Abbiamo letto le decisioni del governo prese nella recente riunione del 4 novembre scorso. Tra le tante approvazioni o disapprovazioni che faranno felici alcune categorie e scontenteranno altre, a noi interessa la chiusura dell’accelerazione per la concessione di autorizzazioni per costruire nuovi inceneritori nel nostro paese.
A leggere i resoconti sulla stampa quello che maggiormente emerge è che sembra che le decisioni (tutte le decisioni) vengano prese per tenere assieme una maggioranza ballerina invece che per garantire migliorie alla vita dei cittadini. Tanto per fare un esempio il Recovery plan (quello indispensabile per ottenere l’elargizione dei 200 e rotti miliardi dall’UE) è arrivato all’approvazione con quattro mesi di ritardo e avendo perso per strada pezzi importanti. Perché?
Perché a Tizio non va bene questo e a Caio non va bene quest’altro. E i cittadini? Loro contano davvero poco.
Tuttavia una buona notizia è arrivata ed è, come detto, l’archiviazione dell’idea di accelerare le autorizzazioni per nuovi inceneritori, causa perorata nelle scorse settimane perfino dal ministro per l’Ambiente (quello pomposamente chiamato “transizione ecologica”) Roberto Cingolani.
InceneritorePerché ce l’ho tanto con gli inceneritori?
In fondo – dicono – ci sono dappertutto. A Vienna non è lontano dal centro cittadino e a Copenhagen ha un tetto che ospita nientemeno che una pista da sci. È tutto vero, ma cerchiamo per un momento di ragionare con la nostra testa, invece che scimmiottare le idee degli altri. 
Cominciamo dai termini. In Italia, e solo in Italia, è stato inventato il termine “termovalorizzatore”, che induce a pensare che ci sia un guadagno (”valorizzatore”) energetico (“termo”) nell’uso di queste strutture. Questo dovrebbe significare che il rendimento di queste macchine è molto alto e che produrre energia bruciando rifiuti conviene.
È proprio così?
Proviamo a fare un esempio. Immaginiamo che il nostro inceneritore bruci una bottiglia di plastica.
Non fidatevi di chi dice che la plastica viene riciclata in grandi quantità. Semplicemente è una bugia. Nel mondo si fatica a recuperare il 15% di questi materiali. Se volete altri numeri, nell’oceano ci sono quasi 30 milioni di tonnellate di plastica, 300 sono i milioni prodotti ogni anno, dei quali solo 45 vengono riciclati, il resto finisce in discarica o nel forno degli inceneritori.
Ma torniamo alla nostra bottiglia. Immaginiamo di assegnare un valore 100 all’energia che questa bottiglia di plastica è costata (per l’estrazione dei materiali, la lavorazione, la commercializzazione, la pubblicità, il trasporto e così via). Ora noi la bruciamo e ricaviamo, per essere davvero molto generosi, 15 unità di energia. Questo significa che ne abbiamo perse 85, ma non è tutto, perché adesso quella bottiglia non c’è più e, secondo le leggi del mercato, bisognerà costruirne un’altra, ripetendo tutto il percorso di quella precedente e quindi spendendo 100 unità di energia. Adesso siamo nella stessa situazione di prima.
Abbiamo speso 200 e ricavato 15.Inceneritore
Mi spiegate dove diavolo sta la convenienza energetica di questo processo?
Purtroppo le conseguenze nell’uso degli inceneritori non finisce qui.
Prima di passare al secondo punto voglio aggiungere che non entro nel merito di cosa la combustione produce, essendo convinto che un inceneritore non inquina più di una fonderia o dell’autostrada che passa vicino alla mia città. Certo ci sono le ceneri tossiche da mandare al sicuro da qualche parte (pagando una tariffa per chilogrammo), ci sono le polveri (quelle sottili soprattutto) prodotte. Ma non mi sembra che questo faccia dell’inceneritore il killer della società. Insomma c’è di peggio (quanto meno altre attività che pareggiano il conto).
Ci sono anche le spese per la costruzione e la gestione. tanto per dare un numero l'inceneritore di Acerra (Napoli) è costato a suo tempo 400 milioni di euro. La sola terza linea di quello di Padova una decina di anni fa è costata 100 milioni. E poi ci sono le spese per conservare le polveri, per la gestione dell'impianto e così via. Le società per azioni che gestiscono i rifiuti sono generalmente di proprietà dei comuni (ad esempio Padova detiene circa il 5% delle azioni di Hera). Dove raccoglieranno i soldi? Che bella domanda!
Il secondo punto riguarda l’aspetto climatico. Noi sappiamo che l’immissione di gas serra in atmosfera è legato alla produzione in generale. Significa che tutte le fasi di questo percorso hanno la loro influenza. Dunque occorre rivedere il tipo di economia che è stata utilizzata finora, quella cosiddetta lineare, che termina con la distruzione delle materie prime. È chiaro che bruciando queste materie prime, si dovrà estrarne (o fabbricarne) altre dando così un impulso al cambiamento climatico attraverso l’immissione in atmosfera di gas come la CO2.
Non credo serva altro per capire che l’inceneritore è semplicemente uno strumento di quella economia che ha portato la razza umana a temere di non avere in futuro (un futuro non molto lontano) un ambiente nel quale vivere serenamente la propria vita.