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Locandina del filmVi propongo la visione di un film non molto pubblicizzato, ma di raro interesse. (Basta cliccare sull'immagine a fianco).
Il titolo è “Domani”, che è assolutamente azzeccato, perché a fronte di una analisi talvolta spietata della situazione e delle scelte che la nostra società ha compiuto, ci sono anche soluzioni reali, che sono state messe in opera da comunità di vario genere. Dalla piccola comunità di provincia che ha costruito orti sulle rotonde o nelle aiuole delle strade, all’azienda che ha risparmiato energia fossile e quindi emissioni, alla grande città che ha ridotto al minimo la presenza di automobili nelle strade, allo stato intero che è già arrivato a produrre l’intera energia elettrica con fonti rinnovabili.
Si parte dalla constatazione che, mentre esistono molti film sulla fine del mondo, sulle disgrazie dell’umanità, sulle drammatiche conseguenze dell’impostazione che allo sviluppo ha dato la società in cui viviamo, in primis l’indebolimento dell’ambiente e la classificazione delle persone con un numero di poveri in costante aumento, non esisteva un film che raccontasse cosa sia possibile fare per ovviare a tutto questo. Un film che racconti quello che la gente comune ha inventato semplicemente per stare meglio, per risolvere piccoli ma significativi problemi della propria vita. Tutto questo può sembrare forse poco utile se non viene visto nella giusta prospettiva. Già, perché molte delle pratiche di cui il film ci parla sono facilmente replicabili altrove. A volte manca proprio l’idea, altre un percorso da seguire. Ho raccontato in questa trasmissione, molte e molte volte ormai, i principi della blue economy. Si tratta sempre di soluzioni semplici a problemi complicati: la fame, l’integrità delle terre, la lotta contro la desertificazione, la ribellione alle ingiustizie sociali e per far vincere la dignità dell’uomo.
Insomma a guardarci attorno di esempi da seguire ce ne sono un sacco. Il film “Domani” ne sottolinea qualcuno, sperando che altri popoli prendano le stesse strade per avere, appunto, un migliore “Domani”.
Nella prima parte osserviamo quello che accade in una città abbandonata dalla grande industria automobilistica come Detroit. Qui è nata una filiera del cibo, usando tutti gli spazi disponibili per far crescere quello che serve. L’agricoltura urbana così si affianca a quella per così dire tradizionale producendo cibo là dove la gente vive, avvicinando la sorgente all’utente ed evitando così che per nutrire un individuo un mezzo debba percorrere migliaia di chilometri. Le prospettive sono già ottime e si prevede di riuscire tra qualche anno a sfamare metà della popolazione della città.
A Todmorden, paese di 15 mila abitanti nello Yorkshire inglese, i cittadini sono andati oltre. Loro hanno pensato che l’orto non deve essere nascosto, ma deve diventare una specie di pubblicità del fatto che ciascuno può far crescere piante a casa propria. Così lungo le strade, nelle aiuole spartitraffico, nelle grandi vasche davanti a scuole, centrale di polizia e municipio, al posto di avere fiori e piccoli abeti, troviamo piante di lamponi, ciliegi, coltivazioni di carote, di carciofi, cespugli di ribes e quant’altro. A gestire tutto questo c’è la collettività, che può cogliere gratuitamente quello che serve. Certo, serve un senso civico e di appartenenza non indifferente. É l’esigenza a spingere tutti a collaborare. Il risultato? L’amministrazione politica ha messo a disposizione dei 200 mila abitanti del distretto tutte le proprie terre incolte per questo tipo di operazione.
In Normandia, nel nord della Francia, ci si è dedicati alla permacoltura, cercando di recuperare i metodi agricoli di una volta, facendo rendere gli appezzamenti molto più di quelli gestiti meccanicamente dalle grandi fattorie e dalle multinazionali. Il dibattito sulla resa dei terreni e sul modo di gestirli è estremamente interessante. E si parte dalla questione centrale: se un domani non avremo più la disponibilità attuale del petrolio, come faremo a far funzionare le macchine? A gestire le stalle automatizzate? A far lavorare i trattori? Dovremo destinare la maggior parte dei terreni coltivabili per produrre carburante e mangimi per animali, sottraendoli alla loro capacità di produrre cibo per noi?
