Parte prima

 

Parte seconda

 

Parte terza

Parte quarta

Spiegazioni

Il trovatore debuttò a Roma nel 1853. Fa parte della ‘trilogia popolare’ di Verdi accanto a Rigoletto e La traviata.
I toni drammatici che caratterizzano la trama vennero letti da alcuni critici come confusionari e poco credibili, ma la musica offre alcune arie sublimi: «Tacea la notte placida», il Coro dell’incudine e la ballata di Azucena «Stride la vampa», «Di quella pira».

Questa registrazione è del 1984. Diretta dal Maestro Carlo Maria Giulini è interpretata da: Placido Domingo (Manrico), Rosalind Plowright (Leonora), Brighitte Fassbaender (Azucena), Giorgio Zancanaro (il Conte di Luna) e il coro e l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Rosalind Plowright, per questa interpretazione di Leonora, ha ricevuto il Premio Fondazione Fanny Heldy I

Personaggi

Il conte di Luna, giovane gentiluomo aragonese (baritono)
Leonora, dama di compagnia della Principessa d'Aragona (soprano)
Azucena, zingara della Biscaglia (mezzosoprano)
Manrico, ufficiale del principe Urgel e presunto figlio di Azucena (tenore)
Ferrando, capitano degli armati del conte di Luna (basso)
Ines, confidente di Leonora (soprano)
Ruiz, soldato al seguito di Manrico (tenore)
Un vecchio zingaro (basso)
Un messo (tenore)
Compagne di Leonora e religiose, familiari del conte, uomini d'arme, zingari e zingare (coro)

Trama

Molto intricata e romanzesca, la storia si svolge, tra duelli, assedi e roghi, in Biscaglia e in Aragona all'inizio del XV secolo.
Il capitano Ferrando racconta la storia di una zingara messa al rogo anni prima e di come, in seguito, il fratello del Conte venne rapito.
Il Conte ormai cresciuto, è innamorato di Leonora, ma lei è innamorata del giovane Manrico (il Trovatore).
Manrico viene a sapere da Azucena, sua presunta madre, la storia di come la sua vera madre venne mandata al rogo dal Conte e Azucena, per vendicarsi, bruciò il figlio del Conte ma per sbaglio uccise suo figlio.
Catturata per puro caso Azucena, Ferrando riconosce in lei la zingara che rapì il fratello del Conte. Saputo della cattura, Manrico corre a salvarla, ma viene catturato. Leonora, pur di salvare il suo amato, decide di cedere alle lusinghe del Conte. Manrico sta per essere liberato quando la giovane si accascia a terra e muore perché si era avvelenata. Il Conte - furioso - manda Manrico a morte. Solo dopo l'esecuzione Azucena gli dice che, in realtà, si trattava di suo fratello perduto da anni.

PARTE I

Atrio del Palazzo di Aliaferia. Ferrando – il Capitano delle Guardie – racconta ai familiari del Conte e ad alcuni armigeri una storia riguardante il Conte di Luna: quando era ancora neonato, una zingara venne vista intorno alla culla di suo fratello Garzia. Poco dopo il piccolo si ammalò e la zingara venne accusata di stregoneria e condotta al rogo. Per vendetta, la figlia della zingara rapì il piccolo Garzia e ne bruciò il corpo nel punto in cui sua madre trovò la morte.
Intanto nel giardino esterno del Palazzo, la giovane Leonora confida a Ines di essere innamorata del valoroso Manrico (il Trovatore). Una notte lui le ha dedicato una struggente serenata, ma da quel momento la guerra li ha tenuti separati.
Il Conte – segretamente innamorato di Leonora – sta per raggiungerla per dichiararle il suo amore, quando sente in lontananza il canto di Manrico che si avvicina.
Leonora scende dai suoi alloggi per correre incontro a Manrico, ma nel buio si sbaglia e rivolge le sue parole d’amore al Conte. Resasi conto dell’equivoco, corre tra le braccia di Manrico. Il Conte, accecato dalla gelosia, sfida Manrico a duello quindi si allontanano con le spade sguainate.

PARTE II

Su una montagna della Biscaglia, ai primi albori, sta la zingara Azucena accanto al figlio Manrico.
Lei racconta la storia di come sua madre venne messa al rogo per stregoneria dal Conte, e di come sul punto di morte le chiese di vendicarla.
Azucena, allora rapì il figlio del Conte con l’intenzione di gettarlo tra le fiamme. Tornata in sè, si accorge di aver dato alle fiamme il suo bambino.
Ascoltando questa storia, Manrico resta esterrefatto e le domanda se lui sia veramente suo figlio; Azucena lo rassicura, e gli chiede come mai durante il duello con il Conte lo abbia voluto risparmiare; Manrico risponde che una forza arcana glielo ha impedito.
Arriva il messo Ruiz che racconta al Trovatore della conquista di Castellor, e che Leonora - credendolo morto - ha deciso di entrare in convento. Manrico parte allora per riconquistare la sua amata, mentre Azucena tenta invano di fermarlo.
Anche il Conte è deciso a riprendersi Leonora e ne architetta il rapimento; sopraggiunge però Manrico che sventa il piano e fugge con Leonora.

PARTE III

Il Conte è ritornato all’accampamento poco fuori le mura di Castellor; medita la riconquista della città e la vendetta su Manrico, rifugiatosi insieme a Leonora e i suoi proprio a Castellor.
Alcuni esploratori di ronda tornano al campo dopo aver catturato una zingara che andava vagando fuori le mura della città: si tratta di Azucena, partita alla ricerca di Manrico e preoccupata per lui.
Ferrando riconosce in lei la zingara che quindici anni prima rapì e diede alle fiamme Garzia; il Conte decide che anche la zingara dovrà patire la stessa sorte.
Intanto, nella cappella di Castellor, Manrico e Leonora stanno per  sposarsi; ma il fedele Ruiz li informa della cattura e della imminente messa al rogo di Azucena.
Manrico lascia Leonora e parte per tentare di salvare la madre.

PARTE IV

Leonora si fa accompagnare da Ruiz alla torre prigione dove si trovano anche Manrico e Azucena.
Si aprono le porte e ne esce il Conte; Leonora annuncia la sua presenza e chiede al Conte la grazia per Manrico. Il Conte è stupito nel vederla, l’aveva cercata in lungo e largo dopo la cattura di Manrico. Leonora è disposta a tutto pur di salvare la vita al suo giovane amante; giura quindi amore eterno al Conte, se lui risparmierà la vita di Manrico.
Il Conte, felice, accetta l’offerta; ma Leonora di nascosto beve il veleno racchiuso nel suo anello.
Leonora viene condotta fino alla cella di Manrico; accanto a lui dorme Azucena. Leonora gli dice di uscire: ora è libero grazie alla sua intercessione.
Manrico capisce che la sua amata ha scelto di cedere al Conte pur di salvargli la vita, ma proprio in quell’istante lei si accascia e quindi gli confessa di aver ingerito il veleno per poter morire da sua amante, piuttosto che vivere anche solo un giorno accanto a un altro. Un ultimo saluto e muore tra le sue braccia.
Il Conte, sentendosi preso in giro, decide di giustiziare comunque Manrico. 
Il Trovatore viene portato al patibolo, mentre le urla svegliano Azucena; il Conte la trascina alla finestra della cella giusto in tempo per farla assistere all’esecuzione del figlio. Lei urlando rivela al Conte che l’uomo appena giustiziato era in realtà suo fratello. Anche lei sceglie di morire e prima di buttarsi dalla finestra, ripensa alla madre, finalmente vendicata.