progetti su sua moglie, la contessa Rosina, e nel complesso disapprova il suo stile di vita dissoluto. Tuttavia, non può punire Cherubino, poiché lui stesso era solo negli alloggi di Susanna per farle una proposta. Il Conte invece manda via Cherubino, nel suo reggimento di Siviglia. In quest'aria, Figaro stuzzica Cherubino sul suo futuro militare spartano, in netto contrasto con la vita piacevole e civettuola che ha vissuto nel palazzo del Conte.

19 Ave Maria

È l’atto finale dell’Otello di Giuseppe Verdi. Siamo in camera di Desdemona, che si appresta ad andare a letto. Ha un triste presentimento e, con accanto la fedele Emilia, intona un’antica canzone, poi, prima di addormentarsi recita un’Ave Maria.
Subito dopo entra Otello, che metterà fine alla sua vita.
L’aria che ascoltiamo è tra le migliori mai eseguite. È stata registrata nel 1960, con l’orchestra dei Wiener Philarmoniker, diretta dal maestro Herbert von Karajan, e con la ineguagliabile voce del soprano Renata Tebaldi.

20 Questa o quella

Le arie che abbiamo scelto dal Rigoletto di Verdi non rendono certo giustizia alle donne. Cominciamo con “Questa o quella”, eseguita nella prima scena dell’opera, quando il Duca di Mantova, impenitente seduttore, espone questa sua visione decisamente maschilista sul libero amore. Le donne sono tutte uguali, secondo lui, e così può dedicarsi al suo sport preferito di saltare dall’una all’altra come un’ape sui fiori.
La versione che stiamo per ascoltare è una vecchia versione del 1953. Mario Del Monaco è accompagnato dall’orchestra dell’accademia di Santa Cecilia di Roma, diretta dal maestro Alberto Erede.

21 La donna è mobile

Il Duca di Mantova non si smentisce neppure quando, siamo al terzo atto, intona un’altra aria famosissima, nella quale sottolinea l’incostanza dell’amore femminile, perché, come dice il testo, “La donna è mobile, qual piuma al vento”. Per fortuna del buon senso, la tragica conclusione della vicenda farà da contraltare a questo suo spensierato cinismo. In questo caso il duca è rappresentato da Placido Domingo, in una registrazione del 1980 con l’orchestra dei Wiener Philarmoniker, diretti da Carlo Maria Giulini.

22 Si vendetta

La terza aria presa da Rigoletto è cantata nel secondo atto. Il vecchio nemico del Conte, Monterone, che lo aveva accusato di avergli sedotto la figlia, passa, condotto in carcere dalle guardie. Il vecchio nobile si ferma davanti ad un ritratto del duca, sospirando amaramente che la sua maledizione non ha avuto alcun effetto. Ma Rigoletto, udendo queste parole, replica che la vendetta arriverà per opera sua, in quanto ha intenzione di uccidere il Duca. È questa l’aria “Si, vendetta, tremenda, vendetta” che noi ascoltiamo interpretata dal baritono serbo Željko Lučić e dal soprano tedesco Diana Damrau, con l’orchestra del teatro di stato di Dresda.

23 Vissi d’arte

Passiamo adesso alla Tosca di Giacomo Puccini. La prima romanza che proponiamo è “Vissi d’arte”, che si inserisce nel dialogo tra la cantante Tosca e il Barone Scàrpia, quando questi la ricatta, chiedendole di concedersi in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte.
In realtà, Tosca non si rivolge a Scàrpia, ma direttamente a Dio, rimproverandolo di averle riservato una vita così triste, e una così sventurata storia d’amore.
Si tratta di una delle arie più toccanti di tutto il melodramma italiano. Anche per questo la affidiamo al soprano migliore, Maria Callas, accompagnata dall’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, diretta da Victor de Sabata.