Ecco allora che il tema si sposta verso due argomenti che sono al centro del dibattito: l’energia e i consumi. É vero, ne ho parlato decine e decine di volte, ma qui possiamo vedere alcune situazioni che lasciano davvero il cuore aperto ad una speranza.
Gli esempi ci arrivano dall’Islanda, del tutto autosufficiente nella produzione di energia elettrica, grazie a fonti rinnovabili, segnatamente quelle idroelettriche e geotermiche, ma anche dall’isola di Reunion, territorio francese nell’Oceano Indiano, dove il viaggio verso una situazione analoga sta procedendo alla grande. Ci sono altri stati che lo stanno facendo, tra questi voglio citare (anche se il film non lo fa) la Costa Rica. Questo tuttavia non è sufficiente, perché l’altro paradigma è “Consumare meno”, anche il petrolio. Così ecco l’esempio di Copenhagen, capoluogo danese, con 600 mila abitanti, il 70% dei quali non usa un’automobile, ma si muove a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Se pensate a quanto avviene da noi sembra una vera e propria pazzia! Credo sia chiaro di che tipo di risparmio stiamo parlando, non solo del petrolio, ma anche di inquinamento, polveri sottili e tutto il resto da cui le nostre città sono letteralmente invase. Cosa c’è dietro tutto questo? C’è prima di tutto la volontà di farlo, il che significa che la politica deve essere svincolata dai poteri industriali, bancari, di lobby di vario genere. Se questo non avviene significa semplicemente che non si vuole farlo. C’è un concetto nel film che è importante a questo riguardo: “Se aumentate le piste pedonali e ciclabili, cresceranno i pedoni e i ciclisti; se aumentate gli spazi di incontro la gente uscirà di più per socializzare.”
Insomma se date ai cittadini la possibilità di esserlo, saranno certamente più virtuosi.
Eccoci poi a San Francisco a visitare Recology, probabilmente il più grande centro di raccolta e smaltimento rifiuti del mondo. Questo è un tema a me molto caro; ne ho parlato una infinità di volte, sostenendo che se continuiamo a chiamare rifiuti quello che buttiamo via, non arriveremo mai ad una soluzione del problema. I materiali scartati sono risorse da avviare ad una nuova vita, ad essere rimessi nel circolo del mercato, da vendere alle industrie che li usino come materie prime, e, soprattutto, l’enorme quantità di umido raccolta diventa compost, un terreno fertilissimo a basso costo. La richiesta degli agricoltori della zona supera di molto la produzione del centro. San Francisco ha circa 900 mila abitanti. Il riciclo dei materiali usati da privati, commercio e aziende raggiunge l’80%. E stanno puntando ancora più in alto … da non credere.
Tutto questo porta ad una considerazione finale sul significato di “crescita indefinita”, che sta alla base di ogni discorso sullo sviluppo come ci viene raccontato. Ha senso parlare di una crescita indefinita, quando le risorse disponibili non lo sono e quando gli utilizzatori (cioè gli esseri umani) crescono, loro sì, con un ritmo spaventoso?
Per mantenere la società attuale dovremmo consumare di più, ma per limitare i danni collaterali dovremmo consumare di meno ed è evidente che le due cose non possono coesistere.
Ecco allora la conclusione: bisogna rivedere il nostro modello economico.
Tra gli esempi più clamorosi, presenti nel film, la moneta locale. Non si tratta di una follia portata avanti in qualche sperduto paesello o su un’isola semi-deserta. Città di ogni parte del mondo, dalla Svizzera alla Gran Bretagna agli Stati Uniti stanno sperimentando questa strada. Il filmato spiega come, perché e quali benefici per i cittadini se ne ricavano.
E poi in India, dove esiste un movimento che sta introducendo la dfemocrazia tra le caste, una cosa da fantascienza. Si chiude con un'analisi dell'istruzione in Finlandia, esperienza da cui chiunque (ma proprio chiunque) dovrebbe imparare.
Nel complesso si tratta di un gran bel documentario, che potete vedere diviso in cinque parti cliccando sull'immagine in alto.