24 E lucevan le stelle

È il terzo atto di Tosca. A Castel Sant’Angelo, il pittore Mario Cavaradossi sta aspettando la propria esecuzione. Ricorda il tempo passato con il suo amore, Tosca, mentre le stelle illuminavano la notte. E intona la breve aria “E lucevan le stelle”, che qui ascoltiamo da Luciano Pavarotti, accompagnato dalla National Philarmonic Orchestra di Londra, diretta dal maestro Nicola Rescigno.

25 Amami Alfredo

È noto che le cose amorose nella Traviata sono un tantino contorte. Una delle arie più conosciute di quest’opera, “Amami Alfredo”, si inserisce, infatti, in un intricato caso. Violetta scrive infatti ad Alfredo, facendogli giurare l’amore, ma poi fugge e va alla festa, dove lui, infuriato, la raggiunge.
Non vogliamo entrare qui nei dettagli della storia, peraltro trattata quando abbiamo trasmesso l’opera, ma ascoltare questa bellissima aria, dalla voce di Luciano Pavarotti e Renata Scotto, da una registrazione del 1992, con la Royal Opera House Orchestra e Chorus, diretti dal maestro Carlo Felice Cillario.

26 Brindisi

La Traviata ha un’altra aria famosissima: il Brindisi ovvero “Libiamo ne’ lieti calici”. È praticamente all’inizio dell’opera, e si svolge durante la festa in casa di Violetta. Qui conosce Alfredo, che è innamorato di lei, e rimprovera il suo protettore, il Barone Douphol, di non avere le stesse attenzioni del giovane. Il Barone se la prende a male e quando il visconte Gastone, amico di Violetta, propone un brindisi, rifiuta decisamente. Alfredo invece accetta e gli altri si uniscono per cantare alla vita e alla bellezza che fugge e al vino che riscalda l'amore.
La versione che proponiamo è del 1992, con l’orchestra e il coro della Scala di Milano, diretti dal maestro Riccardo Muti. Le voci sono di Roberto Alagna e Tiziana Fabbricini.

27 Di quella pira

Del Trovatore, altro capolavoro di Giuseppe Verdi, proponiamo qui due brani. Il primo è “Di quella pira” dal terzo atto. Manrico e Leonora stanno per sposarsi, quando arriva il luogotenente di Manrico, Ruiz, annunciando che la zingara Azucena è stata catturata e verrà mandata al rogo come strega. Manrico, convinto che la zingara sia sua madre, raduna i suoi uomini e parte. È qui che si snoda la cabaletta “Di quella pira”. Cabaletta è il termine assegnato a quelle parti operistiche che concludono una scena. La voce del tenore è quella di Luciano Pavarotti, accompagnato dalla Wiener Opernorchester, diretta da Nicolò Rescigno.

28 Non piangere Liù

Chiudiamo con la Turandot di Giacomo Puccini, proponendovi due arie famose. La prima è “Non piangere Liù”, un’aria cantata dal principe Calàf, davanti alle mura del palazzo imperiale. Nell’aria precedente, Liù prega Calàf di non rischiare la vita facendo un salto mortale per sposare la principessa Turandot, e lui le risponde gentilmente, chiedendole di non piangere.
Abbiamo scelto per voi una prestigiosa versione: quella con la London Philarmonic Orchestra diretta dal maestro Zubin Mehta ed interpretata da Luciano Pavarotti e Montserrat Caballè.

29 Nessun Dorma

Siamo arrivati, cari amici, alla fine anche di questa avventura. Nessun dorma!, la trasmissione che vi ha tenuto compagnia il mercoledì sera negli ultimi sette mesi, termina qui, dopo trenta puntate, durante le quali abbiamo cercato di offrirvi il meglio della lirica. Sappiamo che ci avete seguito con passione e amore e di questo vogliamo ringraziarvi di cuore. Per finire torniamo esattamente là, dove siamo partiti, dalla scelta del titolo e quindi della sigla iniziale. Questa volta, affidiamo il canto di “Nessun dorma” a Josè Carreras, accompagnato dalla English Philarmonic Orchestra, diretta da Jesús López-Cobos.
Da Donatella, Silvia e Mario un affettuoso saluto.